PINO SCOTTO: L’URLO DI “PHANTOM HUMANITY” NELLA GIUNGLA DEI FANTASMI – NUOVO VIDEO

Il Leone del Rock italiano ruggisce ancora. Dopo aver esplorato la sua giovinezza ribelle, tra quei sogni e quella rivoluzione che lo hanno reso l’icona che è oggi, e dopo aver celebrato i valori rari con “True Friend”, Pino Scotto ci sbatte in faccia la verità nuda e cruda con il nuovo videoclip “Phantom Humanity”. Estratto dall’album “The Devil’s Call”, questo brano non è solo musica: è un manifesto che non chiede scusa a nessuno.

Pino Scotto Phantom Humanity

Pino Scotto – Phantom Humanity: Una cavalcata hard rock contro l’alineazione

Mentre la scena odierna si perde troppo spesso in autotune e testi inconsistenti, Scotto decide di imbracciare il microfono come un fucile. “Phantom Humanity” è una cavalcata hard rock di quelle che non lasciano fiato: i riff di chitarra di Steve Angarthal sono fulminei ed elettrici, mentre la sezione ritmica di Gian Felice e Luca Mazzucconi macina un groove ossessivo e tellurico, come un motore a pieni giri. Sopra tutto svetta lei: quella voce graffiata, sporca di vita e di fumo, che ti urla in faccia quanto siamo diventati alienati.

Come emerso nella nostra intervista esclusiva tra “The Devil’s Call” e il progetto “Rock Legends”, Pino analizza chirurgicamente il fallimento di un’umanità ridotta a un “fantasma” di se stessa, schiava di schermi, algoritmi e di una morale che va a giorni alterni.

Pino Scotto – Phantom Humanity

Il videoclip: Un miraggio urbano

Il video è ambientato tra i neon freddi di una metropoli che sembra svuotata di ogni anima. Qui, Pino si muove come l’ultimo baluardo di una razza in via d’estinzione: l’essere umano pensante. Le immagini riflettono l’estetica cruda del brano, alternando il blu dell’alienazione al rosso viscerale della passione rock. È un pezzo poderoso nella sua brutalità, la conferma che Pino non è solo un personaggio, ma un’istituzione che ha fatto della coerenza la sua bandiera.

“THE DEVIL’S CALL”: Il ritorno al blues

L’album da cui è tratto il singolo è un viaggio senza ritorno nelle oscurità del nostro tempo. In questo lavoro, Pino compie un’operazione fondamentale: un ritorno al blues, visto come l’unica vera salvezza per il rock. È la “chiamata del diavolo” (o forse della coscienza) che ci impone di tornare alle radici per non perdere l’anima. In un mondo di maschere, Pino sceglie di essere lo specchio che ci mostra quanto siamo diventati brutti, sfoggiando una classe rock che molti ventenni oggi si sognano.

“Phantom Humanity” è la prova che il rock non è una questione di anagrafe, ma di puro temperamento. Pino Scotto rimane l’uomo che non deve chiedere mai il permesso per dire la verità, l’ultimo dei mohicani fedele alla sua unica religione: il Rock’n’Roll.

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