Chi è deserto non vuole che qualcosa fiorisca in te
Stavo ascoltando “Ci sono anch’io” di Max Pezzali (LINK). È una canzone che conosco da anni, ma era da tanto che non la risentivo.
E, per la prima volta, mi ha colpita una frase a cui non avevo mai davvero prestato attenzione:
“Chi è deserto non vuole che qualcosa fiorisca in te.”

È incredibile come certe parole arrivino solo quando siamo pronti ad ascoltarle davvero.
E più ci penso, più mi sembra vera. Perché crescere non è mai solo un fatto personale. Ogni cambiamento che viviamo, ogni passo avanti, ogni ferita che guarisce, ogni sogno che prende forma, inevitabilmente cambia anche il modo in cui gli altri ci guardano.
E non tutti riescono ad accettarlo.
Ci sono persone che sanno stare accanto ai tuoi fiori, li annaffiano, li proteggono, fanno il tifo per la tua crescita interiore.
E poi ci sono quelle che, invece, davanti alla tua luce si sentono messe in ombra. Non perché tu abbia fatto qualcosa di sbagliato. Ma perché il tuo cambiamento ricorda loro ciò che non hanno avuto il coraggio di affrontare.
Cosa significa davvero la crescita interiore
Chi è deserto spesso riconosce il fiore, ma non riesce a sopportarlo. Perché un fiore è vita, è movimento, è possibilità.
E tutto questo può diventare insopportabile per chi ha scelto di restare fermo.
La negatività degli altri non parla di noi. Parla delle loro paure, delle loro rinunce, di tutto ciò che hanno smesso di coltivare dentro di sé.
Maturare significa anche imparare a non lasciare che lo sguardo di chi si è arreso condizioni il nostro modo di crescere.
Perché un fiore non chiede il permesso per sbocciare. Lo fa e basta.
E allora il punto non è evitare i deserti, ma è ricordarsi che, anche in mezzo al deserto, se c’è vita dentro di noi, qualcosa troverà comunque il modo di fiorire.
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