Tre Domande alla Storia: Intervista Impossibile a Gabriele D’Annunzio
Ci sono uomini che attraversano la Storia. E poi ci sono uomini che scelgono di viverla come un’opera d’arte.
Gabriele D’Annunzio (LINK) fu poeta, romanziere, aviatore, soldato, uomo politico e, soprattutto, straordinario interprete di sé stesso. Fece della parola un’arma, della bellezza una religione e dell’audacia uno stile di vita.

Molto prima della televisione e dei social network, aveva già compreso che il consenso nasce anche dalla forza delle immagini, dei simboli e della narrazione.
Abbiamo deciso di chiedere al Vate che cosa pensi dell’uomo contemporaneo.
Domanda N. 1

Comandante D’Annunzio, oggi milioni di persone cercano ogni giorno visibilità sui social network. È ancora possibile distinguere la notorietà dal prestigio?
Risposta di Gabriele D’Annunzio
La notorietà è un lampo.
Il prestigio è una costellazione.
Voi vivete nell’epoca degli specchi: ciascuno contempla la propria immagine sperando che gli altri la adorino.
Ma uno specchio riflette soltanto ciò che gli si pone dinanzi.
Non crea nulla.
La vera grandezza, invece, nasce quando l’uomo diventa egli stesso una sorgente di luce.
Io non volli essere osservato.
Volli essere ricordato.
Fra il clamore e l’eco vi è la stessa differenza che passa fra un fuoco d’artificio e una stella.
Il primo abbaglia una notte.
La seconda orienta i naviganti da millenni.
Domanda N. 2

Oggi sembra prevalere la prudenza. Lei, che fece dell’audacia una bandiera, pensa che il coraggio sia diventato una virtù dimenticata?
Risposta di Gabriele D’Annunzio
Il coraggio non consiste nel disprezzare il pericolo.
Consiste nel riconoscere che esiste qualcosa di più prezioso della paura.
Quando sorvolavo il cielo di Vienna non ignoravo il rischio.
Lo portavo con me come il marinaio porta il vento nelle vele.
Ogni epoca ha le proprie battaglie.
Le vostre si combattono sempre meno nelle trincee.
Si combattono nella coscienza.
Occorre audacia per difendere un’idea quando tutti la deridono.
Occorre audacia per creare mentre gli altri imitano.
Occorre audacia perfino per restare fedeli a sé stessi.
Chi vive soltanto per evitare le cadute finisce per rinunciare al volo.
Domanda N. 3

In un mondo dominato dalla velocità, dall’utilità e dal profitto, che posto occupa ancora la bellezza?
Risposta di Gabriele D’Annunzio
La bellezza non è un lusso.
È una necessità dello spirito.
Un popolo che smette di cercarla diventa lentamente incapace di riconoscere anche il bene.
L’uomo costruisce case per abitare.
Ma costruisce palazzi, teatri e giardini per ricordarsi chi è.
La bellezza è il respiro invisibile della civiltà.
Quando essa scompare, tutto continua a funzionare.
Le strade.
Le fabbriche.
I mercati.
Ma qualcosa, silenziosamente, smette di vivere.
Non chiedete dunque quanto renda la bellezza.
Domandatevi piuttosto quanto costi perderla.
In conclusione…

D’Annunzio ci lascia con un insegnamento che va oltre la poesia.
L’uomo non è fatto soltanto per esistere.
È fatto per lasciare un’impronta.
Perché la vita diventa veramente memorabile solo quando il coraggio, la bellezza e il talento cessano di essere parole… e diventano stile.
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