Come vi piace di William Shakespeare: una foresta di identità, desideri e libertà – Recensione.
Fra le opere di William Shakespeare, Come vi piace è forse quella che più di ogni altra celebra il cambiamento.

È una commedia sull’amore, certo, ma anche sulla ricerca di sé, sulla possibilità di reinventarsi e sul valore della libertà individuale.
“Come vi piace”: una lettura poetica e contemporanea
Lo spettacolo andato in scena lo scorso 23 giugno 2026 al Teatro Carignano di Torino, nella traduzione e adattamento di Diego Pleuteri e con la regia di Giulia Odetto, ha saputo cogliere con straordinaria sensibilità proprio questa dimensione trasformativa dell’opera, offrendo al pubblico una lettura viva, poetica e sorprendentemente contemporanea.
Come vi piace Shakespeare
La vicenda portata in scena
La vicenda prende avvio in una corte segnata da rivalità e usurpazioni. Orlando, giovane figlio di Sir Rowland de Boys, è oppresso dal fratello maggiore Oliver e privato dei propri diritti.
Rosalinda, figlia del duca legittimo esiliato, viene invece allontanata dalla corte dal duca Federico.
Entrambi trovano rifugio nella foresta di Arden, luogo simbolico dove le convenzioni sociali si dissolvono e dove ciascuno può finalmente confrontarsi con la propria identità più autentica.È qui che Shakespeare costruisce il suo gioco teatrale più raffinato.
Rosalinda si traveste da giovane uomo assumendo il nome di Ganimede, Celia diventa Aliena e l’intera foresta si trasforma in uno spazio di metamorfosi continue, dove i ruoli si confondono e le certezze vengono messe in discussione.
L’amore diventa terreno di sperimentazione, mentre il teatro riflette su se stesso attraverso un continuo gioco di maschere e rivelazioni.
Come vi piace Shakespeare
La regia valorizza il carattere umano della commedia

La regia di Giulia Odetto affronta questa materia con grande intelligenza, evitando qualsiasi lettura didascalica e scegliendo invece di valorizzare il carattere profondamente umano della commedia.
La foresta non è soltanto un luogo fisico, ma una dimensione mentale ed emotiva nella quale i personaggi imparano ad ascoltarsi, a conoscersi e ad accettarsi.L’impianto scenico ideato da Regina Giulia Odetto costruisce uno spazio evocativo e suggestivo.
Le numerose corde che attraversano il palcoscenico richiamano contemporaneamente alberi, radici, sentieri e legami invisibili tra i personaggi.
“Come vi piace” di William Shakespeare: i costumi, le luci, la scena
L’effetto è quello di una foresta astratta, quasi onirica, capace di trasformarsi continuamente sotto lo sguardo dello spettatore.
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I costumi di Giovanna Fiorentini accompagnano con coerenza il percorso identitario dei protagonisti.
La loro apparente semplicità nasconde un accurato lavoro simbolico che permette ai personaggi di attraversare ruoli e condizioni differenti senza mai perdere credibilità scenica.
Determinante risulta il contributo del disegno luci firmato da Alessandro Verazzi e Andrea Valentini.
Le luci modellano lo spazio con precisione, alternando atmosfere intime e raccolte a quadri più ampi e corali.
La foresta sembra respirare insieme agli attori, mutando continuamente colore e consistenza emotiva.
Le musiche dal vivo di Filippo Conti e Celeste Gugliandolo

Le musiche dal vivo di Filippo Conti e Celeste Gugliandolo aggiungono ulteriore profondità alla narrazione.
Non rappresentano un semplice accompagnamento sonoro, ma diventano parte integrante del racconto, contribuendo a creare una dimensione sospesa tra realtà e immaginazione.
Sul piano interpretativo, l’intera compagnia offre una prova di notevole livello.
Come vi piace Shakespeare
Jacopo Ferro un Orlando appassionato e sincero
Jacopo Ferro costruisce un Orlando appassionato e sincero, animato da una vitalità giovanile che rende credibile ogni passaggio del suo percorso umano e sentimentale.
La sua interpretazione restituisce con efficacia tanto l’impulsività dell’innamorato quanto la maturazione del personaggio nel corso della vicenda.
Anna Manella una Rosalinda di grande fascino
Anna Manella è una Rosalinda di grande fascino scenico.
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La sua capacità di muoversi tra registri differenti costituisce uno degli elementi più riusciti dell’intero spettacolo.
Ironica, intelligente, vulnerabile e determinata, riesce a dare corpo alla straordinaria complessità di una delle più moderne figure femminili create da Shakespeare.
Gli altri interpreti
Accanto a lei, Teresa Castello offre una Celia partecipe e autentica, valorizzando il profondo legame affettivo che unisce le due protagoniste.
Il loro rapporto diventa uno dei cuori emotivi della rappresentazione.
Michele Schiano di Cola disegna un Touchstone brillante e misurato, evitando facili caricature e costruendo invece una figura ricca di sfumature.
Le sue apparizioni scandiscono il ritmo della commedia con puntualità ed efficacia.

Particolarmente convincenti risultano anche le prove di Christian Di Filippo nel ruolo di Oliver e di Matteo Federici nei panni di Adam.
Entrambi contribuiscono a dare consistenza umana ai rispettivi personaggi, evitando semplificazioni eccessive.
Celeste Gugliandolo interpreta con sensibilità Amiens, mentre Jozef Gjura offre un Jacques intenso e riflessivo, capace di restituire tutta la malinconica profondità filosofica del personaggio.
Di grande interesse anche il lavoro di Marta Pizzigallo nel doppio ruolo della Duchessa esiliata e della madre di Rosalinda, così come le interpretazioni di Marcello Spinetta, Lorenzo Bartoli e Stefania Medri, che contribuiscono a rendere vivo e credibile il mondo della foresta.
L’affiatamento della compagnia
L’affiatamento della compagnia emerge soprattutto nelle scene corali, dove la regia trova il proprio compimento migliore.
I movimenti collettivi, i cambi di ritmo e la costruzione delle immagini sceniche rivelano un lavoro accurato e condiviso, capace di trasformare il gruppo in un vero organismo teatrale.
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Particolarmente efficace risulta inoltre la gestione del tono.
Lo spettacolo attraversa con naturalezza momenti di comicità, riflessione, malinconia e leggerezza senza mai perdere coesione.
I molteplici registri della stessa opera di Shakespeare
Shakespeare vive proprio in questa capacità di contenere molteplici registri all’interno della stessa opera, e la produzione torinese riesce a valorizzarli tutti.
L’unico elemento che talvolta lascia qualche lieve perplessità riguarda la dizione di alcuni interpreti.
In alcuni passaggi si percepiscono piccoli inciampi negli accenti e nelle inflessioni, aspetti comunque marginali nel quadro generale della rappresentazione.
Più evidente risulta, a tratti, la tendenza del protagonista a sostenere un ritmo particolarmente serrato nella restituzione delle battute.
La velocità dell’eloquio, soprattutto nei passaggi più ricchi di testo, rende occasionalmente meno immediata la comprensione di alcune sfumature linguistiche.
Si tratta tuttavia di un dettaglio limitato che non compromette il valore complessivo della prova attoriale.
Un teatro vivo
Ciò che rimane al termine dello spettacolo è soprattutto la sensazione di aver assistito a un teatro vivo, capace di parlare al presente senza tradire la propria origine classica.
La foresta di Arden immaginata da Giulia Odetto diventa il luogo in cui ciascun personaggio può finalmente scoprire chi è davvero, e lo spettatore viene invitato a compiere lo stesso percorso.
“Come vi piace”: uno degli appuntamenti più riusciti della stagione del Teatro Stabile di Torino
Questo Come vi piace si impone così come uno degli appuntamenti più riusciti della stagione del Teatro Stabile di Torino: uno spettacolo elegante, intelligente e profondamente umano, sostenuto da una compagnia affiatata e da una regia capace di valorizzare ogni sfumatura del testo shakespeariano.
Un lavoro di grande qualità che conferma ancora una volta la straordinaria attualità di Shakespeare e la capacità del teatro di interrogare il nostro presente attraverso le emozioni, i dubbi e i desideri che da sempre appartengono all’essere umano.
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