Mother Mary recensione: un viaggio visivo e musicale affascinante, forse troppo ambizioso
Con Mother Mary, David Lowery porta sullo schermo un’opera difficile da interpretare fino in fondo. Più che raccontare una storia lineare, il film sembra voler trascinare lo spettatore dentro un’esperienza emotiva e sensoriale fatta di musica, immagini e simbolismi. Nella mia recensione di Mother Mary, la sensazione predominante è stata quella di trovarmi davanti a un progetto estremamente ambizioso, capace di colpire sul piano visivo ma non sempre altrettanto efficace nel raccontare la propria profondità.
La trama di Mother Mary
Il film segue Mother Mary, celebre popstar pronta a tornare sulle scene dopo un periodo lontano dai riflettori. Alla vigilia del grande rientro, decide di riallacciare i rapporti con Sam, ex migliore amica e costumista diventata ormai una stilista affermata. Il loro incontro riporta a galla emozioni mai davvero superate, tensioni irrisolte e un legame che il film racconta in modo intenso, ambiguo e spesso doloroso.
Più che concentrarsi sugli eventi, però, Mother Mary lavora continuamente sulle emozioni e sulle sensazioni delle protagoniste, costruendo un rapporto che oscilla tra attrazione, rabbia, dipendenza emotiva e bisogno reciproco.

La fotografia e le musiche sono il vero punto di forza
L’aspetto che mi ha colpito maggiormente durante la visione è stato senza dubbio il comparto tecnico. La fotografia, i colori e le scenografie sono impressionanti e trasformano molte sequenze in immagini quasi ipnotiche. Ogni inquadratura sembra studiata nei minimi dettagli e contribuisce a creare un’atmosfera elegante, teatrale e a tratti surreale.
Anche le musiche originali firmate da Charli XCX, FKA twigs e Jack Antonoff hanno un ruolo fondamentale. Le scene musicali e le performance sul palco sono probabilmente i momenti più coinvolgenti del film e riescono davvero a trasmettere l’idea di una popstar iconica, quasi irraggiungibile.
In alcuni momenti ho avuto persino la sensazione di assistere più a un’esperienza visiva e musicale che a una narrazione tradizionale.

Anne Hathaway e Michaela Coel dominano il film
Dal punto di vista delle interpretazioni, Anne Hathaway offre una prova molto intensa e teatrale, mettendo completamente sé stessa al servizio del personaggio. Tuttavia, la vera sorpresa del film per me è stata Michaela Coel.
Il suo personaggio è più freddo, controllato e misterioso, ma riesce spesso a dominare la scena con pochi sguardi e dialoghi molto taglienti. La chimica tra le due protagoniste è probabilmente il cuore emotivo di Mother Mary e regge gran parte del peso del film.
Mother Mary è un film affascinante ma dispersivo
Allo stesso tempo, però, Mother Mary è anche un film che rischia spesso di perdersi nella propria ambizione. La trama è volutamente complessa e piena di simbolismi, ma in diversi momenti ho avuto la sensazione che il film cercasse continuamente di apparire più profondo di quanto riuscisse realmente a comunicare.

Alcuni dialoghi risultano molto filosofici e astratti, mentre il ritmo estremamente lento rende la visione non sempre immediata. Ci sono scene visivamente straordinarie che restano impresse, ma anche momenti in cui la narrazione sembra quasi bloccarsi e girare su sé stessa.
È uno di quei film che probabilmente divideranno il pubblico: alcuni lo considereranno un’esperienza artistica magnetica e originale, altri lo troveranno troppo pretenzioso e dispersivo.
La recensione di Mother Mary
Personalmente sono uscito dalla sala più affascinato dall’atmosfera del film che dalla sua trama vera e propria. Non tutto funziona davvero, ma Mother Mary ha comunque il merito di provare a essere qualcosa di diverso dal solito cinema mainstream.
Non è un film semplice né immediato, ma è una di quelle opere destinate a far discutere: c’è chi si lascerà travolgere dalla sua estetica e dalle sue emozioni e chi invece faticherà a entrare davvero nel suo mondo.

















