Applausi fuori tempo massimo: la Filarmonica al Teatro Regio di Torino
La serata della Filarmonica del Teatro Regio di Torino, guidata da Reinhard Goebel, ha trasformato il classicismo in un racconto vivido, ironico e sorprendentemente teatrale.

Il programma accostava la tormentata Fantasia in do minore KV 475 di Wolfgang Amadeus Mozart, la celebre Sinfonia degli addii di Franz Joseph Haydn e la rarissima Sinfonia op. 33 di Anton Eberl.
La Fantasia mozartiana, restituita con raffinata trasparenza, è emersa come una pagina inquieta e quasi preromantica, scolpita da Goebel con gesto asciutto e lucidissimo.
Alla conclusione del primo brano, il pubblico è rimasto paralizzato in un silenzio glaciale, come se nessuno osasse spezzare quell’ultima sospensione armonica.
Gli applausi per la Filarmonica del Teatro Regio di Torino

È bastato però un cenno sorridente del direttore perché la sala si liberasse improvvisamente in un enorme scroscio d’applausi, fragoroso quanto tardivo e irresistibilmente umano.
L’equivoco si è ripresentato durante Haydn, quando parte del pubblico ha applaudito convintamente già dopo il primo movimento, trascinando altri spettatori nell’incertezza generale.
Goebel ha accolto tutto con ironica eleganza, quasi divertito dall’ingenuità della platea, trasformando quella piccola défaillance collettiva in un episodio deliziosamente musicale.
Nella Sinfonia degli addii, gli archi hanno mantenuto tensione febbrile e leggerezza teatrale, preparando magnificamente il celebre finale della progressiva sparizione orchestrale.
Simpatica e perfettamente eseguita la dipartita dei professori d’orchestra, dileguatisi lentamente dal palco uno dopo l’altro, tra sorrisi trattenuti e attenzione divertita della sala.
Il terzo brano, la Sinfonia op. 33 di Eberl, ha sorpreso per brillantezza inventiva, energia ritmica e scrittura orchestrale già proiettata verso il primo romanticismo.
Goebel ne ha esaltato i contrasti dinamici e la vivacità teatrale, restituendo piena dignità a un autore raramente eseguito ma tutt’altro che marginale nella Vienna del suo tempo.

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