Intervista a Enio Nicolini: il talentuoso bassista abruzzese ci parla del suo ultimo album UMA Bot4 – 2 Parte
Parlaci un po’ dell’esperienza che hai vissuto con gli Unreal Terror.
Enio Nicolini: Gli Unreal Terror appartengono al periodo d’oro del metallo italiano 1985-1989, con due album, Heavy & Dangerous del 1985 e Hard Incursion del 1986, oltre alla compilation europea Rock Meets Metal del 1987. All’epoca in Italia c’era un fermento pazzesco, con tanti gruppi che venivano alla ribalta, iniziavano i primi concerti, i festival — mitici quelli di Certaldo e Parco Prandina — era il periodo delle prime radio con programmi metal, la mitica Radio Peter Flowers di Marco Garavelli, poi nascevano le fanzine, alcune ciclostilate o fotocopiate, le prime riviste, la mitica Rockerilla, la prima a parlare di metallo italiano in due paginette, del guru Beppe Riva, poi HM, Metal Shock, Flash, Psycho ecc…

Il mitico negozio di dischi di Milano, Mariposa, ritrovo dei metallari del nord Italia, Best Record o Revolver a Roma — nella mia città c’era La Rana, che fu sponsor del primo disco — ecc. Ci sarebbe da scrivere un libro su questo mondo in evoluzione e noi Unreal Terror eravamo dentro questo fermento al 100%. Avevamo anche una base oltre che a Pescara anche a Milano, il nostro vocalist Luciano Palermi aveva lì un appartamento, oltre che a Roma dove avevo tanti amici, ho fatto lì l’università. Questo ci permise di essere abbastanza presenti… e poi parliamo della nostra giovinezza! Comunque l’anagrafica non frena oggi la voglia di fare, che è ancora tanta!
Veniamo alla tua ultima uscita: Uma Bot 4. Ho letto alcune dichiarazioni nelle quali affermi che si tratta di una delle tue opere più importanti in assoluto. Qual è stata la genesi di questo album? Sei soddisfatto di come sta andando?
Dal 2019 a oggi ci sono stati due miei lavori fondamentali: la Trilogia Otron, conclusasi nel 2025, e poi Uma Bot4 del 2026. La trilogia comprende tre dischi che hanno una consequenzialità logica, diventando una saga. Si parla di un viaggio in un mondo sci-fi che parte con il primo disco di colore blu, Cyberstorm, per esplorare questo mondo del futuro; nel secondo, di colore verde, Hellish Mechanism, si descrivono le distopie incontrate e nel terzo, di colore rosso, Suitcase Man, si cercano le vie di fuga. L’opera è contenuta anche in un raccoglitore con i tre CD ed è previsto anche un cofanetto nel prossimo futuro. Ci tenevo a citare questo mio lavoro che considero una tappa importante della mia carriera.

Poi il mio interesse per la tecnologia che avanza in maniera ultra rapida mi ha portato a interessarmi di IA e ad approfondirne gli aspetti. Ho fatto ricerche, letture e ho partecipato ad alcuni convegni. Questo mi ha portato a scrivere un EP di cinque brani e intitolarlo UMA-Bot4, nome immaginario di un umanoide, che il 10 aprile di quest’anno, il 2026, è uscito, con il moniker Enio Nicolini, su tutti i digital store. È stato realizzato anche in formato fisico CD e vinile, in stampa. Questo lavoro vuole solo far riflettere sulla necessità di inserire regole ed etica sull’uso dell’IA per il bene dell’uomo.
Sono cinque brani eseguiti sempre con la stessa modalità: basso, batteria, elettronica e voce. Ci tengo a citare i miei compagni di viaggio: Maurizio Bidoli dei Fingernails alla voce, Former Lee Warmer all’elettronica e Luca Nicolucci dei Mind Control alla batteria programmata. UMA-Bot4 mi sta dando tantissime soddisfazioni per i riscontri della critica e soprattutto leggere che il lavoro è molto originale e, fino a ora, unico nel parlare di IA. Questo mi inorgoglisce e mi sprona a lavorare ancora!

Che progetti hai per il futuro? Sono sicuro che sei già al lavoro su qualcosa di nuovo…
Sì, ho scritto un nuovo EP di cinque brani che uscirà nel 2027, sarà un disco commemorativo con brani miei inediti, dedicato al mio fratello in musica Mario “The Black” Di Donato, scomparso il 16/12/2024.
La sperimentazione ha sempre fatto parte del tuo processo creativo. Come avviene oggi la composizione dei brani che inserisci nei tuoi album?
Lo sperimentare soluzioni alternative fa parte della mia personalità e della voglia di allargare i confini, fin da piccolo avvertivo queste esigenze. Ovviamente questo essere un po’ diverso non porta follower o attenzione su larga scala da parte dei media. Personalmente ho scelto questa strada non per arrivare al successo su larga scala e accaparrare proseliti, ma per dare al nostro mondo musicale un prodotto sincero che possa piacere o meno.
Per la composizione dei miei lavori dipende: a volte parto da un testo, altre volte scrivo delle melodie usando esclusivamente il mio basso in modalità power chord. Registro provini dove inserisco subito una batteria programmata per elaborare meglio il prodotto.

Parliamo dell’Enio bassista. Hai tenuto diversi seminari online sulla tua tecnica. Insegni anche regolarmente in qualche scuola? Parlaci della tua tecnica dei power chord. Questo approccio ha tratto qualche ispirazione dalla scuola di bassisti come Lemmy Kilmister?
L’uso dei bicordi, i power chord, nelle mie composizioni è fondamentale. Con essi riesco a creare soluzioni melodiche in alternativa alle chitarre. Non sono per me solo un momento decorativo in un brano, come spesso accade nel mondo accademico, ma sono la costruzione di esso. In sala di registrazione registro due linee di bicordi, una a destra e una a sinistra, mentre al centro registro una linea di basso lineare. Questo mi consente di avere un corpo massiccio di suono, ovviamente usando anche dell’effettistica.
Non insegno in nessuna scuola, ma vista la precarietà dell’andare live, che è il mio habitat ideale, porto la mia tecnica illustrandola e suonando i miei brani, così faccio anche promozione, in luoghi idonei come scuole Lizard, festival, negozi di dischi ecc. Dopo le mie masterclass rilascio sempre, gratuitamente, degli attestati di partecipazione, per me molto belli.
L’approccio all’uso dei power chord non saprei dirti da dove nasce di preciso, magari è fra i miei idoli, che partono da Jaco Pastorius e arrivano a Geddy Lee, dove trovo anche Lemmy Kilmister e i suoi Motörhead, di cui sono un grande fan.

Siamo giunti alla fine dell’intervista. Ti ringrazio per questa bella chiacchierata a nome della redazione e dei nostri lettori.
Grazie a te Diego per avermi ospitato nelle pagine di Backdigit e a tutti quelli che stanno leggendo o leggeranno questa intervista. A ognuno di loro dico: Keep on Metal, guys! Enio.
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