Elisa Pilotti: batterista, insegnante, produttrice, compositrice e promoter. Elisa è una musicista che interpreta a meraviglia “il mestiere” per come dovrebbe essere inteso ai nostri giorni.
Oltre ad essere una batterista con un percorso formativo molto solido (che la rende particolarmente apprezzata sui palchi), è un punto di riferimento per quanto riguarda la didattica nel levante ligure e non solo. Ha saputo, inoltre, adattarsi alla perfezione alle evoluzioni che la tecnologia ha imposto a tutti noi nella vita quotidiana; evoluzioni che stanno progressivamente modificando anche l’operato di chiunque si occupi ogni giorno di musica.
Concludo questa breve introduzione dicendo che Elisa è anche organizzatrice attiva di eventi musicali e seminari formativi che vedono coinvolti batteristi di fama internazionale. Il suo approccio all’insegnamento è sicuramente innovativo e al passo con le esigenze di questo momento storico.

Servizio a cura di Diego Banchero

Intervista ad Elisa Pilotti

Ciao Elisa, benvenuta su Backdigit. Ti chiediamo innanzitutto di parlarci di quando hai iniziato ad interessarti alla musica. Che percorso formativo hai seguito?

ELISA: Ciao Diego, innanzitutto grazie per aver pensato a me ed avermi invitata per questa intervista. Ti direi che la musica ha sempre fatto parte della mia vita fin da quando ero piccola. In famiglia, pur non essendoci musicisti di professione, c’è sempre stato grande amore per la musica, si compravano i vinili e si ascoltavano tutti insieme nel salotto di casa. A Natale o al compleanno si regalavano strumenti musicali, mi ricordo che a soli 5 anni mi regalarono la prima tastierina Bontempi, ne ricordo ancora il colore, arancione !!!

Le influenze musicali di Elisa Pilotti

Intorno ai 9 anni rimasi folgorata dal mega concerto del Live Aid visto in TV e da quel momento diventai una divoratrice di musica. Ascoltavo tutti i dischi che giravano in casa, i grandi classici del rock, Deep Purple, Led Zeppelin, Queen, Pink Floyd, Yes, Genesis. Iniziai a prendere lezioni di pianoforte e poi di batteria. Ho frequentato i migliori insegnanti di Torino, mia città d’origine, quali il Maestro Giorgio Gandino e il Maestro Furio Chirico. Poi non ho mai smesso di studiare, spostandomi sia in Italia che all’ Estero per frequentare lezioni e seminari di batteristi internazionali, da Terry Bozzio a David Garibaldi, a Virgil Donati e tanti altri. E lo facevo negli Anni 90, quando ancora non era così ovvio e facile come lo è oggi, grazie a internet e ai social. Ho poi sempre pensato di dover essere preparata su più fronti, quindi ho studiato composizione, arrangiamento, percussioni etniche, basso elettrico, violoncello, sound engineering, musica elettronica, frequentando la Scuola Civica torinese e collaborando con l’APM di Saluzzo.

Gli esordi musicali


Quando hai avuto chiaro che ti saresti dedicata alla musica a tempo pieno? Come vivi oggi, nel quotidiano, la scelta del professionismo?

ELISA: Fino ai 16-17 anni suonare nelle bands era per me principalmente divertimento. Pur avendo un animo rockettaro-metallaro non mi tiravo indietro davanti a niente, suonavo ogni sera con un gruppo diverso. Dal folk celtico al blues, dalla musica brasiliana al jazz, dal prog al funk. Ero “famelica” di imparare a suonare tutto, cercavo di applicare i miei studi in tutti i modi possibili. Intorno ai 18-19 anni capii che nonostante avessi sempre fatto musica solo per passione avevo voglia di provare a farlo per lavoro. Dentro di me in fondo non ero molto sicura di esserne in grado, un po’ perchè non sapevo se ne avrei avuto le “capacità tecniche”, un po’ perchè questa professione, se economicamente non hai le spalle parate da una famiglia molto benestante, non è per niente facile.
Spesso parlando coi colleghi vengono fuori discorsi un po’ nostalgici, del tipo“Ah una volta sì che era meglio!”, “Eh il lavoro non è più quello di una volta!” ecc ecc. Beh in parte i discorsi sono veri perchè le possibilità di suonare ad esempio in locali e festivals che abbiamo avuto noi, i giovani di oggi non ce l’hanno. Ed ecco perchè tutti si sono“rifugiati” in cameretta a fare video su tiktok! Ma parlandone dal punto di vista economico, la situazione non è che sia mai stata una meraviglia. Forse ancora la generazione dei miei maestri ha guadagnato bene facendo il turnista per qualche cantante famoso negli Anni 70-80, ma dagli Anni 90-00 in poi, quelli che ho vissuto io, ci siamo sempre fatti tutti un gran mazzo per portare la pagnotta a casa.

Vivere di musica

Vivere di musica oggi è a mio parere sempre molto difficile, esattamente come quando ero giovane. Diciamo che è più complicato capire in che direzione stiamo andando e diventa fondamentale essere “multitasking”, poichè la tecnologia viaggia ad una velocità disarmante. Mi riferisco in particolare all’avvento dell’ Intelligenza Artificiale in campo artistico, che ha già cambiato radicalmente l’approccio alla professione. Ti faccio un semplice esempio in ambito didattico: fino a 10 anni fa preparare i playalong (basi di canzoni senza la traccia di batteria) per far studiare i miei allievi era un lavoro lungo e complicato, preparavo delle tracce a partire dal midi e ricampionavo gli strumenti con suoni decenti, a volte registravo dei veri musicisti che mi risuonavano e cantavano le parti. Oggi con certi software che usano IA il processo di mutare una traccia da un brano originale si fa in un minuto!!! Non parliamo poi del discorso della trascrizione brani su partitura. Tutti noi ci ricordiamo le ore passate a fare avanti-indietro con le audio-cassette per tirare giù i brani. Oggi trovi qualsiasi tipo di spartito anche gratuitamente in rete. Insomma quello che dico è che sì da una parte è tutto bello, ma molte professionalità sono già sparite perchè diventate obsolete. Certo è il progresso che va avanti, ma anche l’orecchio del musicista sta cambiando, non è più “preparato” a fare determinati lavori perchè ci pensa l’IA. Mi chiedo quindi, senza per questo giudicare, cosa ci riserva il futuro e ho molti interrogativi.

Elisa e i suoi acts preferiti

Che generi musicali preferisci? Nel vederti suonare si ha l’impressione che tu sia una musicista “multilingue”. Nel corso degli anni hai avuto un’evoluzione, dal punto di vista dei tuoi gusti personali, oppure hai mantenuto le preferenze che avevi inizialmente?

ELISA: Ti ringrazio per la definizione “multilingue”! Mi piace molto! In effetti come ti raccontavo prima, non mi sono mai tirata indietro di fronte all’opportunità di suonare qualsiasi genere musicale. Sono andata ai concerti dei più svariati artisti. Da Battiato ai Chemical Brothers, amo la musica a 360° e credo che un musicista professionista non possa prescindere dall’ascoltare tutto. Ricordo un’intervista di Robert Fripp di tanti anni fa dove gli chiesero da cosa era influenzato in quel periodo e lui rispose che si era intrippato con i Pantera! Ecco, tu pensa che 2 delle mie bands preferite in assoluto sono i King Crimson e i Pantera ! E non è che abbia sempre avuto solo la fissazione per i batteristi, ho un’ammirazione smisurata anche per altre categorie di musicisti, non so per esempio tra i chitarristi adoro i guitar hero “old school” tipo Zakk Wylde o tra i bassisti il leggendario Tony Levin, ma adoro anche artisti di nuove generazione come il cantante Dino Jelusick o bands come Haken, Sleep Token, Night Verses.
Ti ho fatto davvero i primi nomi che mi sono venuti in mente. Sono partita ad ascoltare il rock classico per poi spostarmi sul metal in tutte le sue forme, sul prog, sull’elettronica, ho amato anche Stevie Wonder, Ivan Graziani, i Matia Bazar, i Kraftwerk ed Eminem…insomma non sono schizofrenica, è proprio così! Ahah!

Tante influenze nel drumming di Elisa Pilotti

Quali sono i batteristi che ti hanno influenzato maggiormente?

ELISA: Ecco questa è una delle domande più difficili a cui spesso devo rispondere!
Proverò a segnare alcuni punti cardine di questi 35 anni (!) oramai ho passati sulla batteria. I miei primi batteristi preferiti li citerei per il fatto che a 14 anni ero una fan delle loro bands e ho studiato tante loro canzoni, quindi nominerei Ian Paice, John Bonham, Roger Taylor, Bill Bruford, Neal Peart, Nicko Mc Brain, Lars Ulrich, Dave Grohl, Will Calhoun e il mio adorato Mike Portnoy con cui ho avuto una specie di storia d’amore platonica a distanza senza che ovviamente lui ne sapesse mai nulla!!! (Tutto nella mia testa!Ahah!). Quando lo incontrai al Namm a Los Angeles nel 2011 ero quasi paralizzata dall’averlo davanti e sono riuscita a spiaccicare goffamente solo qualche parola! Tra gli italiani citerei il compianto Giulio Capiozzo che ho avuto il piacere di conoscere a metà anni 90.
Poi sono diventata un po’ più cattivella, quindi intorno ai 20 anni, quando il fisico ancora me lo permetteva (!) mi sono impallata parecchio con Gene Hoglan e Sean Reinert che a mio parere rimangono tra i batteristi più originali ed influenti del death-metal tecnico. Arrivata alla “maturità”, intorno ai 30 anni ho capito che il mio modo di suonare è più assimilabile però a batteristi solidi, potenti e con pochi fronzoli, come Mike Bordin , Ray Luzier. Taylor Hawkins, Will Hunt. Tra le batteriste voglio citare una grande amica e leggenda della batteria che è Vera Figueiredo, la quale mi ha fatto conoscere ed apprezzare in maniera più approfondita il meraviglioso mondo dei ritmi brasiliani.

L’attività didattica

Tu svolgi una buona fetta del tuo lavoro in ambito didattico. Ci puoi parlare di questa attività? Come vedi le nuove generazioni che si avvicinano alla musica e ti contattano per imparare a suonare uno strumento?

ELISA: la didattica è la mia attività lavorativa principale dal 2001, anno in cui mi sono trasferita da Torino a Genova. Credo di aver sempre avuto una predisposizione naturale all’insegnamento, è un lavoro che amo molto e per il quale nutro un grande rispetto. Questo poiché l’educazione dei giovani porta con sé un’etica ed una responsabilità fortissima. Troppe volte ho visto colleghi (anche grandi nomi) buttarsi in questo campo solo perchè non riuscivano a lavorare in altro modo e ho visto fare molti danni.

L’insegnamento della batteria

Io ho scelto consapevolmente questo lavoro e dopo aver avuto credo almeno 500 allievi in questi anni, spero di aver lasciato ad ognuno di loro qualcosa di buono. Dopo aver lavorato per alcuni anni presso la rinomata scuola Drum Club di Genova, ho fondato nel 2014 il CAM Centro Artistico e Musicale a Lavagna. Oggi diretta egregiamente dalla Maestra Sefora Firenze, nota insegnante di canto della The Vocal Academy. In questi 10 anni anche la didattica si è trasformata moltissimo. Pur continuando ad organizzare eventi e masterclass in presenza, il vero cambiamento lo ha portato la pandemia poichè dal 2020 ad oggi la domanda di video-lezioni online e streaming è significativamente aumentata. Anche qui tutti noi docenti abbiamo dovuto adattarci in fretta. Personalmente ho cercato di cogliere gli aspetti positivi che ne conseguono. Come la possibilità di entrare in contatto con musicisti e studenti di tutte le parti del mondo. I ragazzi che oggi arrivano a scuola sono già bombardati da un sacco di input, tra videocorsi, tutoring, coaching e tutto ciò che si trova in rete. Li vedo perlopiù molto confusi e non ben consapevoli della fatica e del tempo necessari ad ottenere qualche traguardo. Inoltre a volte noto già una specie di “smania” di rincorrere il “professionismo”. Questo solo per l’idea di poter guadagnare, ma se si parte così forse è meglio pensare di fare altro nella vita!

Il consiglio di Elisa Pilotti ai musicisti esordienti

Che consiglio daresti ad un ragazzo che ha intenzione di fare il musicista di professione?

ELISA: di avere la mente aperta, essere creativi, avere spirito di iniziativa. Ascoltare tanto e parlare poco, cogliere tutte le opportunità e non aspettare che qualcuno venga a cercarti. E poi studiare, studiare sempre e migliorarsi sempre. Ma attenzione non parlo (solo) di spararsi ore sullo strumento e sui libri. Se vuoi fare la professione ci sono moltissimi aspetti che bisogna curare al di là della tecnica musicale, che direi deve essere “sottintesa”.

Faccio un esempio: il Cam Centro Artistico Musicale riceve ogni settimana una quantità enorme di curricula di gente che vorrebbe lavorare come insegnante. Molti hanno fatto percorsi musicali accademici approfonditi, ma talvolta non sanno neanche scrivere un curriculum in corretto italiano! Diciamo che se mi fai i numeri da circo su instagram e poi non sai mettere una “h” al verbo “avere” forse due domande dovresti fartele! Oggi più che mai, visto che si è in contatto diretto con tutto il mondo, non si può pensare ad esempio di non conoscere l’inglese. E allo stesso tempo bisogna saper fare il grafico, il videomaker, conoscere software musicali e non. Insomma c’è sempre un sacco da studiare, ma lo devi fare senza che questo sia un peso. Una delle accezioni del verbo “studiare” in latino ha il significato di “amare”. Si studia per amore dell’Arte. Non perchè vuoi farti figo in 30 secondi di video sui social facendo vedere che hai gli “endorsement” (che poi anche lì bisognerebbe aprire un altro capitolo… ma lasciamo perdere!).

I giovani musicisti e i social

I social sono sicuramente importanti, ma come ha giustamente spiegato Ash Soan nelle sue ultime clinic (batterista di Trevor Horn, Adele e molti altri) essi non sono altro che un “megafono” di ciò che è la tua attività artistica, quindi sicuramente possono servire a promuoverti e a farti conoscere, ma è di sicuro molto difficile che tu possa pagartici l’affitto di casa.

Elisa organizzatrice di eventi rock

Tu organizzi anche eventi e seminari con artisti di caratura internazionale. Puoi parlarci delle principali iniziative che hai promosso in tal senso e anticiparci qualche progetto futuro?

ELISA: Ho iniziato ad organizzare eventi soprattutto per offrire ai miei allievi (e alle loro bands) la possibilità di conoscere musicisti di alto livello. Poiché solo il confronto aiuta veramente a crescere. Per esempio nelle ultime due edizioni del Rock Is Not Dead Fest ho avuto modo di ospitare batteristi come Mike Terrana e Chris Slade (ex AcDc). Proprio in questi giorni sto organizzando una masterclass didattica presso il CAM di Lavagna. Avrò ospite il grande Mike Mangini, già batterista per i Dream Theater, Steve Vai e tanti altri.
Nel 2012 sono stata la prima in Italia (e la seconda nel mondo, dopo il Brasile a quanto mi hanno riferito!) a creare un festival tutto dedicato alla batteria al femminile, il Drum Ladies Fest, che ha visto ospiti quali Emmanuelle Caplette e Vera Figueiredo. Ho organizzato un evento unico quale “100 Drums”, dove 100 batteristi hanno suonato in piazza a Chiavari un tributo alla musica dei Queen.
Tanti eventi li ho organizzati in Liguria, ma per quanto riguarda il futuro ho intenzione di tornare ad organizzarne nella mia città d’origine, Torino.
Già da qualche anno collaboro con i colleghi ed amici di Joey’s Garage Tv, canale di streaming su Twitch, con i quali organizziamo music contest per bands emergenti e concerti in collaborazione con il Torino Comics.
Un lavoro molto impegnativo che ci coinvolge in due edizioni ogni anno, a dicembre ed aprile, oltre ai vari impegni settimanali che riguardano le trasmissioni in streaming sui nostri canali Twitch.

Il concerto come opening di Vasco

Ci parli delle tue collaborazioni musicali? Siamo interessati ad avere un sunto di quello che hai realizzato fino ad oggi come musicista e sapere che progetti hai attualmente in attività.

ELISA: Ci credi che comincio a fare fatica a ricordare tutto? Ahah! Allora finchè ho vissuto a Torino ho lavorato molto con le Ventra. Con loro abbiamo avuto il piacere di aprire per Vasco Rossi allo Stadio delle Alpi (80 mila persone) nel 2001 e credo che ad oggi sia stata una delle esperienze live più incredibili della mia vita! Poi tra i tanti grandi musicisti con cui ho avuto l’onore di suonare, ricordo in particolare la mitica Jennifer Batten, chitarrista storica di Michael Jackson. Poi Ryan O’Donnell, musicista di Ian Anderson dei Jethro Tull. Quindi l’amico di lunga data Andy, dei Bluvertigo, con cui abbiamo iniziato a collaborare fin dai tempi delle Missbit, la prima rock band con cui iniziai a suonare quando arrivai a Genova.

Le esperienze musicali di Elisa all’estero

Ho avuto esperienze straordinarie all’Estero che mi hanno fatto crescere moltissimo, in particolare il Namm di Los Angeles ed il MusikMesse di Francoforte, ma anche le performances da solista nelle fiere ed i drumfest in Italia (Disma, MIS, Batterika ecc.) mi hanno fatto crescere una robusta corazza, poiché in questi eventi ti devi esibire da sola, non hai la “protezione” di una band che condivide il palco con te, quindi queste esperienze mi hanno”forgiata” ad incassare le critiche e a rafforzarmi nello spirito.
Ma ci tengo ora a parlare del mio attuale progetto metal-industrial Negative 0, con cui abbiamo pubblicato 3 singoli e che uscirà con l’album il prossimo autunno su Lilith Label. Mi accompagna in questa avventura Erika LadyBass,nota bassista veneta. Infatti Negative 0 è un duo drum’n’bass in cui è forte la componente di programmazione elettronica di cui mi occupo personalmente. E’ un progetto audio-visuale e strumentale. Abbiamo già fatto alcune date soprattutto all’Estero (Inghilterra, Svizzera) e abbiamo già alcune date in programma in Francia e Germania, in particolare Berlino dove sono sicura che questo genere incontrerà apprezzamento.

I progetti per il futuro

Cosa vorresti realizzare in futuro?

ELISA:Per quanto riguarda Negative 0 ho intenzione di organizzare un piccolo tour nei cinema o in spazi simili che permettano di proiettare in modo adeguato l’idea visuale che accompagna la nostra musica. Ho anche in mente di andare oltre il discorso della proiezione classica e svilupparla nella direzione del videomapping. In questo senso ho iniziato a studiare (si torna ai discorsi di cui sopra!) alcuni software abbastanza complessi quali Resolume.
Per quanto riguarda la didattica ho in progetto di continuare a dividermi tra il Piemonte e la Liguria, proponendo non solo lezioni di batteria individuali ma anche giornate di lezioni intensive e collettive. Sviluppare l’aspetto della didattica in streaming ed online. Aprire uno spazio hi-tech dedicato agli allievi che vogliano registrare le proprie performance per metterle sui social, attrezzato con E-drums, luci e videocam adeguate per dare a tutti la possibilità di fare “i batteristi da cameretta” come li chiamo io. Se questo è il futuro, io lo aspetto al varco!

Siamo giunti in fondo a questa chiacchierata per la quale ti ringraziamo. Puoi lasciare i tuoi contatti per gli approfondimenti che i lettori di Backdigit vorranno fare sul tuo conto?

ELISA: Grazie a voi per avermi dato la possibilità di raccontarmi! Vi lascio il mio linktree dal quale potrete partire per avere info su tutto ciò di cui vi ho parlato e molto altro!

https://linktr.ee/ElisaPilottiDrummer


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