Il Pride dei Campi Flegrei risponde all’ondata d’odio social: «La nostra terra trema, ma chi ha paura della libertà mostra solo il proprio vuoto».

BACOLI — Il successo straordinario del Primo Pride dei Campi Flegrei, tenutosi a Bacoli lo scorso 19 Settembre 2026, continua a far parlare di sé, traboccando ben oltre i confini regionali e trasformandosi in un caso virale sulle piattaforme social nello specifico Facebook. Purtroppo, il video che immortala la gioia contagiosa della nostra parata — con la Murga a scandire il ritmo e il coro per la libertà del popolo palestinese — ha fatto scattare l’ennesima gogna da parte della peggiore galassia reazionaria del web.

Pride Campi Flegrei

Una marea di fango riversato sotto i post…

Da tutta Italia si è mossa una vera e propria mandria digitale, riversando sotto il nostro post migliaia di commenti intrisi di un odio viscerale, omofobia becera, richiami nostalgici al fascismo, insulti abilisti e persino auspici di catastrofi naturali contro la nostra terra (“il Vesuvio“, “una botta e le zecche non ci sono più“). È la dimostrazione plastica, spietata e involontariamente comica di quanto la nostra esistenza libera e conflittuale dia fastidio a chi vorrebbe i corpi docili, omologati e confinati al silenzio.

Di fronte a questa marea di fango, rispondiamo con la forza politica del nostro Manifesto Antifascista Intersezionale e con i punti cardine che hanno animato la nostra piazza.

La risposta politica

Pride Campi Flegrei

     1) la rabbia di chi non sa fare i conti con la realtà, infatti i leoni da tastiera si scandalizzano per i costumi, per i corpi liberi e per il carnevale inteso come rivolta e satira contro i potenti, accusandoci di “non pensare ai problemi reali“. Ma dimenticano comodamente che il nostro Pride è nato esattamente da quei problemi: dalla denuncia dei 5.000 sfollat3 dimenticat3 nella caldera per l’emergenza bradisismo, dalla speculazione edilizia, dalla sanità pubblica smantellata e dai tagli lineari imposti dalle politiche neoliberiste e di destra. Chi vomita insulti online è lo stesso che volta le spalle alle famiglie senza casa e ai diritti materiali dei lavoratori;

    Noi sappiamo bene che l’oppressione è una sola

    2) la solidarietà internazionalista non si processa, per noi gridare “Palestina Libera” in un corteo queer non è una contraddizione, ma la coerente applicazione della nostra intersezionalità. Chi oggi governa questo Paese e strizza l’occhio ai commentatori d’odio tollera o giustifica i conflitti e l’espropriazione dei popoli. Noi sappiamo bene che l’oppressione è una sola, sia che si manifesti con le bombe sui civili sia con il razzismo e l’omotransfobia di Stato;

    Il clima culturale nel Paese è pesantemente arretrato

    3) il fascismo e l’intolleranza come mentalità radicata sono riferimenti a modelli autoritari, le invocazioni alla riapertura dei manicomi e gli attacchi personali dimostrano che il clima culturale nel Paese è pesantemente arretrato tanto da sfociare nella malattia: l’omobilesbotransfobia è prevenibile con supporti psicologici adeguati e l’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva proprio come abbiamo rivendicato ieri in piazza. È esattamente contro questo clima di intolleranza biologica e sociale che siamo scesi in strada.

    Abbiamo rotto la quiete dei benpensanti, patriarcali, razzisti, xenofobi, omobilesbotransfobici…

    Il nostro corteo ha dimostrato che Bacoli e l’area flegrea sanno camminare a testa alta, con radici profonde e tacchi ben saldi nella terra vulcanica. Le migliaia di insulti ricevuti non fanno altro che confermare che abbiamo colpito nel segno: abbiamo rotto la quiete dei benpensanti, patriarcali, razzisti, xenofobi, omobilesbotransfobici e scosso le coscienze spente di chi preferisce l’odio alla vita.

    Noi non arretreremo di un millimetro. La terra trema già da sola e ha imparato a farlo senza chiedere permesso. E noi continueremo a fare esattamente lo stesso.

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