Un’anima in fiamme: Lina Sastri dà voce a Maria Maddalena
Dal 3 al 4 aprile 2026, la Sala Umberto accoglie uno spettacolo intenso e profondamente evocativo: Maria Maddalena o della salvezza, tratto da Fuochi di Marguerite Yourcenar, prende vita nella potente interpretazione di Lina Sastri, che ne firma anche la regia e la messa in scena.
È un viaggio nell’abisso dei sentimenti, un racconto che brucia di passione e dolore, fedele alla scrittura luminosa e implacabile della Yourcenar.

Maria Maddalena – Lina Sastri: Una figura tra sacro e profano
Al centro, la figura di Maria Maddalena: donna segnata da una ferita d’amore originaria, sospesa tra innocenza e desiderio, tra devozione e perdita. Il suo è un destino che si compie nella mancanza, nell’attesa e nella solitudine, in un continuo oscillare tra l’amore umano e quello assoluto.
Lina Sastri incarna una Maddalena viva e tormentata, restituendo al pubblico la complessità di un’anima che attraversa il dolore per cercare una forma di salvezza. Dall’amore giovanile per Giovanni a quello totalizzante per Gesù, la protagonista si muove in un percorso interiore che è al tempo stesso spirituale e profondamente umano, segnato da illusioni, abbandoni e un’irriducibile sete d’amore.
Una partitura sensoriale in scena
La scena si anima grazie a una partitura sensoriale raffinata: le luci di Giovanni Caccia scolpiscono gli spazi dell’anima, mentre il suono di Davide Faraso accompagna e amplifica le vibrazioni emotive del racconto. Due musicisti in scena dialogano con la voce dell’attrice, creando un tessuto sonoro che rende tangibile l’invisibile. I costumi, curati con l’assistenza di Mrosaria Riccio, e la direzione tecnica di Costantino Petrone contribuiscono a costruire un universo essenziale ma carico di suggestioni. Le immagini di Valdina Calzona completano il ritratto visivo di uno spettacolo che promette di lasciare un segno.
«È la grande passione di Maria Maddalena per Gesù che la condanna all’infelicità», racconta Lina Sastri. «Ma è anche la solitudine di chi non è amato, di chi viene respinto o escluso. È la storia di un’anima che tenta di riscrivere il proprio destino, ma resta prigioniera di una ferita che non si rimargina».
Prodotto da AG Spettacoli di Alessandro Alfieri, lo spettacolo si presenta come un canto poetico e struggente, capace di parlare al presente attraverso una figura senza tempo. Un’esperienza teatrale che non consola, ma interroga. Che non offre risposte, ma accende domande.
E, come ogni grande storia d’amore, lascia dietro di sé una scia di luce e cenere.



























