Recensione – Miroirs No.3: Modi alternativi per elaborare il lutto
Poche location e un cast di attori principali per il nuovo delicato film di Christian Petzold, come metafora dell’elaborazione del lutto. Presentato al Festival di Cannes 2025 nella sezione Directors’ Fortnight. Miroirs No.3, il nuovo film di Christian Petzold (Barbara, 2012 – Transit, 2018) è prodotto da Schramm Film Koerner & Weber. Ha per protagonisti gli attori Paula Beer, Barbara Auer, Philip Froissant, Matthias Brandt e Enno Trebs.
Distribuito in Italia da Wanted, al cinema dal 26 febbraio.

La trama di Miroirs No.3: Calarsi nei panni altrui
Laura (Paula Beer) è una studentessa di pianoforte berlinese, scontenta e apatica. Parte per un’escursione fuori porta insieme al ragazzo ma un incidente d’auto sconvolge tutti i loro piani..
Laura ne esce con qualche graffio mentre il suo ragazzo perde la vita. A soccorrere la ragazza è Betty (Barbara Auer), donna solitaria, che l’accoglie dentro casa.
I medici, dopo aver accertato lo stato di Laura, chiedono a Betty se può restare a casa sua: anche se sta bene, ha subito un grave lutto e, per di più, è proprio Laura a voler rimanere.
Dopo aver passato dei giorni insieme, le due cominciano a stringere un ottimo rapporto. Laura aiuta Betty nelle varie faccende di casa e insieme le due ridono e si divertono. È evidente però come entrambe le donne mettano da parte i propri traumi. Per Laura qualcosa di ancora più profondo dell’aver perso il fidanzato e per Betty invece un alone di mistero. Chi è? La famiglia dov’è?
Domande alle quali ci verrà data risposta durante il film, ma raramente con le risposte che ci si immagina. Esattamente come per Laura, anche la famiglia di Betty in passato ha subito un lutto, forse ancora più grave.
Laura insiste per invitare marito e figlio di Betty e lei, dopo averci riflettuto per bene, accetta. Da qui Laura diventa una testimone tutt’altro che silenziosa delle dinamiche familiari e intime dei tre. Condiziona e stravolge il loro rapporto. Forse si espone troppo anche lei.
Miroirs No.3: Eliminare la retorica
Miroirs No.3 non è un film che ha la presunzione di dare risposte o di essere definitivo, non mette il focus sul dolore: le persone sono il proprio dolore.
Christian Petzold è abile nel far emergere i traumi attraverso gli sguardi e la recitazione degli attori, altrimenti sempre di sfondo, così come l’incidente d’auto, relegato all’off-screen.
Attraverso una regia che può ricordare quella del primo Aki Kaurismaki, Petzold elimina ogni tipo di virtuosismo tecnico, la quasi assenza di musica è bilanciata da un ottimo sound design e la macchina da presa predilige l’inquadratura fissa.
Sorprende come, in un film con un plot del genere, si riesca a creare tensione con scene semplicissime e con il silenzio. Forse questa tensione la proverà solo lo spettatore più malizioso, che si aspetta da un momento all’altro che il film diventi una sorta di Misery non deve morire.”
Il colpo di scena, se così lo si vuole definire, sorprende solo la protagonista, forse troppo immersa: è unica persona a non intuire che, involontariamente, la famiglia vede in lei qualcun’altra.
Eliminando ogni tipo di retorica spicciola, la sceneggiatura riesce a strappare dei sorrisi e dei momenti di riflessione mai banali, collocandosi nell’esatto confine tra il delicato e l’asettico
Miroirs No.3: Conclusioni
Petzold con Miroirs No.3 riesce a essere mai banale e a costruire un cinema della sottrazione, dove l’assenza pesa più dell’evento e il non detto diventa motore narrativo, ma chiede lo sforzo allo spettatore di condividere quell’inquietudine con i personaggi.
Al cinema dal 26 febbraio.
Mattia Pellegrino
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