Recensione – Kontinental ’25: Anatomia Di Una Responsabilità

In Kontinental ’25 basta uno sfratto per trasformare un gesto burocratico in una crisi di coscienza. Dopo aver conquistato l’Orso d’Argento per la Migliore Sceneggiatura al Festival di Berlino 2025, arriva nelle sale italiane Kontinental ’25, commedia drammatica scritta e diretta da Radu Jude e prodotta da Saga Film insieme a diverse realtà europee.

Interpretato da Eszter Tompa nel ruolo di Orsolya, affiancata da Gabriel Spahiu e Adonis Tanța. Il film è distribuito in Italia da I Wonder Pictures ed è in uscita nelle sale il 25 giugno.

Kontinental 25: Lo sfratto come detonatore narrativo

Cosa succede quando un clochard sfrattato si suicida? Quali meccanismi si innescano nella mente dell’ufficiale giudiziario incaricato di eseguire lo sfratto?

Radu Jude prova a rispondere a queste domande nel suo ultimo lavoro, Kontinental ’25, senza rinunciare a quella sottile ironia satirica che da sempre caratterizza il suo cinema.

La pellicola si apre con una lunga sequenza – ma, in fondo, tutto il film è costruito attraverso lunghe sequenze – che ha come protagonista un senzatetto. Lo seguiamo mentre vaga per le strade di Cluj-Napoca, in Romania, cercando di racimolare qualche soldo, qualcosa da mangiare o, meglio ancora, da bere.

Al termine di una giornata estenuante, torna in quella che chiama casa, anche se sarebbe più corretto definirla uno scantinato. È qui, proprio mentre riesce finalmente a chiudere gli occhi, che arriva l’ufficiale giudiziario Orsolya accompagnata da alcuni gendarmi: è arrivato il momento dello sfratto. Tutti gli espedienti per rimandarlo sono ormai esauriti e l’uomo deve lasciare l’abitazione.

Gli vengono concessi dieci minuti per raccogliere le proprie cose in solitudine. In quel breve intervallo, però, decide di togliersi la vita, impiccandosi con un filo di ferro a un termosifone. Dopo circa mezz’ora di film comprendiamo che il clochard era soprattutto un pretesto narrativo, un vero e proprio MacGuffin che permette a Jude di spostare l’attenzione su Orsolya e di raccontare come quell’evento finirà per sconvolgerne l’esistenza.

Dialoghi, dubbi e crisi di coscienza

Orsolya svolge il proprio lavoro con evidente disagio. Cerca sempre di stare dalla parte degli sfrattati, di rimandare gli sgomberi il più possibile, di evitarli durante l’inverno. Per questo il suicidio dell’uomo la colpisce nel profondo, dando origine a una vera crisi morale. Mentre il marito e i figli partono per le vacanze senza di lei, la donna rimane in città e inizia un pellegrinaggio da una conoscenza all’altra, nel tentativo di elaborare quanto accaduto e trovare conforto per una colpa che razionalmente sa di non avere, ma che continua a percepire come propria.

Dopo essere stata rassicurata dalla polizia sul fatto che non esista alcuna responsabilità penale a suo carico, avendo agito nel pieno rispetto delle procedure, Orsolya si confronta con una serie di interlocutori. Kontinental ’25 è infatti un film costruito quasi esclusivamente sul dialogo: lunghe conversazioni che possono protrarsi per decine di minuti e che costituiscono il vero cuore dell’opera.

Jude sceglie inoltre una messa in scena radicalmente essenziale. I dialoghi sono spesso ripresi attraverso un’unica inquadratura frontale, una sorta di piano a due estremamente semplice, in cui i personaggi, tagliati all’altezza del busto, guardano verso la macchina da presa più che negli occhi dell’interlocutore. Accade così negli incontri con il marito, con la migliore amica, con un ex studente con cui vive una breve parentesi sentimentale e infine con un sacerdote. È una scelta che elimina ogni distrazione e costringe lo spettatore a concentrarsi esclusivamente sulle parole e sui sottotesti che attraversano le conversazioni.

Il fantasma del progresso

Sotto la vicenda dello sfratto si nasconde però un’altra riflessione: quella sulla trasformazione urbana e sul capitalismo contemporaneo. Al posto dell’edificio occupato dal clochard dovrebbe infatti sorgere il Kontinental, un albergo di lusso destinato a diventare l’ennesimo simbolo della speculazione edilizia. Jude torna più volte sui cantieri che punteggiano il paesaggio romeno: spazi apparentemente infiniti, quasi sempre deserti, privi di qualsiasi presenza umana. Restano soltanto l’arancione delle reti di protezione e il grigio del cemento, immagini che restituiscono un senso di sviluppo disumanizzato.

Kontinental 25: Premiato al Festival di Berlino

Girato in appena quindici giorni utilizzando principalmente un iPhone 15, Kontinental ’25 conferma ancora una volta la libertà creativa e produttiva di Radu Jude. Il regista dimostra come, spesso, per realizzare un grande film non siano necessari mezzi straordinari, ma un’idea forte e una sceneggiatura solida. Non sorprende, dunque, che il film sia stato premiato al Festival di Berlino proprio per la qualità della sua scrittura.

In uscita nei cinema dal 25 Giungo distribuito da I Wonder Pictures.

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