“Tra luce e dolore: il barocco vivo dell’Accademia Bizantina”
La serata di martedì 21 aprile all’Auditorium Giovanni Agnelli si è imposta come un viaggio raffinato e profondamente coerente nel cuore del repertorio barocco. L’Accademia Bizantina, guidata da Ottavio Dantone, ha offerto un concerto capace di coniugare rigore filologico e intensità espressiva, restituendo alla musica del Settecento una sorprendente attualità.
La prima parte, dedicata ai concerti grossi di Corelli, Geminiani e Händel, ha messo in evidenza l’equilibrio magistrale tra concertino e ripieno.
La direzione essenziale di Ottavio Dantone
La direzione di Dantone, essenziale e precisa, ha privilegiato la trasparenza delle linee e la chiarezza del discorso musicale, evitando ogni eccesso retorico. Ne è emersa una lettura elegante, mai fredda, capace di valorizzare la vitalità ritmica e la varietà degli affetti tipici di questo repertorio.
Particolarmente riuscito il passaggio alla seconda parte del programma, con il Concerto per violino in si bemolle maggiore di Pergolesi. Alessandro Tampieri, in veste di solista, ha saputo coniugare virtuosismo e cantabilità, offrendo un’interpretazione misurata ma ricca di sfumature, che ben evidenziava la transizione verso lo stile galante.
Lo Stabat di Mater di Pergolesi
Il momento più intenso della serata è stato senza dubbio lo Stabat Mater di Pergolesi. Qui la tensione emotiva si è fatta palpabile, sostenuta da un accompagnamento orchestrale sobrio e attentissimo al respiro delle voci. Il soprano Suzanne Jerosme e il contralto Delphine Galou hanno dato vita a un dialogo espressivo di grande equilibrio: la prima luminosa e penetrante, la seconda calda e avvolgente. Insieme hanno costruito un percorso emotivo che, senza mai indulgere nel sentimentalismo, ha restituito tutta la profondità del dolore e della spiritualità insiti nella partitura.
Il pubblico, visibilmente coinvolto, ha premiato l’ensemble con applausi convinti e prolungati. Un concerto che conferma l’Accademia Bizantina come una delle realtà più autorevoli nel panorama della musica antica, capace di rinnovare ogni volta il fascino di un repertorio senza tempo.

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