Mortiis: I Fantasmi di un’Europa Distopica

Mortiis si libera dalle catene dei generi con il monumentale e cinematico “Ghosts of Europa”.

Ci sono artisti che scelgono la via della coerenza stilistica e altri che fanno della propria carriera una perenne, dolorosa e affascinante mutazione. Håvard Ellefsen, meglio conosciuto come MORTIIS, appartiene indiscutibilmente alla seconda categoria. Dalle gelide e storiche origini nel black metal norvegese come bassista degli Emperor (1991-1992), passando per gli anni pionieristici del Dungeon Synth (la celebre Era I) fino alle deviazioni industrial e gothic rock, il musicista di Fredrikstad ha sempre infranto le regole. Con il nuovo e attesissimo album “Ghosts of Europa”, in uscita il prossimo 26 giugno 2026 per Prophecy Productions, Mortiis compie l’atto definitivo di liberazione creativa.

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Dettaglio TecniciSpecifiche dell’Album
Artista:Mortiis
Album:Ghosts of Europa
Data di Uscita:26 Giugno 2026
Stile:Electronic rock / Industrial rock / Dark soundscapes
Etichetta:Prophecy Productions
Distribuzione:SPKR
Missaggio:Sean Beavan (Nine Inch Nails, Depeche Mode, System of a Down, Guns N’ Roses, Slayer)

Mortiis – Ghosts of Europa: La Genesi del Caos e la Caduta dei Confini

“Ghosts of Europa” non è semplicemente un disco, ma una testimonianza sonora di un tormentato percorso durato sei anni. Registrato e “eternamente ritoccato” tra il 2020 e il 2026 a Fredrikstad in un’atmosfera che lo stesso artista descrive segnata da “miseria, povertà e disprezzo”, il disco porta con sé le cicatrici della sua stessa creazione. Nato inizialmente come un progetto collaborativo con Stephan Groth degli Apoptygma Berzerk – guidato dalla comune passione per la gloriosa scuola elettronica tedesca (Tangerine Dream e Klaus Schulze) – il lavoro ha cambiato radicalmente rotta quando la collaborazione è naufragata.

Rimasto solo al timone, Mortiis ha trasformato quelle prime sessioni in qualcosa di profondamente alieno. Sebbene rimangano evidenti i legami con le atmosfere berlinesi, i brani sono stati deformati e mutati, proiettando la musica in territori inesplorati. È un lavoro di pura decostruzione in cui i concetti di genere, le regole compositive e i limiti strutturali si sono dissolti per lasciare spazio a un flusso viscerale e oscuro.

Un Mosaico di Suoni e Ospiti Eccellenti

Per tradurre in realtà questa maestosa e oscura visione industrial rock, Mortiis ha affidato il missaggio a un gigante assoluto della cabina di regia: Sean Beavan. La mano del leggendario engineer si avverte nitidamente nella dinamica distruttiva e, al contempo, chirurgica dei suoni, capaci di alternare aperture orchestrali e cinematiche a violente scariche elettroniche.

L’album vanta inoltre una schiera incredibile di collaboratori che arricchiscono ogni singola traccia. Dalle trame sintetiche create da Thorsten Quaeschning (Tangerine Dream) nella title track, fino alle chitarre distorte di Emil Nikolaisen (Serena Maneesh) e agli assoli taglienti di Christopher Amott (ex-Arch Enemy). Le linee vocali femminili, affidate a icone del calibro di Sarah Jezebel Deva (Cradle of Filth, The Kovenant) e Iliana Basileios Tsakiraki (Enemy of Reality, Septicflesh), conferiscono un respiro tragico, lirico e teatrale che contrasta magnificamente con il cantato e il vocoder di Ellefsen.

Analisi dei Brani: Il Viaggio Traccia dopo Traccia

  1. Ghosts of Europa: Introdotta dai synth di Quaeschning, un inizio monumentale, cinematico e visionario.
  2. Return to the Old Fields: Malinconica e profonda, impreziosita da vibrafono, e-bow e chitarre d’ambiente.
  3. The Faith That Fades Away: Un denso intreccio di fuzz, noise-guitar ed elettronica d’avanguardia.
  4. Violent Silence: Opprimente e claustrofobica, dominata dal contrasto tra abrasioni industriali e voci eteree.
  5. Transcending Morpheus: Ipnotica e psichedelica, un tuffo nel subconscio più oscuro.
  6. Tundra, Heart of Hell: Algida, cupa, un deserto sonoro di puro isolamento e soul searching.
  7. Tribes of Dystopia: Ritmi serrati arricchiti da throat singing, assoli di chitarra e percussioni etniche (tabla loops).
  8. Farewell Romero: Il congedo finale, un requiem distorto, cinematografico e colmo di pathos.

Mortiis: Oltre la Maschera del Folklore

Nel corso della sua carriera, l’immaginario visivo di Mortiis – caratterizzato dall’uso di maschere e protesi facciali impressionanti – è stato spesso accostato dalla critica alla figura del “troll” della tradizione nordica. Un’associazione che l’artista ha sempre smentito, rivendicando l’unicità di una creatura ultraterrena, nata per riflettere la distanza dal mondo reale. Con “Ghosts of Europa”, anche l’estetica si evolve: l’artwork curato dall’artista Nihil e il raffinato layout grafico a cura di Laurent Clément restituiscono l’immagine di un’opera decadente, un testamento sonoro e visivo di un artista maturo che non ha più paura di mostrare le proprie fragilità.

Il Verdetto

“Ghosts of Europa” è il capolavoro della maturità di Mortiis. Un album denso, stratificato e magnificamente imprevedibile, capace di spiazzare l’ascoltatore a ogni cambio di traccia. Non è un ascolto facile, richiede dedizione, ma ripaga regalando emozioni di una profondità devastante. Una colonna sonora perfetta per i tempi bui dell’epoca contemporanea.

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