Facciamo rumore: il cortometraggio che celebra gli 80 anni del voto alle donne – 2 giugno 1946
Il 2 giugno 1946 l’Italia non sceglieva solo tra Monarchia e Repubblica: per la prima volta nella sua storia, apriva le porte delle urne a milioni di donne, permettendo al Paese di camminare finalmente su due gambe. È a questa fondamentale conquista civile che si ispira “Facciamo rumore”, cortometraggio prodotto da OffiCine-IED nell’ambito del laboratorio FilmLab. Un’opera coinvolgente che sceglie di andare oltre una semplice celebrazione della storia, trasformando la memoria del passato in un messaggio urgente per il presente. Facciamo rumore sarà visibile il 2 giugno su OffiCine-IED e su IED.it, dopo l’anteprima sui canali ufficiali di iO Donna.

Diretto da Daniele Lince e scritto da Elena Beatrice (con la direzione artistica di Silvio Soldini). Il corto ci ricorda che il pericolo più grande per i diritti conquistati è l’abitudine, ovvero il dare per scontato ciò che è stato ottenuto con fatica e sacrificio.
Facciamo rumore – cortometraggio: Un cortocircuito temporale
Il cortometraggio, Facciamo rumore, si inserisce su una linea di continuità drammatica tra ieri e oggi. Immaginato in una Milano contemporanea di un futuro molto prossimo, il corto si apre con una sveglia improvvisa: il gesto della protagonista Stella, una ventenne inquieta interpretata da Alessandra Curia, che spalanca le persiane per far entrare la luce del mattino. Ma insieme alla luce entra una notizia destabilizzante: un referendum potrebbe abolire il diritto di voto alle donne.
La risposta della sua amica sotto le coperte («Ma non dire cazzate») fotografa perfettamente il torpore contemporaneo, lo scetticismo di chi ritiene le proprie libertà intoccabili, quasi fossero un elemento della natura e non il frutto di conquiste sociali. Da questo cortocircuito prende il via l’azione creativa di Stella e dei suoi compagni di viaggio. La determinata Carlotta (Caterina Pagliuzzi) e il sensibile Marco (Lorenzo Motta). I tre scendono nelle piazze milanesi per fare informazione e risvegliare una cittadinanza anestetizzata dall’indifferenza e dall’astensionismo. Spesso si scontrano con l’incredulità dei passanti, che liquidano la minaccia come una semplice “fake news”.
Il batticuore del 1946: cosa rappresentò quel rito sacro
Il cuore profondo del racconto dialoga costantemente con il ricordo di quel mattino di giugno di ottant’anni fa. Cosa provarono le donne che varcarono per la prima volta la soglia dei seggi?
Le cronache dell’epoca e i diari privati ci restituiscono l’immagine di un’emozione densa, solenne. Le donne si svegliarono all’alba, indossarono l’abito migliore della domenica e affrontarono file chilometriche in un silenzio carico di reciproco rispetto. Di bocca in bocca passava una raccomandazione singolare: «Non mettete il rossetto, altrimenti per incollare la scheda rischiate di macchiarla e renderla nulla».
In quel dettaglio apparentemente minuscolo si concentrava la cura, la precisione e il timore reverenziale verso un pezzo di carta che valeva la dignità di un’intera esistenza. Votare significava smettere di essere spettatrici passive della storia o confinate nella sola dimensione domestica. Significava che lo Stato riconosceva la loro mente, la loro volontà e il loro peso politico dopo i traumi della guerra e della dittatura, in cui le donne erano state la spina dorsale della Resistenza e della sopravvivenza quotidiana senza alcun riconoscimento civile.
Facciamo rumore – cortometraggio: Il dialogo tra generazioni
La densità emotiva del cortometraggio trova la sua massima espressione nell’incontro tra la giovinezza dei protagonisti e l’esperienza di due grandi nomi del cinema e del teatro italiano: Ida Marinelli e Andrea Bosca.
Stella si confronta con la professoressa Paola Zanetti (un’intensa Ida Marinelli), un tempo punto di riferimento civile e oggi profondamente disillusa. Nei suoi sguardi e nelle parole sospese del personaggio di Andrea Bosca («Non so cosa le sia successo… non la riconosco più») si concentra il peso della memoria storica. È il dialogo – a tratti doloroso – tra la generazione che ha vissuto l’evoluzione dei diritti e quella del presente che rischia di dimenticarne le radici. Un promemoria essenziale sul fatto che nulla di ciò che è stato conquistato è garantito per sempre.
Il “rumore” del titolo non è caos, ma presenza civile. Nelle sequenze finali, i volti truccati da mimi di Caterina Pagliuzzi e Lorenzo Motta, i gesti liberatori e i lanci di coriandoli rompono la grigia e immobile monotonia urbana. È la rappresentazione visiva della partecipazione democratica che si riappropria degli spazi pubblici grazie alla creatività dei giovani.
L’eredità di quel gesto: cosa ci ha insegnato il 2 giugno
Dal 1946 a oggi il percorso delle donne italiane ha smantellato progressivamente l’impianto patriarcale della società. Dalle 21 Madri Costituenti che impressero l’uguaglianza nell’Articolo 3 della Costituzione, fino alle riforme storiche come l’ingresso in Magistratura (1963), la riforma del diritto di famiglia (1975) e l’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore (1981).
Eppure, le fratture aperte del presente – come il divario salariale (gender pay gap), la violenza di genere e le difficoltà strutturali nella conciliazione tra carriera e famiglia – dimostrano che il messaggio del 1946 è più attuale che mai.
L’insegnamento più grande che quel giorno storico ha lasciato a noi donne italiane è che la libertà non è un punto d’arrivo, ma un processo continuo. Il voto non è solo un diritto individuale, ma un atto collettivo di responsabilità. Il 2 giugno 1946 e questa nuova opera cinematografica sono in fondo due capitoli dello stesso libro. Il primo ha aperto le porte della cittadinanza femminile, il secondo ci ricorda che quelle porte vanno presidiate, difese e vissute ogni giorno. Custodire la memoria significa fare come Stella: aprire le finestre, guardare il presente e trovare sempre il coraggio di alzare la voce.
Il cortometraggio, Facciamo rumore, sarà visibile il 2 giugno su OffiCine-IED e su IED.it, dopo l’anteprima sui canali ufficiali di iO Donna.
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