Intervista a Emiliana Cantone: “Con i Mr. Hyde c’è amicizia e stima, ad aprile esce il nuovo singolo”. Su Sal Da Vinci: “Il neomelodico napoletano vive da sempre il pregiudizio”.
A oltre vent’anni dal suo debutto, Emiliana Cantone continua a essere uno dei volti più riconoscibili della scena neomelodica napoletana. Tra nuova musica, concerti e un rapporto diretto con il pubblico che da sempre caratterizza il suo percorso artistico, la cantante guarda al 2026 con nuovi progetti e tanta energia. A metà febbraio ha pubblicato il singolo “Puorteme Luntano”, realizzato insieme ai Mr. Hyde: una collaborazione che nasce da un’amicizia artistica consolidata nel tempo. “Non è la prima collaborazione che faccio con loro – racconta – in realtà è la riproposizione di un loro brano con la mia voce.

Lo abbiamo fatto per arricchire il nostro repertorio, perché spesso ci troviamo a fare concerti insieme”. Il brano, accompagnato da un video ufficiale pubblicato su YouTube, anticipa anche un nuovo inedito su cui i due progetti stanno lavorando da mesi e che potrebbe arrivare nei prossimi mesi. Nel frattempo sono già aperte le prenotazioni per i suoi live, eventi e cerimonie del 2026, organizzati dal suo storico manager Enzo De Falco. Cantone continua infatti a mantenere un legame fortissimo con il pubblico, tra concerti nei teatri e nelle piazze del Sud Italia. Dopo il successo dell’estate 2025 – che l’ha vista protagonista davanti a migliaia di persone in diverse piazze campane – l’artista è pronta a tornare sul palco con un nuovo tour che toccherà anche città come Bari, Napoli, Catania e Palermo.
In questa intervista Emiliana Cantone racconta i suoi nuovi progetti musicali, il rapporto speciale con i fan e riflette anche sui pregiudizi che ancora oggi accompagnano la musica neomelodica napoletana, un mondo che – come sottolinea – “vive soprattutto grazie al contatto diretto con la gente”.

A febbraio è uscito il singolo Puorteme Luntano, insieme a Mr. Hyde. Com’è nata questa collaborazione e qual è il messaggio che volete trasmettere?
Non è la prima collaborazione che faccio con i Mr. Hyde. Tant’è vero che questo, più che un singolo vero e proprio, è la riproposizione di uno dei loro pezzi con la mia voce. Quindi è una cover e l’abbiamo fatto per arricchire il nostro repertorio, perché ci troviamo spesso a fare concerti insieme. Spesso ci ingaggiano per uno spettacolo unico, che ovviamente è un po’ più lungo, e lo facciamo insieme perché abbiamo già inciso quattro canzoni in collaborazione.
Avete in programma altri brani?
Stiamo preparando anche un nostro inedito. Ci stiamo lavorando da mesi e dovrebbe uscire ai primi di aprile, se tutto va bene. Quello sarà un pezzo originale e quindi, per l’ennesima volta, ci uniremo in musica. Per quanto riguarda il messaggio, non solo di questa canzone ma in generale delle nostre collaborazioni, parliamo sempre di amore, quindi di sentimento. Anzi, ti dirò di più: abbiamo sempre raccontato storie positive. Per noi l’amore è davvero il motore della vita, quindi scegliamo una chiave leggera rispetto a pezzi che parlano di storie finite o incomprensioni. Questo è un bene, perché inevitabilmente le nostre collaborazioni mettono di buon umore anche noi. Il messaggio che vogliamo far passare è proprio questo: oltre alla musica c’è un’amicizia decennale che ci unisce. C’è stima, affetto, tanta amicizia, c’è un’affinità caratteriale con tutto l’entourage. Stiamo bene insieme, siamo molto amici e questo si riflette anche nel lavoro.

Solo singoli, nessun album?
No, per ora no. Per il momento ci sarà il singolo con i Mr. Hyde che è già in programma, poi penso di fare anche un inedito mio da sola. Anche perché ad aprile scorso ho azzardato a fare un disco, un po’ controcorrente rispetto ai tempi di oggi. Quindi adesso lavorerò con i singoli. Poi vedremo come si metteranno le cose, ma per il momento sto lavorando così.
Però ci sono già i biglietti per i tuoi live del 2026. Che spettacolo sarà?
Considera che fortunatamente ho una bellissima fan base. C’è il mio fan club, che sono fan fedelissimi e mi seguono ovunque. Appena c’è una data pubblica, per esempio una festa della donna o un capodanno, loro cercano sempre di esserci. Quest’anno abbiamo scelto di fare un tour teatrale che tocchi alcune tappe principali del Sud Italia. Partiamo il 20 marzo a Bari, il 27 a Napoli, il 20 aprile a Catania e il 21 aprile a Palermo. Ovviamente però, da qui fino a ottobre, ci saranno anche tutti quei concerti in piazza, quindi abbracceremo tutta la Campania.
I concerti nei teatri sono diversi, perché c’è più possibilità di arricchire il repertorio e la scaletta. Possiamo fare anche brani un po’ più vecchi per i fan più fedeli e ricordare qualche pezzo dell’ultimo album che magari non è diventato virale. Perché, ovviamente, in un album emergono sempre uno o due pezzi, spesso quelli più leggeri. In questi spettacoli invece daremo spazio anche a brani più profondi. E sicuramente avere un pubblico che ha scelto di comprare un biglietto per venirmi a sentire significa avere davanti persone felici di ascoltare anche pezzi più importanti.

Tra i vari live che hai fatto ce n’è stato uno in particolare molto importante: quello in cui hai celebrato i vent’anni di carriera con un concerto sold out al Palapartenope. Com’è stato?
Sicuramente già il luogo è importantissimo. Il Palapartenope è un posto simbolico, perché lì si sono esibiti i più grandi artisti napoletani, italiani e internazionali. Nel nostro piccolo è un po’ il corrispettivo dell’Arena di Verona. È stata una serata importante anche per la capienza. Noi siamo abituati a fare tantissimi concerti, soprattutto nei 4-5 mesi tra estate e autunno. Però organizzare concerti così grandi è difficile, sia dal punto di vista organizzativo sia perché magari le persone scelgono di non pagare il biglietto sapendo che possono vederti nei concerti in piazza, che sono offerti dai comuni o dalle regioni. Quindi può essere anche un’arma a doppio taglio. Fortunatamente per me è stato un concerto di successo: abbiamo fatto sold out e in realtà abbiamo anche superato le aspettative.
È stato importante perché celebrava i miei anni di carriera, quindi è stata proprio una festa con i fan che nel tempo sono diventati anche conoscenti e amici. Ma è stato anche un modo per sentirmi un po’ più “diva”, nel senso positivo del termine. In un concerto così grande abbiamo osato di più: scenografie importanti, abiti di scena più particolari. Di solito scegliamo outfit che vadano bene anche per una cerimonia o un concerto in piazza, mentre lì abbiamo potuto spingerci un po’ oltre. È stato davvero un modo per sentirmi più grande, più importante, e la gente ha apprezzato tantissimo. Infatti mi chiedono spesso di fare concerti simili. Nel mio piccolo, con questi concerti teatrali cercheremo comunque di portare uno spettacolo più lungo e più articolato.
La musica napoletana è riconosciuta in tutta Italia e anche nel mondo. Ma dopo la vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo ci sono stati molti pregiudizi legati alle sue origini artistiche. Secondo te, che lo vivi sulla pelle, esiste ancora un pregiudizio verso chi viene dalla scena neomelodica napoletana?
Purtroppo sì. È un pregiudizio che noi viviamo da sempre e che io vivo ancora oggi, giorno dopo giorno. In passato gli artisti napoletani erano semplicemente artisti. Non si facevano tante distinzioni. Se penso a Peppino Di Capri o Massimo Ranieri, nessuno sottolineava continuamente da dove venivano o che genere facessero. Oggi i tempi sono cambiati. Posso anche dire che, in alcuni casi, il livello si è abbassato negli ultimi anni. Ma questo succede anche perché le case discografiche permettono a chiunque di provarci. Poi ovviamente è sempre il pubblico che decide. Secondo me il pregiudizio nasce anche da questo: dal fatto che l’ambiente sia diventato accessibile a tutti, senza guardare sempre al talento reale. Allo stesso tempo però è vero che a Napoli c’è un’energia particolare: tutto diventa amplificato, nel bene e nel male. Anche una cosa negativa può diventare virale.

Alcuni contenuti alimentano gli stereotipi…
Esatto. Alcuni personaggi esasperano volutamente certi aspetti, anche per arrivare a un pubblico più ampio. Oggi il successo lo ottieni o perché sei un grandissimo artista oppure, purtroppo, perché diventi famoso per qualche sciocchezza. A volte si dà spazio a personaggi che diventano virali, quando magari si potrebbe dare la stessa opportunità a un artista emergente davvero talentuoso. Io ricordo che più di una volta dei produttori nazionali hanno mostrato interesse per me. Uno in particolare mi disse: “Mi piaci molto, sei perfetta anche come personaggio italiano”. Però mi disse anche che il mio “storico” poteva penalizzarmi.
In riferimento al genere neomelodico?
Il fatto di cantare in napoletano o di fare le cerimonie. Nella testa di molti, matrimoni e comunioni vengono visti quasi come una cosa minore. Ma in realtà è semplicemente la nostra gavetta. È un po’ come i karaoke nei bar: si inizia così e poi si cresce. Solo che a Napoli questa cultura è molto più forte e diretta. Il pubblico ha la possibilità di chiamare il proprio artista preferito e farlo cantare a una festa. Io lo vedo come qualcosa di bellissimo: crea un rapporto diretto con la gente.
E infatti questo ti ha permesso di costruire anche un legame affettivo con il pubblico.
Assolutamente sì. Perché poi ci seguono sui social, ci incontrano per strada. A Napoli puoi incontrarmi mentre faccio la spesa o mentre compro gli abiti per il concerto della sera. Questa vicinanza secondo me è una marcia in più degli artisti napoletani. Abbiamo un rapporto diretto con il pubblico che altrove è più distante. E anche se a volte devo adattare il mio repertorio al mercato che ho, continuo comunque a fare canzoni in italiano o in spagnolo. Magari non sono quelle che il mio pubblico chiede di più, ma mi hanno aiutato a posizionarmi artisticamente e a essere stimata anche in contesti diversi. una mia festa trovi anche la persona altolocata che ascolta la mia musica.

Mi chiamano a cantare alle feste di laurea, oppure alla comunione della figlia di un operaio che decide di fare un regalo diverso. Magari invece di regalare un monopattino elettrico sceglie di chiamare un artista napoletano. Perché economicamente è una cosa possibile. C’è la possibilità di farlo davvero. Ti ripeto: io vorrei avere Marco Mengoni a cantare, ma ovviamente non viene. Se Mengoni costasse 100.000 euro a serata, probabilmente farebbe più matrimoni di me a Napoli. Capisci cosa voglio dire? Il punto è che spesso da fuori non riescono a capire questo tipo di cultura. Ma io posso dirti che ho cantato tantissime volte a feste e matrimoni in cui ho incontrato artisti nazionali e internazionali. È una cosa molto più normale di quanto si pensi. Spesso è solo un pregiudizio.
Quindi non hai mai dei ripensamenti sul tuo percorso?
Se canti a matrimoni, inaugurazioni o eventi pubblici gratuiti, diventi troppo raggiungibile. E quindi, secondo questa logica, la gente poi è meno invogliata a pagare un biglietto per un tuo concerto. Da un lato capisco anche questo ragionamento. Però io sono una persona che ha costruito una carriera lunga, fatta di sacrifici e di investimenti personali. Ho anche ricevuto proposte importanti, ma spesso mi è stato chiesto di cambiare completamente percorso.
E a volte non me la sono sentita. Anche per una questione economica: oggi le major non investono più sugli artisti, investono su una singola canzone. Se funziona bene, si continua; se non funziona, si passa subito a un’altra. Io non posso rischiare una carriera di 24 anni costruita con tanti sacrifici. Per questo continuo a fare anche le cerimonie: sono una garanzia economica e anche di popolarità. Ovviamente nel mio piccolo faccio delle scelte: alcune cose non le faccio, anche se potrei farle.

































