L’Inferno invisibile delle Cave di Tivoli: Cuccioli morti, omertà istituzionale e la lotta disperata di tre volontari

TIVOLI – A meno di trenta chilometri da Roma esiste una realtà che sembra uscita dai gironi più bui del degrado e del randagismo selvaggio. Nelle cave di Tivoli, un branco stimato in decine di cani randagi vive in condizioni igienico-sanitarie allucinanti, tra cumuli di rifiuti, malattie devastanti e una totale assenza di interventi strutturali da parte delle istituzioni.

A rompere il velo di silenzio su questa emergenza sono le voci di chi quel territorio lo vive ogni giorno: Roberta Piacentini (volontaria dell’associazione I Mici di Lory, guidata dal presidente Loredana Alfano), Luisa De Bernardo (fondatrice de La Casa dei Catorci) e Francesco Puleo, l’uomo che, letteralmente da solo, garantisce la sopravvivenza quotidiana di questi animali.

Articolo a cura di Cristina Speranza, con la preziosa collaborazione di Luisa De Bernardo, Roberta Piacentini e Francesco Puleo.

Vent’anni di politiche fallimentari: La matematica dei cani randagi a Tivoli

La gestione del fenomeno da parte dell’amministrazione comunale, dal 2000 a oggi, viene descritta come un paradosso logico e matematico. La strategia si è limitata per anni a catture parziali e spot:

  • Il paradosso dei numeri: Su un branco di circa 50 individui, il Comune interveniva prelevandone magari 10 per condurli in canile, lasciandone però 40 sul territorio, non sterilizzati.
  • La proliferazione incontrollata: Con una media di 20 femmine libere, capaci di dare alla luce dagli 8 ai 10 cuccioli ogni sei mesi, il problema non solo non è mai stato risolto, ma si è esponenzialmente aggravato.

L’illusione del “Progetto Lab” del 2026

All’inizio del 2026, l’amministrazione comunale di Tivoli aveva presentato in pompa magna, con tanto di conferenza stampa a gennaio, un progetto pilota che prevedeva la cattura, la sterilizzazione e la successiva reimmissione sul territorio dei cani.

Il blocco burocratico: Il progetto non è mai partito a causa delle restrizioni della normativa della Regione Lazio allora in vigore, che vietava la reimmissione sul territorio dei cani catturati.

La svolta (inutilizzata) di maggio: Nel maggio 2026, la normativa regionale è stata modificata, aggirando l’ostacolo. Oggi il Comune – o un’associazione partner – ha la piena facoltà giuridica di catturare, sterilizzare, microchippare e rimettere sul territorio gli animali sotto la propria responsabilità.

Il risultato attuale? Siamo a luglio, la legge lo consente, ma il progetto è fermo al palo. Nessun cane è stato ancora sterilizzato dal Comune.

Il collasso sul territorio di Tivoli: Cani randagi ridotti a “larve” e cucciolate continue

Mentre la burocrazia tace, la natura e il degrado fanno il loro corso. Il quadro descritto dalle volontarie è drammatico:

  • Guerre di branco: All’interno delle cave la competizione è spietata. I cani si aggrediscono per il territorio e la riproduzione, arrivando a uccidere i cuccioli affinché le femmine tornino subito fertili e accoppiabili.
  • Corpi abbandonati: Le carcasse dei cuccioli e dei cani adulti che non superano gli stenti rimangono sul terreno. Nonostante le segnalazioni inoltrate, nessuno si reca sul posto per il ritiro dei corpi.
  • Malattie dilaganti: Tra gli animali si registrano casi gravissimi di rogna, leishmaniosi e rickettsiosi. Cani ridotti a scheletri e privi di pelo (“sembrano i cani delle favelas”, denunciano i volontari), o esemplari con arti mutilati – come un cane nero con un moncone di zampa segnalato formalmente al delegato del sindaco già a settembre dello scorso anno – vagano senza alcuna assistenza.

Il recupero dimostrativo

Per dimostrare l’inerzia delle istituzioni, le volontarie hanno recentemente coordinato il recupero di un cane marrone in condizioni cliniche disperate, avvistato un mese fa da Francesco Puleo. L’animale è stato tratto in salvo tramite una gabbia-trappola e ora si trova al sicuro a casa di Luisa De Bernardo. Il cane sta ricevendo le cure necessarie in un ambiente protetto e umano.

Dal Comune, la risposta burocratica all’emergenza rasenta l’assurdo: viene richiesto ai privati cittadini di attivare la procedura standard con la Polizia Locale, che prevede di “trattenere sul posto” l’animale in attesa del furgone della ASL. Una richiesta impraticabile quando si ha a che fare con animali ferali, traumatizzati e competenti solo alla cattura con narcotici o attrezzature speciali.

cani randagi Tivoli

L’esercito di tre persone contro il “Muro di Gomma” comunale

Attualmente, l’intero peso di questa bomba sociale ed ecologica grava sulle spalle di pochissimi privati. Francesco Puleo si reca ogni singolo giorno nelle cave, affrontando le temperature torride dell’estate, per sfamare e abbeverare gli animali.

  • Da dove arriva il cibo? Una parte del cibo secco è stata fornita dal Comune di Tivoli, ma il resto proviene interamente dalle donazioni di associazioni romane, realtà locali e privati cittadini che seguono la vicenda sui social e che testimoniano la massima trasparenza dei volontari (con foto quotidiane dei sacchi distribuiti sul campo).
  • Trasparenza contro sciacallaggio: I volontari tengono a distanziarsi fermamente da vecchie gestioni opache del passato sul territorio, dove presunti “finti volontari” raccoglievano fondi su carte prepagate senza effettuare sterilizzazioni o mostrare traccia dell’acquisto di cibo. Per Roberta e Luisa, il faro della gestione etica rimane l’operato trasparente e orientato al benessere animale di Loredana Alfano.

Il silenzio delle istituzioni e le pressioni

Di fronte a PEC, mail, comunicati dei comitati di quartiere e tentativi di contatto telefonico diretto con i consiglieri comunali con cui si era avviato un dialogo, il Comune di Tivoli ha alzato un vero e proprio muro di omertà.

Anziché rispondere, arrivano “imposizioni” indirette e non ufficiali: i volontari vengono invitati a “tenere il tenore basso” e a non pubblicare le immagini del degrado delle cave e delle condizioni dei cani per non infastidire l’amministrazione.

“Io starò in silenzio quando vedrò montati i tendoni della ASL per fare gli interventi, e quando vedrò che i cani mangiano grazie alla Protezione Civile. Al momento non è il momento di tacere.”

Roberta Piacentini

Il manifesto dell’emergenza: Cosa si chiede al Comune di Tivoli

I volontari non chiedono fondi per se stessi, né riconoscimenti pubblici. Chiedono l’applicazione delle leggi e della civiltà. Le richieste immediate e non differibili all’amministrazione comunale sono tre:

  1. Messa in sicurezza immediata dei cuccioli: Sul territorio ci sono ancora numerose femmine con le mammelle calate che stanno allattando. I cuccioli di due o tre mesi devono essere prelevati, portati in canile per la profilassi sanitaria, microchippati e inseriti in un circuito di adozione in collaborazione con le associazioni di volontariato.
  2. Coordinamento per cibo e acqua: Non è umanamente sostenibile che la vita di decine di cani dipenda dalla presenza quotidiana di una o due persone. Serve un piano strutturato con il supporto della Protezione Civile o degli organi competenti.
  3. Unità di crisi per i casi urgenti: L’individuazione e il recupero immediato di tutti gli animali feriti, malati o in imminente pericolo di vita. Aspettare le sterilizzazioni promesse per l’autunno (si parla di ottobre) significa condannare a morte certa gran parte del branco attuale.

Cani randagi a Tivoli – EMERGENZA!!

Faremo un sit in Venerdì 17 luglio 2026 alle ore 9,00 di mattina, per questa situazione de ste povere bestie delle cave.. Vi prego di essere presenti a viale Cassiano davanti al tribunale.. ci sta ombra a quell’ora.. VI chiedo mezz’ora di tempo.. non mancate

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