Arianna De Lucrezia, l’intervista alla giovane e talentuosa musicista romana che collabora con Al Bano, Ian Anderson e con i Goblin Legacy.

Arianna De Lucrezia è un bassista, cantante e compositrice italiana professionista nata a Roma nel 2004 e formatasi in ambito conservatoriale. Chi assiste ad un suo concerto e osserva gli sviluppi del suo lavoro (di cui si trovano numerose evidenze in rete), non può non notare la solidità che caratterizza il suo modo di suonare e di cantare, che trasmettono grande maturità e che gli consentono, malgrado la giovane età, di vantare collaborazioni di livello altissimo.

Dal 2020 collabora con Ian Anderson dei Jethro Tull, il quale ha anche partecipato al progetto prog rock Efemeral, del quale Arianna è una titolare, e che ha appena vinto il contest per la partecipazione al 2 Days Prog + One di Revislate (Veruno) 2026.

Da rilevare le collaborazioni professionali con Al Bano Carrisi e con i Goblin Legacy.

Arianna fa parte di una nuova generazione di musicisti molto talentuosi che fanno ben sperare per il futuro di una rock scena nazionale che in certe fasi abbiamo tristemente visto in grossa crisi di vocazioni.

Che esista ancora una prospettiva professionale in ambito musicale per giovani volenterosi è, per tutti noi che amiamo la musica, una fonte di grande gioia e questa giovane talentuosa musicista non può che attirare il nostro interesse. Su ragazzi come lei riponiamo le nostre speranze!

Backdigit è riuscito ad incontrarla e a farle alcune domande. Grazie alla sua disponibilità è nata l’intervista che segue.

Articolo a cura di Diego Banchero

Buongiorno Arianna, benvenuta su Backdigit. Non possiamo iniziare l’intervista senza chiederti di parlarci del tuo avvicinamento alla musica. Come hai deciso di avvicinarti al basso elettrico e che percorsi formativi hai seguito?

Grazie mille a te Diego per avermi coinvolta!
Provengo da una famiglia molto appassionata di musica, quindi l’ambiente in cui sono cresciuta mi ha parecchio incoraggiata, dapprima con lo studio del pianoforte intorno ai sei anni e poi un paio d’anni dopo con il basso.
I miei genitori avevano una cover band dei Police (che è ancora adesso una delle mie band preferite) e durante i loro concerti ero particolarmente affascinata dal basso e la sua estensione cosi grave.

In particolare, ricordo che volessi distaccarmi dalla solita chitarra elettrica che suonano tutti!
Da subito la mia arma è stata l’orecchio, molto poco studio e tanto, tanto ascolto. Ho avuto degli insegnanti privati negli anni, ma non ho mai seguito un percorso preciso fino a quando non sono entrata al Saint Louis College of Music dopo il liceo. Lì, assieme al mio insegnante Marco Siniscalco, ho improntato lo studio su tutto quello che non avevo approfondito da sola negli anni, come altri generi musicali o la lettura.

Parlaci del progetto Efemeral del quale sei anche produttrice. Com’è nata la collaborazione con IanAnderson? So che con lui mantieni un ottimo rapporto di amicizia.

Gli Efemeral sono il progetto che più di tutti mi permette di dare sfogo al mio lato più artistico. Io ed il tastierista della band Gabriele Catania abbiamo iniziato a comporre quando avevamo rispettivamente 15 e 17 anni, e da da quel momento abbiamo capito che questo era quello che volevamo fare nella vita, non ci bastava eseguire, volevamo dire la nostra.
Inizialmente il nostro intento era riproporre l’amatissimo prog rock duro e puro dei Genesis anni ‘70, ma il progetto è poi cresciuto con noi, assieme alla consapevolezza musicale e alla maturità compositiva.


La storia di come sono diventata produttrice o aspirante tale è per me significativa, perché vedo alle mie spalle tutto quello che la curiosità mi ha spinto a fare partendo dal nulla e senza, tutto sommato, l’aiuto di nessuno.
Inizialmente ero solo quella a cui il resto della band mandava le tracce del proprio strumento per i demo dei nostri pezzi. Le mettevo insieme, bilanciavo un minimo i volumi con i fader e poi esportavo.

Spessissimo la batteria era, per mancanza di mezzi, registrata con un microfono panoramico che quindi non prendeva bene la cassa: esplorando la DAW che utilizzavo, in modo abbastanza casuale scopro che esistono strumenti come equalizzatori e compressori in grado di migliorare il suono e appunto, far uscire frequenze che altrimenti non sentiremmo bene come quelle di una cassa ripresa da un panoramico.
Nel giro di poco l’argomento iniziò a interessarmi, e realizzai quindi che l’ambito tecnico può diventare parte del processo creativo, non necessariamente in ambito di musica elettronica, ma proprio come mezzo di controllo di ciò che si sta facendo.

Dalla passione per i Jethro Tull alla collaborazione con Ian Anderson e i progetti con Efemeral

La collaborazione con Ian Anderson nasce nel 2020.
Sotto il covid la mia attività principale era quella di suonare e fare video, soprattutto di brani dei Jethro Tull. Ero (e sono) totalmente “in fissa” con tutto il loro vastissimo repertorio anni ‘70, e tra le varie cover pubblicate un giorno Ian Anderson mi scoprì grazie a Sergio Ponti, batterista incredibile che non ringrazierò mai abbastanza per avermi segnalata a Ian.
Oggi sono 6 anni che io e Ian ci scambiamo mail parlando di tutto: dinamiche di band, consigli artistici e non, pareri, suggerimenti, ecc…

Dopo circa 2 anni di chiacchierate, Sergio Ponti mi propose di organizzare un video insieme ad Ian, ed è stata questa la prima collaborazione fatta con lui. Da quel momento ci sono stati altri episodi, come ad esempio gli incontri di persona ai concerti (fiumi di lacrime la prima volta che lo incontrai); ho poi conosciuto e collaborato con l’ex chitarrista dei Jethro Tull Joe Parrish, un ragazzo simpaticissimo con cui mi sono anche incontrata per comporre un mese fa!
E’ venuto poi da sé coinvolgere Ian in altre cose, stavolta con gli Efemeral. Nel secondo disco, infatti, appare in due brani: al flauto su “Silent Hound” e come narratore su “My Aerial”.

Quali sono le tue fonti di ispirazione maggiori in ambito musicale?

Sarò ripetitiva ma… Ian Anderson! Scherzi a parte, l’incredibile esperienza che ho vissuto nel 2020 mi ha letteralmente portato dove sono ora. Quella voglia di imparare quel brano difficile perché “cavolo, lo vedrà Ian Anderson!” mi ha dato un boost di consapevolezza musicale incredibile, dovevo fargli vedere di essere all’altezza, e senza volerlo sono migliorata tantissimo sullo strumento nel giro di poche settimane. Devo tutto a questa esperienza.
Nell’ambito di produzione invece faccio totale riferimento Steven Wilson. Inutile dire che è la seconda persona che più desidero conoscere dopo Ian, lui rappresenta per me la consapevolezza del compositore e della visione d’insieme che un artista deve avere. Da lui ho appreso il concetto di utilizzo di una DAW come mezzo per visualizzare al meglio le proprie composizioni nel loro insieme. Attribuisco lo stesso ruolo anche ad Alan Parsons (forse il predecessore di Steven Wilson in questo ambito).

Poi ci sono i Genesis, la band con cui ho scoperto il prog. Con loro ho capito cosa significa orchestrare le parti, o meglio, ancora sto provando a capirlo! Il genio di Tony Banks è difficile da decodificare. Probabilmente il loro repertorio è quello che più mi colpisce emotivamente. Pochi altri si avvicinano, per me, a questo livello più psicologico (ad esempio gli Opeth).
Infine sarà banale, ma devo molto ai Dream Theater. La loro discografia ha avuto un ruolo importante per me, mi ha permesso di “bypassare” il noiosissimo studio della tecnica con arpeggi e scale a metronomo: bastava studiare un loro brano e stavo a posto con la tecnica per una settimana! Ovviamente non li considero validi solo a livello tecnico, tanto del loro repertorio mi emoziona, ed è probabilmente la band su cui mi sono soffermata per più tempo per approfondirne a fondo la discografia.

Assistendo ad un tuo concerto recente a Genova (rassegna Lady Prog Nights presso il locale L’Angelo Azzurro) ho visto, ad esempio, che il tuo modo di suonare il basso prevede talvolta una tecnica molto particolare con l’uso del plettro. Puoi parlarci anche del tuo approccio allo strumento?

Sono una bassista improntata principalmente sul fingerstyle, ma mi è sempre piaciuto suonare con il plettro. Da quando suono nei Goblin Legacy suono praticamente solo con quello! Non ho idea di quale sia l’impostazione più corretta, ma mi piace giocare sull’inclinazione del plettro per facilitare lo scorrere sulla corda ed ottenere un suono più “fluido” e saturo.
Anche quando uso lo slap, lo faccio per una questione principalmente di suono, quindi con gli Efemeral spesso capitano parti magari non tipicamente “slappabili” come geometria sullo strumento ma che con quel suono ricco di attacco escono meglio. Ho recentemente fatto qualche lezione con Alex Lofoco, abbiamo lavorato sul suo modo di vedere lo slap ed è stato illuminante. La strada è ancora lunga per me!

Io sono un fan delle varie derivazioni del Goblin e tu attualmente collabori con i Goblin Legacy. Come procedono le cose con loro? Cosa state facendo?

La band è in una situazione particolare dalla morte dello storico batterista Walter Martino, e al momento abbiamo programmato le audizioni per il nuovo batterista.
Siamo attualmente in attesa dei visti per gli USA e dovrebbe arrivare a breve quindi un tour americano!
Il loro repertorio è pazzesco ed è per me un onore dare voce alle parti di un bassista straordinario come Fabio Pignatelli, tra i miei preferiti in assoluto in Italia.

Puoi parlarci anche del progetto di musica celtica elettronica Green Clouds?

Le mie Green…! Sono entrata nella band nel 2022 e con loro ho vissuto per la prima volta esperienze incredibili come trasferte, dividere camere d’hotel, il meraviglioso mondo dei festival folk e celtici.
Il repertorio è incredibile, con loro ho visto l’effetto che la musica di un certo tipo può avere su chi ascolta, vedere gioia ed entusiasmo di un pubblico che balla e si diverte sotto al palco. Pochi generi musicali donano queste emozioni sia a chi suona che a chi ascolta.
Ho avuto il piacere di lavorare, oltre a registrare ovviamente i bassi, al missaggio del loro ultimo disco: “The Quest”, una composizione di altissimo livello del nostro compositore Francesco Marchetti che va dal celtico e sinfonico al progressive.

Qual è il tuo approccio in ambito compositivo?

Mi piace unire più teste, adoro comporre soprattutto in coppia. Il primo con cui ho vissuto questa esperienza è stato Gabriele e vedendo quello che abbiamo costruito rimarrà per sempre il mio compagno di scrittura più significativo. Mi piace anche lavorare in band e dirigere più che posso la direzione della composizione. Magari Gabriele, o qualcun altro della band, scrivono una sezione e poi io cerco di dare una direzione a quella sezione, lavorando, ad esempio, al ruolo di quella sezione nel brano. Insomma, mi piace tanto anche partire dalle idee degli altri. Questo è a mio parere il ruolo di un produttore! Poi non voglio prendermi troppi meriti, gli Efemeral sono una band e io cerco di mettere insieme i pezzi ma la scrittura avviene insieme.

Dal 2023 collabori come turnista nella band di Al Bano. Com’è nata questa collaborazione professionale? Come procede questa parte della tua attività lavorativa?

Sono stata notata dal Maestro Alterisio Paoletti, il direttore artistico e musicale della band di Al Bano. Anche lui rimase stupito dalle mie cover su YouTube dei Jethro Tull, e senza né audizioni o altro mi chiamò nella band. Ritrovarmi scaraventata già dalla prima data in un’arena da 15.000 posti è stata un’esperienza professionale che mi ha formato tantissimo. Lavorare con lui è per me una grande scuola di palco e di precisione, dato che considero il pop groove e timing, due cose molto difficili che sostengo non basti una vita per perfezionare.
Con lui sto letteralmente girando il mondo, e sto rispondendo a queste domande proprio da un aereo! Sono alla nona ora di volo, ma tra non molto sarò a casa dal mio gatto!

Cosa pensi della scena attuale del rock in Italia? Noi musicisti attempati siamo molto contenti di vedere giovani talentuosi come te che raccolgano il testimone.

Ti ringrazio tantissimo! Credo che la musica più complessa stia avendo un po’ una rivincita tra i giovani. Ancora purtroppo non riesce ad uscire granché dall’underground, ma sono assolutamente d’accordo sulla presenza di ragazzi estremamente talentuosi.
Sono molto contenta di vedere anche tante band europee che escono fuori, sembra non sia più necessario spostarsi negli USA per avere successo. Vedremo come continuerà la cosa, magari anche l’Italia avrà un ruolo nell’uscita di nuove promesse!

Quali consigli daresti ad un giovane che volesse intraprendere il percorso professionale del musicista?

È il lavoro più faticoso ma pieno di soddisfazioni! Sono dell’idea che prima si comincia a dedicare la propria vita alla musica meglio è, e questo rende il tutto piuttosto faticoso. Ma, se affrontato nel modo giusto, questo lavoro ti insegna a crescere, a sviluppare prima quella maturità che nelle altre professioni è richiesta più avanti. Poi questa è una mia visione e io sono estremamente rigida e intransigente, ma è ovvio che prima di ogni scelta consapevole viene la passione.

Solo quella non si può frenare, e nel mio caso è nato tutto dall’ascolto di musica che mi piaceva, tantissimi ascolti diversi. Non è mai il momento sbagliato per fermarsi un attimo, mettersi una cuffietta nell’orecchio e continuare a fare quello che si stava facendo.
Quindi il mio consiglio ad un giovane aspirante musicista è: finita quest’intervista vai ad ascoltare Selling England By The Pound dei Genesis. E se già lo conosci, non ti fermare, ascolta altro e non ti accontentare di quello che già conosci. Non sai quali emozioni nuove può suscitarti l’ascolto di una nuova band! Magari ascoltando ti accorgi, come nel mio caso, che essere un esecutore non ti basta.

Tu sei anche impegnata nell’attività di insegnamento o ti dedichi esclusivamente a suonare dal vivo e fare dischi?

Ho anche qualche allievo, ma per ora mantengo un numero piuttosto basso per permettermi flessibilità nelle trasferte e tour più lunghi. Suonare live e in studio rimangono comunque le mie attività preferite in assoluto. Non escludo poi di ampliare la disponibilità a potenziali allievi in futuro!

Che progetti hai per il futuro?

Non mi darò tregua fino a quando non raggiungerò qualcosa di concreto con gli Efemeral. È il mio pallino fisso, ormai ci sono dentro da così tanto tempo che non posso più tirarmi indietro.
Sto valutando se fare un periodo anche breve in nord Europa per esplorare un po’ la zona e prendere qualche contatto. Per il resto si continua a suonare, registrare e viaggiare!

Siamo giunti al termine di questa intervista e, come di consueto, ti invitiamo a lasciare i link delle tue pagine per coloro che vorranno fare ulteriori approfondimenti su di te e suoi tuoi progetti.

Grazie di essere stata dei nostri!!!

Grazie mille a te Diego dello spazio che mi hai dedicato! Lascio di seguito tutti i miei link e quelli delle mie band!

I miei social: linktr.ee/ariannadelucrezia Efemeral: linktr.ee/efemeralofficialGreen Clouds: linktr.ee/greenclouds

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