Compagno di Banco: Andrea Bruni del Banco del Mutuo Soccorso – La storia infinita – cioè coniugata all’infinito
Andrea Bruni del Banco del Mutuo Soccorso ci racconta la tappa del tour di Potenza.
Potenza 10 gennaio – Ore 7:16. Lasciarsi la stazione di Siena alle spalle mentre il Flixbus inizia amuoversi in direzione Valdichiana. Scoprire che insieme a me è partita una comitiva di donne dirette nella capitale per festeggiare un compleanno. Fare amicizia con le signore, ritrovarsi a parlare con loro di gite passate e di adolescenze ormai alle spalle. Scoprire che il resto dell’autobus è semivuoto e silenzioso, ma ci pensiamo noi a colmare ogni lacuna. Provare a dormire nel tentativo di affrontare al meglio una giornata impegnativa e un viaggio fino a Potenza. Rinunciare al pisolino causa chiacchiericcio femminile ininterrotto.

Arrivare a Tiburtina in anticipo, salutare le donne senesi e constatare con stupore che in tre ore di viaggio nessuna di loro ha utilizzato la toilette del pullman. Siete uniche, dichiaro ammirato. Perché non abbiamo la prostata, mi risponde una di loro. Ripensare a tutte le donne con la prostata conosciute fino a oggi: probabilmente molte, visto che ciascuna delle mie amiche va in bagno ogni venti minuti. Capire a posteriori che avrei potuto evitare di tirare in ballo certe argomentazioni fisiologiche; vabbè, ormai l’ho fatto.
Appuntamento con Filippo Marcheggiani
Ore 9:59. Attendere l’arrivo di Filippo, che con pazienza è venuto aprendermi fino alla stazione. Fermarci in tangenziale Est per un caffè e all’uscita dell’Autogrill assumere la conduzione del mezzo. Programmare il navigatore fino a casa di Tony, affrontare duecento chilometri sotto un cielo grigio e a tratti plumbeo. Arrivare sulla costiera amalfitana e scoprire che con la pioggia quel paradiso naturale sembra in bianco e nero.
Chiamare Tony per avvisarlo che siamo a pochi minuti da casa sua, Tony è esilarante come sempre e ci aspetta per il pranzo. Arrivare da Tony all’una in punto, salutare Tony, salutare Elvira, salutare Liv che dall’ultima volta è cresciuta ancora e ogni volta che scodinzola può modificare la direzione del vento in tutta la costiera. Brindare al nostro primo pranzo di questo 2026, gustare l’ottima pasta e ceci preparata da Tony, aggiungere un surplus glicemico con i ricciarelli che ho portato dalla Toscana. Dare anche a Liv un dolcino per cani e ammirarla mentre si gusta il suo snack senza la minima avidità, quasi con parsimonia.
Salutare Elvira e Liv, ripartire per Potenza, sotto una pioggerelldiscreta ma costante. Avviare l’auto, mettere la cintura, uscire dal parcheggio e inforcare la via più rapida per l’autostrada. Constatare di essere in marcia da venti minuti e non essermi tolto il giaccone prima di partire. Cercare di rimediare in ritardo, con movimenti diversamente leggiadri che ricordano un grizzly nel tentativo di evadere dalla gabbia. Avrei potuto pensarci prima, chissà perché non l’ho fatto.
Andrea Bruni
Il difficile arrivo all’hotel di Potenza
Ore 15:42. Salire fino al centro di Potenza, trovare l’hotel dopo dieci minuti di tentativi fallimentari che nell’ordine mi hanno visto affrontare sensi vietati, vicoli stretti come quelli del Monopoli e strade senza il minimo sbocco. Appurare che la topografia di Potenza non mi è particolarmente congeniale, affrontare l’ultimo tratto in retromarcia per adeguarmi a un senso unico che dal momento del mio arrivo stava diventando un crocevia multidirezionale.
ABruni
Ritrovare Vittorio, Michelangelo e Marco

Ritrovare Vittorio, Michelangelo e Marco che ci stanno aspettando sulla soglia dell’hotel Pretoria; depositare i bagagli in camera a tempo di record e scendere di nuovo per dirigerci in teatro dove ci aspetta quello che si preannuncia come il soundcheck più breve nell’intera storia del progressive mondiale. Chiedersi il perché di questa fretta inusitata: siamo in ritardo? No. Ci sono esigenze tecniche e orari inflessibili da rispettare? Per niente. Qualcuno deve provare dopo di noi? Assolutamente. Il motivo che sta incalzando la nostra clessidra è molto più serio: tra poco gioca la Roma. Prepararsi a riprendere la macchina per raggiungere il teatro, affrontando un tragitto che, visti i precedenti, si preannuncia denso di curve e imprecazioni. Scoprire con meraviglia che il promoter sta per darci un passaggio e possiamo affrontare l’impresa da spettatori. Ringraziare tutti i santi locali e anche i loro parenti stretti. Fatto.
Cena in trattoria con piatti tipici
Ore 19:20. Telefonare a casa e sentire come sta la Wondy (Francesca). Telefonare ai genitori; telefonare a qualche amico e collega per pianificare progetti in corso. Ascoltare i commenti provenienti dai camerini e dedurre che la Roma è ancora sullo zero a zero. Fare due chiacchiere con il promoter Nino che ci sta aspettando per portarci a cena. Avviarci verso il ristorante nonostante la partita ancora in corso; ogni dispositivo mobile dei miei amici è sintonizzato sul campo di calcio.
Pensare a Lorella che è rimasta a Milano e stasera non sarà a proteggerci a bordo palco; pensare ad Alessandro che stasera non sarà dietro al mixer come di consueto. Una data del Banco senza di loro è come un cielo senza stelle, ma tra una settimana a Pordenone ci rifaremo. Gustare i piatti tipici della trattoria Sarricchio, assaggiare la ciambotta, insieme di verdure servite nel coccio. Scoprire cheanche Nino è vegetariano, confrontare i nostri gusti e le nostre abitudini alimentari proprio nel momento in cui la Roma si porta in vantaggio.
Andrea Bruni
Nei camerini del teatro

Terminare la cena in fretta, salutare i proprietari e tornare in teatro. Passare attraverso il pubblico che ha già preso posizione in platea e salire sul palco con spiccata disinvoltura, prima di dileguarsi tra le quinte per raggiungere i camerini. Risalire le scale che portano al palco, entrare in scena e colpire pelli e metalli per un paio d’ore, creando un’atmosfera di grande energia che il pubblico dimostra di apprezzare fragorosamente. Ringraziare tutti, riprendere trolley e bacchette e aspettare Nino, che da vero angelo custode ci riporta all’hotel sobbarcandosi le temibilissime vie di Potenza. Anche il servizio navetta va saputo fare; e Nino l’ha fatto.
Andrea Bruni
Il rientro in hotel
Ore 0:07. Rientrare in hotel, prendere la chiave e raggiungere la camera. Concedersi una doccia liberatoria dopo un giorno di sudore e vestiti spiegazzati. Andarsene a letto soddisfatti, farsi cullare i pensieri dagli schiamazzi della movida lucana che imperversa per le strade sottostanti, dove probabilmente c’è una discoteca. Dopotutto è sabato sera. Ho sempre amato addormentarmi con la musica in sottofondo, ma finora non avevo mai provato con la cassa in quattro, bassi martellanti e sintetizzatori ipnotici. Ora l’ho fatto.
Il viaggio di ritorno
Ore 7:00. Svegliarsi piacevolmente ritemprati e scendere per la colazione. Ripartire da Potenza con Filippo e Tony e percorrere la strada che ci separa da Vietri in compagnia di un’applicazione a dir poco sorprendente, per mezzo della quale chiunque può creare musica a comando. Sfruttando la cosiddetta intelligenza artificiale basta scegliere il genere, inserire un testo o anche soltanto l’argomento di un testo e in pochi secondi il cervellone elabora una proposta verosimile.
Ascoltare i risultati dei nostri esperimenti con stupore, ma anche con la consapevolezza che procedendo di questo passo il musicista rischia di scivolare presto fra le professioni desuete, assieme all’arrotino e l’ombrellaio. Accompagnare Tony a casa, abbracciarsi e darsi appuntamento fra meno di una settimana. Ripartire con destinazione Tiburtina e giungere sul posto in largo anticipo. Salutare Filippo, abbracciarsi e darsi appuntamento fra sei giorni. Attendere il Flixbus delle 14:30. Il sole splende sulla città eterna nonostante i dieci gradi invernali. Tra le panchine degli stalli ce n’è una vuota che aspetta solo che io la raggiunga. Sarà fatto.
Andrea Bruni
Anche questa è fatta

Ore 14:00. Vedere arrivare il pullman mezz’ora prima del previsto, chiedere al conducente se è possibile salire ugualmente, dedurre dal suo sguardo di aver fatto una domanda insulsa, cercare il posto assegnato e scoprire che si tratta del sedile centrale dell’ultima fila; sarà come tornare ai tempi delle gite. Partire in orario e sfruttare le tre ore di viaggio per una serie ininterrotta di telefonate, tra cui una lunghissima videochiamata con alcuni amici e colleghi nel corso della quale i miei vicini di posto mi sentiranno parlare di eventi, sponsor, fatture e ritenute d’acconto, neanche fossi il presidente della Longobarda.
Uscire dall’autostrada e ritrovarsi incolonnati in unaprocessione interminabile di macchine: gli outlet nelle vicinanze sono presi d’assalto per via dei saldi. Ascoltare i vari clacson che si sentono suonare in segno di disappunto e cercare di catalogarli in discreti, puntuti e molesti. Assegnare la vittoria alla categoria dei molesti, in netta maggioranza. Arrivare a Siena per le 17:30, cercare il mio trolley nel mare magnum degli effetti personali e trovarlo incastrato tra due valigie enormi, modello vacanze su Marte. Giungere alla macchina, avviare il motore e incamminarmi verso la strada di casa. Anche questa è fatta.
Andrea Bruni
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