LO STRANO CASO DI “END OF BEGINNING”
Ci sono canzoni che nascono già illuminate, destinate a diventare immediatamente qualcosa di grande. E poi ci sono quelle che restano in disparte, come se scegliessero di non farsi notare subito. Non per mancanza di valore, ma per una forma sottile di pudore emotivo. Djo -End of Beginning di Joe Keery — il volto, o forse il riflesso più umano, dietro Steve Harrington nella serie Stranger Things — appartiene esattamente a questa seconda categoria.
Uscita nel 2022, all’interno dell’album Decide, la canzone non si è imposta subito. È rimasta ai margini, quasi in ascolto, come se aspettasse che il mondo le somigliasse abbastanza da poter essere capita. E questa è la sua prima verità: alcune canzoni non arrivano tardi. Arrivano quando diventiamo capaci di sentirle.

Il tempo giusto esiste (anche quando non sembra)
Nel 2024 qualcosa cambia nel modo più silenzioso e più potente possibile. End of Beginning comincia a circolare su TikTok, ma non è stata una moda. È stato un riconoscimento collettivo. Poi l’eco si amplifica con l’ultima stagione di Stranger Things, e a quel punto tutto trova una forma precisa. La serie, da sempre costruita sul passaggio — dall’infanzia all’età adulta, dall’innocenza alla consapevolezza — incontra una canzone che racconta esattamente la stessa soglia emotiva. Non accompagna una scena. Accompagna una presa di coscienza. Quella che arriva quando capisci che qualcosa è finito, ma non riesci ancora a lasciarlo andare davvero.
I numeri e ciò che non riescono a dire
Oltre 2 miliardi di stream su Spotify, vetta delle classifiche globali, milioni di contenuti generati spontaneamente. Numeri che impressionano, certo. Ma che, da soli, non bastano a spiegare l’impatto. Perché qui non si tratta solo di successo. Si tratta di identificazione. Ogni ascolto è un momento privato. Ogni condivisione è un gesto intimo reso pubblico. End of Beginning (Djo) non è diventata grande perché tutti la ascoltano.
È diventata grande perché, ascoltandola, ognuno sentiva qualcosa di estremamente personale. Una nostalgia che non riguarda il passato lontano, ma qualcosa che sta finendo adesso, sotto i nostri occhi.
Steve Harrington: la misura silenziosa del cambiamento
Parlare di questa canzone significa inevitabilmente passare da Steve Harrington. Non perché sia necessario, ma perché è naturale. Steve è uno di quei personaggi che crescono senza dichiararlo. La sua evoluzione non è mai spettacolare, e proprio per questo è credibile. È fatta di errori, tentativi, ritorni.
È fatta di tempo. E Joe Keery porta nella musica la stessa qualità: una sensibilità trattenuta, mai esibita. “End of Beginning” non cerca di colpire. Rimane. E nel rimanere, lentamente, scava. Fino a diventare familiare, come quei pensieri che non riesci a mettere a fuoco ma che, in qualche modo, ti appartengono da sempre.

Djo: dal racconto al presente (il tour, l’Italia, il nuovo inizio)
Dietro il nome Djo non c’è un alter ego costruito, ma una continuità. Joe Keery non si allontana da ciò che è stato: lo trasforma in qualcosa di vivo, di presente. E questo passaggio trova la sua forma più concreta nel tour estivo 2026.
Ad agosto, l’Italia diventa una delle tappe più attese:
- 24 agosto – Roma
- 25 agosto – Milano
Due date che non sono semplici concerti, ma momenti di passaggio. Perché ascoltare “End of Beginning” dal vivo significa entrare in una dimensione diversa: non più individuale, ma condivisa. E proprio in questo momento di rinnovata attenzione, Djo accompagna il tour con un nuovo progetto discografico, un album che segna un’evoluzione sonora e personale. Il suo terzo LP intitolato The Crux. Non una rottura con il passato, ma un suo naturale proseguimento, verso sonorità stratificate ispirate al pop anni ’60 e ’70.
Come se tutto, ancora una volta, seguisse la stessa logica della canzone che lo ha riportato al centro: non una fine netta, ma un continuo ridefinirsi.
Stranger Things: un luogo che continua a esistere
Alla fine, ogni discorso torna inevitabilmente a Stranger Things. Non come semplice prodotto narrativo, ma come spazio emotivo condiviso. Hawkins è diventata, nel tempo, qualcosa di più di un’ambientazione: è una memoria comune, una fase della vita che, anche quando finisce, continua a esistere dentro chi l’ha vissuta.
Un posto emotivo dove tornare quando qualcosa dentro si muove troppo. E “End of Beginning” si inserisce perfettamente in questo spazio, non descrivendo ciò che accade, ma ciò che resta. Le tracce invisibili delle cose. Le versioni di noi che non siamo più.
Il vero “strano caso” non è il ritardo…
È il tempismo perfetto. “End of Beginning” non ha inseguito il successo. Ha aspettato che fossimo noi a raggiungerla. E quando è successo, non c’è stato bisogno di spiegare nulla. Perché tutti, almeno una volta, ci siamo trovati in quel punto sospeso — tra ciò che eravamo e ciò che stiamo diventando.
E allora forse è questo che resta, alla fine di tutto: non una canzone, non una serie, non un momento preciso. Ma la sensazione di aver attraversato qualcosa. E di portarselo dentro, con una dolcezza che fa quasi male.
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Su eBay: Djo - Decide
- Format: Schallplatte
- Plattenzustand: (M) Mint
- Inlay-Zustand: (M) Mint
- Anno produzione: 0
- Durata: 0
- Numero Supporti: 1
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