Cresciuta tra l’eleganza senza tempo di Venezia e il fermento creativo di New York, K Starck (LINK) è una cantautrice che fa della contaminazione culturale il suo punto di forza. Nata a Parigi, con una formazione classica alla Royal Academy of Music di Londra e una sensibilità artistica che abbraccia musica, arte e moda, K costruisce un universo personale in cui tradizione e contemporaneità convivono con naturalezza. Abbiamo parlato con lei del suo percorso, delle sue radici italiane e della ricerca artistica che guida ogni suo progetto.
K Starck, di te emerge il profilo di una persona poliedrica che, crescendo tra Parigi e Italia (e che ora vive a NY) ,è stata in grado di sfruttare il contesto artistico in cui è stata educata, sviluppando padronanza in vari settori artistici. Cosa ti ha spinta nel focalizzarti nell’ambito del cantautorato musicale?

Mi sono sempre divertita a trovare nuovi modi artistici con cui esprimermi. Scrivere canzoni è stata una conseguenza naturale e, potrei quasi dire, l’unione della mia passione per la musica e la poesia.
Per te questo rappresenta unesperimento o credi che sia un punto di partenza per un progetto più grande?
Credo che alla fine del giorno tutte le forme d’arte sono connesse e si alimentano a vicenda. Adesso mi sto focalizzando sulla musica, ma mai dire mai: sicuramente sarei felicissima di esplorare altri progetti nel futuro.
Tuo padre è il famosissimo designer ed architetto Philippe Starck. Questa sua notorietà e presenza nel mondo artistico e industriale come la vivi in virtù della tua carriera? Hai paura che nel mondo dello spettacolo a cui ci si espone ciò potrebbe essere un peso come, ad esempio, l’inevitabile etichettatura di essere “figlia di”?

Sono molto orgogliosa di mio padre, rispetto e ammiro tantissimo la sua persona e tutto quello che ha realizzzato. Vengo da una famiglia molto creativa in tutti i sensi e ne sono molto grata. Ho sempre provato a focalizzarmi sul essere una brava persona ed essere creativa al meglio delle mie capacità e poterlo condividere col mondo.
Il 15 maggio, oltre alla tua cover di “Pensiero Stupendo” della cantante Patty Pravo, di cui avremo modo di parlare in seguito, è uscito il tuo primo singolo Men in the Window estratto dal tuo EP. Com’è nata la sua stesura e composizione?
Man in The Window è nata come una specie di dialogo interiore composto di domande che mi stavo facendo riguardo a come ci si può sentire a mettersi nei panni degli altri. Mi sono trovata ad osservare le luci che si accendevano e spegnevano nel complesso di appartamenti che potevo vedere dalla mia camera da letto a Londra durante la pandemia e ho cominciato a chiedermi come queste persone la stessero vivendo, se avessimo sogni ed aspirazioni in comune…
In un passaggio del tuo singolo racconti di un uomo cantando “ tell me you fight for love, I try to fight too” in cui si cerca una connessione e una ricerca che addirittura porta l’uomo a diventare ombra nei sogni. Senti di aver superato il tuo confine personale in virtù di un’unione universale, proprio perché tutti coinvolti nella stessa situazione di crisi globale dovuta al COVID? O eri tu che, emotivamente, sentivi la mancanza di connessione?

Forse un mix… sicuramente questa situazione unica mi ha portato a farmi delle domande più profonde ed universali riguardo all’esperienza umana, e, grazie a questa conversazione che stavo avendo con me stessa penso di aver trovato conforto anche io sapendo in qualche modo che alla fine del giorno eravamo tutti nella stessa barca navigando un oceano di incertezze, paure e nuove esperienze.
Sempre il 15 maggio uscirà insieme al suo singolo, una cover di Pensiero Stupendo, una canzone generazionale che esprime il tempo della sessualità senza tabu e non essendo mai volgare, tratto distintivo della Pravo. Cosa ti ha spinto a scegliere proprio questa canzone?
Sono sempre stata una grandissima fan di Patty Pravo per la sua autenticità, sia nel mondo personale che musicale. Avevo scoperto Pensiero Stuependo di recente ed è stato amore al primo ascolto. L’ho sentito nelle ossa e non avuto altra scelta che inciderla.
Dopo Patty Pravo hai scelto di reinterpretare Mia Martini. Come mai? Hai in mente un progetto più ampio con diverse cover italiane?

Mi hanno sempre ispirato le voci e I caratteri forti e, Mia Martini, col modo in cui canta Quante Volte specialmente, non è stata un’eccezione. Sono una grandissima amante della lingua italiana, sia della cultura e della musica italiana quindi penso che vorrò sempre incidere cover di musica italiana e forse un giorno anche scrivere le mie canzoni originali in italiano.
Cosa speri di comunicare con Shedding Skin? Qual è il filo conduttore che lega tutti i brani del tuo nuovo EP?
Shedding Skin è nata da un momento un po’ complicato della mia vita, come quasi una specie di intervento a cuore aperto per guarire le emozioni che stavo vivendo in quel periodo. È diventata un mantra: certe cose le si devono lasciare andare per andare avanti anche se può sembrare impossibile e terrificante nel momento. Scrivere questa canzone mi ha ricordato che si deve avere fede. Tutte le canzoni del EP avranno una corrente metaforica e filosofica che deriva dal volermi esprimere in modo autentico ed umano.
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