OZZFEST 2027: IL RITORNO DEL FESTIVAL DI OZZY OSBOURNE A BIRMINGHAM. UN NUOVO CAPITOLO PER IL METAL

Da allora, quella voce rauca e inconfondibile è rimasta con me, intrecciandosi ai miei ascolti, ai miei ricordi e a tutto ciò che amo profondamente di questa musica.

Ozzy Osbourne, per me, non è mai stato soltanto uno dei grandi nomi della storia del rock. È una di quelle figure che finiscono per accompagnarti negli anni, anche quando non te ne rendi conto. Prima con i Black Sabbath, poi attraverso una carriera solista capace di attraversare decenni, mode e generazioni, Ozzy ha lasciato un’impronta impossibile da cancellare.

Eppure, nella mia storia personale di ascoltatrice e appassionata di metal, c’è una mancanza che non ho mai smesso di sentire: non sono mai riuscita a vederlo dal vivo.

È per questo che la notizia del ritorno dell’Ozzfest nel 2027 mi tocca in modo particolare. Perché Ozzy non ci sarà più, e questo è il pensiero che ancora oggi fa male.

Ma il suo festival sì. E potrebbe tornare proprio nel luogo più simbolico possibile, Villa Park, Birmingham.

Il luogo in cui Ozzy ha pronunciato il suo ultimo, straordinario saluto al pubblico. Il luogo in cui, forse, chissà, nel 2027, potrei finalmente andare per rendere omaggio a un artista che ha significato così tanto per me.

Ozzfest 2027 è ufficiale: si torna a Villa Park

La notizia ormai non appartiene più al territorio delle indiscrezioni.

Ozzfest tornerà nel 2027 e Birmingham sarà il punto di partenza della nuova edizione.

La sede indicata è Villa Park, lo stadio dell’Aston Villa e uno dei luoghi più importanti della storia recente di Ozzy Osbourne. Sharon Osbourne aveva già confermato nel marzo 2026 l’intenzione di organizzare due giornate a Birmingham, seguite da altri appuntamenti in Nord America.

OZZFEST
OZZFEST – BIRMINGHAM – VILLA PARK 2027

L’aggiornamento più recente ha consolidato il progetto: il ritorno dell’Ozzfest è previsto proprio a Villa Park, anche se date precise e lineup non sono ancora state annunciate ufficialmente.

È una distinzione importante. Perché in queste settimane stanno già circolando ipotesi, nomi e possibili formazioni sui social e nei forum.

Ma, al momento, non esiste una lineup ufficiale dell’Ozzfest 2027. E quindi, finché Sharon Osbourne e gli organizzatori non parleranno, ogni nome proninciato deve essere considerato un rumor.


Villa Park: il luogo dove Ozzy ha detto addio

La scelta di Villa Park non potrebbe essere più carica di significato.

Il 5 luglio 2025, Ozzy Osbourne salì sul palco dello stadio di Birmingham per Back To The Beginning, lo storico evento che riunì la formazione originale dei Black Sabbath Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward — per quella che sarebbe stata l’ultima sua esibizione.

Fu una celebrazione della storia del metal e, allo stesso tempo, un ritorno a casa. Ozzy era nato a Birmingham. I Black Sabbath erano nati a Birmingham.

E fu proprio a Birmingham che il Principe delle Tenebre scelse di chiudere la propria storia live.

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Pochi giorni dopo, il 22 luglio 2025, Ozzy morì a 76 anni.

Per questo Villa Park non è semplicemente uno stadio. Per milioni di appassionati è diventato un luogo della memoria.

E ora, nel 2027, potrebbe diventare anche il luogo della rinascita dell’Ozzfest.

Ozzfest senza Ozzy: una contraddizione o il modo giusto per continuare?

È probabilmente la domanda più difficile.

Può esistere l’Ozzfest senza Ozzy Osbourne?

La risposta, sorprendentemente, sembra essere sì.

E non perché qualcuno possa sostituire Ozzy.

Non può.

Sharon Osbourne ha raccontato che lei e Ozzy avevano parlato proprio della possibilità che il festival potesse continuare senza di lui. Secondo quanto riferito da Sharon, Ozzy stesso si chiedeva se Ozzfest avrebbe potuto funzionare anche senza la sua presenza. Arrivò alla conclusione che, essendo ormai diventato un vero e proprio brand e soprattutto un movimento musicale, avrebbe dovuto continuare.

Questa prospettiva cambia completamente il significato del ritorno.

L’Ozzfest 2027 non nasce per sostituire Ozzy. Nasce per mantenere viva l’eredità che lui e Sharon hanno costruito insieme, per portare avanti quello spirito che ha fatto del festival uno degli appuntamenti più importanti nella storia del metal. Ed è proprio questa la differenza fondamentale: non cercare di colmare l’assenza di Ozzy, ma celebrare tutto ciò che ha lasciato.

La vera anima dell’Ozzfest: dare una possibilità alle nuove band

Se c’è una cosa che Sharon Osbourne ha ripetuto con particolare forza parlando del futuro del festival, è questa: Ozzfest dovrà continuare a scoprire e sostenere nuovi talenti.

È sempre stato uno degli elementi fondamentali dell’identità del festival.

Nel gennaio 2026 Sharon aveva spiegato a Billboard di essere in contatto con Live Nation per il ritorno dell’Ozzfest e aveva ricordato quanto Ozzy fosse appassionato dell’idea di mettere giovani musicisti davanti a un pubblico enorme.

Non è difficile capire perché.

L’Ozzfest storico non era semplicemente una parata di superstar.

Era anche un laboratorio. Un luogo in cui una band relativamente sconosciuta poteva trovarsi improvvisamente davanti a migliaia di persone.

Ed è proprio così che il festival contribuì a dare visibilità a gruppi che sarebbero diventati protagonisti assoluti del rock e del metal, tra cui Slipknot, System Of A Down e Limp Bizkit.

È forse questa la parte dell’eredità di Ozzy che più merita di essere difesa. Non soltanto ricordare ciò che è stato.

La storia dell’Ozzfest: da una porta chiusa alla nascita di un’istituzione metal

Per capire cosa significhi il ritorno del 2027 bisogna tornare al 1996.

L’Ozzfest nacque dopo che Ozzy non aveva trovato spazio nella lineup di Lollapalooza. Sharon e Ozzy decisero allora di creare qualcosa di diverso. Un festival costruito attorno all’hard rock e al metal, capace di mettere insieme artisti affermati e nuove realtà della scena.

La prima edizione fu una manifestazione di due giorni con tappe in Arizona e California e vide sul palco, tra gli altri, Ozzy Osbourne, Slayer, Danzig, Biohazard e Sepultura.

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Da quel momento Ozzfest diventò uno dei nomi più importanti del calendario metal internazionale.

Negli anni il festival ospitò alcuni dei gruppi più influenti della scena, contribuendo anche alla crescita di quella generazione che avrebbe portato il nu metal e l’alternative metal al centro dell’attenzione mondiale.

E il suo celebre second stage divenne quasi una scuola. Era il luogo dove le band emergenti potevano farsi notare. Un’idea che Sharon vuole riportare al centro anche nel nuovo Ozzfest.

Nel corso della sua storia il marchio si è spinto anche fuori dagli Stati Uniti, arrivando in mercati internazionali come Regno Unito, Germania, Belgio e Giappone.

E soprattutto è diventato un punto di riferimento. Non era semplicemente “il festival di Ozzy”. Era diventato un modo di intendere il festival metal.

Un modello che altri avrebbero poi ripreso.

Dopo il 2018, però, tutto si è fermato. Fino a oggi.

Il nuovo Ozzfest potrebbe essere diverso dal festival che ricordiamo

C’è un’altra dichiarazione di Sharon che merita attenzione.

Parlando del futuro dell’Ozzfest, ha manifestato il desiderio di mescolare maggiormente i generi.

È una prospettiva interessante. Perché il metal del 2027 non è quello del 1996.

Nel frattempo sono nate infinite contaminazioni: metalcore, industrial, alternative, nu metal, progressive, deathcore, post-metal, crossover e una quantità enorme di sottogeneri che hanno allargato i confini della musica pesante.

Se l’Ozzfest vuole tornare davvero fedele allo spirito originario, forse non dovrebbe cercare di ricreare il passato.

Dovrebbe fare ciò che ha sempre fatto meglio:

guardare avanti.

E forse questa volta potrei esserci anch’io

Ed è qui che questa notizia smette di essere soltanto una notizia musicale.

Per me diventa qualcosa di personale, un sogno che potrebbe realizzarsi.

Non sono mai riuscita a vedere Ozzy Osbourne dal vivo.

Non ho avuto quella possibilità.

Non ho quel ricordo che tanti fan possono conservare: la luce del palco, il primo accordo, la sua voce davanti alla folla impazzita, la sensazione di essere lì mentre una leggenda suona davvero davanti a te.

È un rimpianto che conservo ancora oggi, con quella particolare malinconia che appartiene alle occasioni che avremmo voluto vivere e che il tempo non può più restituirci.

Ma forse la musica ha un modo tutto suo di restituirci qualcosa quando pensiamo di averlo perduto.

Nel 2027 potrei andare a Birmingham. Potrei entrare a Villa Park.

Potrei trovarmi in mezzo a migliaia di persone che hanno amato Ozzy in modi diversi, per motivi diversi, attraverso epoche diverse.

E magari, mentre dal palco partirà il primo riff, penserò a tutte le volte in cui ho ascoltato quella voce senza sapere che un giorno avrei dovuto ascoltarla soltanto attraverso i dischi.

Non sarà la stessa cosa. Non potrebbe esserlo. Ma potrebbe essere qualcosa di altrettanto importante.

Un omaggio ad un mito.

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Monia Degl’Innocenti

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