GRAVEYARD – Fever (9 ottobre 2026): il richiamo psichedelico del nuovo capitolo
Il ritorno dei Graveyard è una vibrazione che attraversa la scena rock scandinava come un’onda elettrica, un richiamo antico che parla di groove, ombre e febbre creativa. Con Fever, in uscita il 9 ottobre 2026 per Nuclear Blast, la band di Göteborg riemerge con un disco che sembra scritto in uno stato di trance lucida. Più pesante, più diretto, più viscerale — eppure ancora intriso di quella malinconia psichedelica che li ha resi un culto internazionale.
Un percorso che brucia lento: storia di una band in movimento
I Graveyard nascono nel 2006 da un incrocio di strade, di band che si sciolgono e di musicisti che non riescono a stare fermi. Joakim Nilsson e Rikard Edlund arrivano dai Norrsken, mentre Axel Sjöberg e Truls Mörck portano con sé l’anima blues degli Albatross. È un incontro che non ha nulla di programmato: è una corrente che si accende, un’urgenza che prende forma.

Fin dal debutto del 2007, la band mostra una direzione chiara: un rock caldo, ruvido, intriso di blues e psichedelia, che guarda agli anni ’60 e ’70 non per nostalgia ma per istinto. Con Hisingen Blues (2011) arriva la consacrazione: primo posto nelle classifiche svedesi, un Grammis e un’identità che non ha più bisogno di essere spiegata.
Da lì, i Graveyard non smettono di muoversi. Ogni album è un passaggio, una trasformazione, un diverso modo di respirare. Una band che non resta mai ferma, ma non perde mai se stessa.
Fever: un disco che pulsa come una corrente viva
Fever nasce senza filtri: nessun produttore esterno, nessun passaggio superfluo. Solo i Graveyard chiusi nel proprio spazio creativo, a scolpire il loro suono.
Il mix è affidato a Pelle Gunnerfeldt, nome legato a The Hives, Refused e Viagra Boys, capace di catturare quella ruvidità controllata che amplifica la natura più istintiva del gruppo.
La copertina, firmata dall’artista olandese Maarten Donders, è un’immagine che sembra respirare: simbolica, fluida, magnetica. Perfetta per una band che da sempre trasforma il rock in un’esperienza sensoriale.
Molti brani sono nati in viaggio, tra backstage, bus e notti insonni: una genesi nomade che attraversa tutto il disco come una corrente febbrile.
GRAVEYARD LIVE – AUTUNNO 2026: il viaggio continua sul palco
Per l’uscita di Fever, i Graveyard tornano on the road con un tour scandinavo che li vede affiancare due realtà affini come Blues Pills e Skraecködlan. Il viaggio parte il 31 ottobre da Eskilstuna e prosegue a Lund, Århus, Örebro, Karlstad, Falun e Norrköping. Il finale si sposta a Göteborg il 27 novembre e a Stoccolma il 28. Un percorso compatto e pulsante, che conferma i Graveyard come una delle band più vive e in movimento della scena rock scandinava.
Perché Fever è un capitolo decisivo
I Graveyard tornano con un suono più incisivo e terreno, senza perdere quella anima blues‑psichedelica che li accompagna dal 2006. Fever nasce dopo un periodo di intensa attività live e si inserisce con naturalezza nel revival rock scandinavo contemporaneo, rafforzando anche la loro identità visiva grazie alla collaborazione con Maarten Donders. Ma al di là dei dettagli tecnici, ciò che conta è che i Graveyard non pubblicano semplicemente dischi: creano atmosfere. Ogni album è una stanza diversa della stessa casa, ogni tour un movimento, ogni brano un varco tra passato e presente. Con Fever, ricordano ancora una volta che il rock è una vibrazione, e quando arriva non si può ignorare.
Tracklist:
01. Back From The Grave
02. Tongue Tied
03. A Better Cut (Note To Self)
04. Year Of The Horse
05. A Means To An End
06. Time To Tell
07. Don’t Shoot!
08. Room Tempered
09. Dead Note
GRAVEYARD: lineup
- Joakim Nilsson – voce e chitarra
- Jonatan Larocca-Ramm – chitarra
- Truls Mörck – basso
- Axel Sjöberg – batteria
GRAVEYARD: online
Monia Degl’Innocenti
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