La caduta di Ilia Malinin, il dramma delle Olimpiadi  

Ieri al forum di Milano, nella finale del pattinaggio di figura del programma libero maschile è avvenuto uno dei più grandi drammi sportivi. L’atleta statunitense Ilia Malinin (LINK), che aveva lasciato a bocca aperta Djokovic e tutti noi spettatori, è caduto ben due volte e si è classificato ottavo.. 

Ilia Malinin
Ilia Malinin

Ilia Malinin: La carriera straordinaria

Il Dio dei quadrupli, così soprannominato, è stato il primo in assoluto ad aver completato, in gara, i sei principali salti del pattinaggio artistico sul ghiaccio, effettuando per ognuno quattro rotazioni. Diventato poi celebre e virale per aver eseguito il salto mortale. La reazione di Djokovic è stata il via della sua popolarità. Infatti, l’ormai diventato famoso quad axel (è il salto più complesso dal punto di vista tecnico essendo l’unico che parte in avanti, e ciò obbliga l’atleta a compiere mezza rotazione in più rispetto agli altri salti. Per questo il quadruplo Axel arriva a quattro rotazioni e mezzo in aria) era già stato eseguito da Malinin nel 2022 ed aveva stabilito un nuovo record essendo stato il primo a portarlo in gara. La popolarità che lo ha fatto diventare una stella, lo ha fatto anche cadere, purtroppo, nel giorno più importante nella sua vita. 

I sogni e le aspettative di un atleta olimpico

In uno sport olimpico un atleta deve attendere quattro anni per raccogliere i risultati dei sacrifici e gli allenamenti di una vita. Tutto il lavoro di infinite ore di allenamento viene messo in scena per pochi minuti, e se in quel brevissimo lasso di tempo, la pressione prende il sopravvento, tutto ciò che si è costruito crolla e la stella dal brillare si spegne. Queste sono le olimpiadi e nel bene o nel male è la loro magia. Non esiste la partita successiva o il torneo dopo, niente di tutto ciò. Bisogna aspettare quattro lunghissimi anni, in cui succede di tutto, per tornare su quella pista e riprovarci. 

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Ilia Malinin
Yuma Kagiyama
Ilia Malinin
Adam Siao Him Fa

Durante la finale di ieri l’emozione ha fatto vittime, oltre all’americano, anche il giapponese Yuma Kagiyama e il francese Adam Siao Him Fa. I due che erano i principali rivali per il gradino più alto del podio sono scesi in pista prima di Malinin e hanno commesso numerosi errori insoliti.  Entrambi non sono saliti sul podio. La strada a questo punto sembrava spianata per il favorito, ma come si è posizionato al centro della pista la tensione ha preso il sopravvento. 

La finale olimpica e la caduta che ha scioccato tutti

Il primo quad axel lo fa cadere e da lì iniziano una serie di imperfezioni che lo conducono a un’altra caduta poco dopo. L’unica cosa che si è salvata nell’esibizione è stato il backflip che però non porta punti. Al termine, l’atleta si dispera, gli si palesa davanti agli occhi la triste realtà: il sogno di una vita farsi in mille pezzi. Ai microfoni dei giornalisti, poi, racconta: «Onestamente, non sono ancora riuscito a elaborare quello che è appena successo. Sono emozioni contrastanti. Prima di questa competizione, mi sentivo bene.

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Pensavo che tutto ciò che avrei dovuto fare fosse scendere in campo e avere fiducia. Ma ovviamente non è come qualsiasi altra competizione. Sono le Olimpiadi e credo che la gente si renda conto solo dall’interno della situazione della pressione e del nervosismo. È stato semplicemente qualcosa che mi ha sopraffatto, e mi sentivo come se non avessi alcun controllo». Infine, a vincere l’oro inaspettatamente è stato il kazako Mikhail Shaidorov. 

Il significato delle Olimpiadi tra gloria e delusione

In queste Olimpiadi Milano-Cortina ad una settimana dalla fine, tre eventi rimarranno nella storia. Il primo, forse il più drammatico, è la caduta di Lindsey Vonn. Il secondo, che a noi italiani ha riempito di gioia, è la vittoria dell’oro di Federica Brignone nel Super G; e per ultimo, il colpo di scena nella finale di pattinaggio di ieri sera, con la caduta di Ilia Malinin. Questi tre episodi racchiudono il vero significato delle Olimpiadi.

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L’impresa straordinaria di Federica Brignone.

A partire dalla follia di voler gareggiare dopo nove giorni dalla rottura del legamento crociato per la fame di vincere e di entrare ulteriormente nella storia. Dal miracolo della nostra campionessa Federica Brignone che anche lei in un recupero grandioso, a dieci mesi dalla rottura del piatto tibiale, perone e lesione legamento crociato, si è inventata la miglior discesa che potesse mai fare, nel momento più importante e decisivo della sua carriera, conquistando il suo primo oro olimpico. Ed infine ciò che è successo ieri sera mostra tutta l’unicità delle olimpiadi, dal dominare tutto al farsi dominare dalla pressione.


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