Mostra di Mario Convertino, progettista dell’immaginario.
Sono stata alla mostra di Mario Convertino alla Fabbrica del Vapore a Milano (LINK) e mi ha colpito tantissimo. Vedere i suoi lavori dal vivo è un’altra cosa: sono moderni, forti, riconoscibilissimi.

Mi sono resa conto, di quanto il suo lavoro abbia segnato un’epoca e di quanto fosse avanti nei linguaggi visivi. Ogni copertina, ogni manifesto ha un dettaglio che ti cattura e ti fa capire quanto la sua grafica abbia influenzato la musica e l’immaginario di quegli anni. Un’eredità che continua a a parlare anche oggi, mostrando quanto il suo linguaggio visivo sia rimasto attuale e capace di influenzare nuove generazioni di creativi.
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Un percorso tra menoria e immaginario

Mentre camminavo per la sala ho visto anche un video dove Jo Squillo e altre persone lo ricordavano: sentirli parlare mi ha fatto capire ancora di più quanto fosse amato, non solo come artista ma anche come persona. È stato un momento che ha completato davvero l’esperienza, perché aggiunge quella parte umana che nelle opere non vedi ma che senti nelle parole di chi lo ha conosciuto. La mostra non è nostalgica: mette insieme passato e presente, analogico e digitale. È una mostra semplice da seguire, ma davvero potente.
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Patrizia Convertino nella mostra di Mario Convertino

Ho conosciuto Patrizia Convertino e mi ha colpito subito. Porta avanti il lavoro e la memoria di Mario con una passione incredibile. È brillante, energica, molto alla mano. Parlarle è stato bello perché mi ha spiegato tutto in modo semplice e diretto. Mi ha fatto notare dettagli che da sola non avrei visto e mi ha aiutata a capire ancora meglio quanto Mario fosse avanti. La sua energia e il suo modo di raccontare ti coinvolgono subito.

Mi è rimasta impressa per la naturalezza con cui riesce a trasmettere tutto questo. Una sensibilità che emerge in ogni suo racconto e che rende ancora più chiaro il lavoro di Mario, capace di lasciare un segno profondo e duraturo.
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