Con “Riflessi d’Opera” la lirica cambia prospettiva – Intervista a Gianmaria Aliverta

“Riflessi d’Opera”: il pubblico entra nella Traviata e attraversa il lago insieme a Violetta – Intervista al regista Gianmaria Aliverta.

E se il celebre brindisi della Traviata non fosse soltanto una delle pagine più amate dell’opera, ma diventasse un momento da vivere accanto ai protagonisti?

È da questa domanda che nasce Riflessi d’Opera, il nuovo festival ideato dal regista Gianmaria Aliverta, pronto a debuttare quest’estate a Orta San Giulio.

Gianmaria Aliverta

L’obiettivo è ribaltare il tradizionale rapporto tra pubblico e palcoscenico, trasformando gli spettatori in parte integrante della narrazione attraverso un’esperienza immersiva e itinerante.

Il teatro che si fonde con il paesaggio

Niente platea, nessun sipario e nessuna distanza tra artisti e pubblico. L’opera lascia il teatro per fondersi con il paesaggio, coinvolgendo gli spettatori in ogni fase del racconto.

La prima edizione sceglie La Traviata di Giuseppe Verdi, riletta in una versione site specific che si sviluppa tra il borgo di Orta San Giulio e l’Isola di San Giulio.

Il percorso scenico conduce gli spettatori lungo le tappe della vicenda di Violetta, trasformando il lago, il battello e l’isola in autentici elementi della drammaturgia.

“Riflessi d’Opera”: Il pubblico coinvolto direttamente nell’azione

Non si tratta semplicemente di assistere a uno spettacolo all’aperto. Il pubblico viene coinvolto direttamente nell’azione, condividendo spazi, gesti ed emozioni con i protagonisti dell’opera.

Durante il celebre “Libiamo”, ad esempio, spettatori e artisti alzeranno insieme il calice di spumante, partecipando alla festa che apre la storia d’amore tra Violetta e Alfredo.

In un altro momento della rappresentazione, uno spettatore sarà invitato a interpretare Annina, entrando nella vicenda e contribuendo ad abbattere definitivamente il confine tra scena e realtà.

L’idea firmata dal regista Gianmaria Aliverta

Il momento più suggestivo arriverà con il trasferimento notturno in battello verso l’Isola di San Giulio, eccezionalmente accessibile per ospitare il finale dell’opera.

Qui il dramma di Violetta si consumerà senza alcuna barriera scenica, con gli spettatori raccolti attorno alla protagonista e immersi nel silenzio del lago.

L’idea porta la firma di Gianmaria Aliverta, regista che negli ultimi anni ha costruito un percorso artistico fondato sulla ricerca di nuovi modi per raccontare l’opera lirica.

Finalista agli International Opera Awards nel 2018

Finalista agli International Opera Awards nel 2018, Aliverta ha lavorato in importanti teatri italiani ed europei, affiancando all’attività registica un costante impegno nella divulgazione musicale.

Da questa visione è nata VoceAllOpera, realtà dedicata alla valorizzazione dei giovani interpreti e alla sperimentazione di format capaci di avvicinare nuovi pubblici al teatro musicale.

“Riflessi d’Opera”: un festival autonomo

Gianmaria Aliverta

Riflessi d’Opera rappresenta oggi l’evoluzione naturale di quel percorso, proponendo un festival autonomo nel quale territorio, musica e partecipazione diventano elementi inseparabili dell’esperienza artistica.Anche la scelta musicale segue questa filosofia. La partitura di Verdi sarà proposta in una raffinata riduzione per quartetto d’archi, privilegiando un ascolto più raccolto e diretto.

La dimensione cameristica consentirà di percepire ogni parola, ogni respiro e ogni sfumatura interpretativa, offrendo un’intimità difficilmente raggiungibile nei grandi spazi teatrali.

I giovani cantanti selezionati

A dare vita allo spettacolo saranno giovani cantanti selezionati attraverso il Concorso Lirico Internazionale “Giancarlo Aliverta”, confermando la volontà del festival di investire sulle nuove generazioni.

In un periodo in cui la lirica cerca nuovi linguaggi e nuovi spettatori, Riflessi d’Opera propone una strada originale che non rinuncia alla tradizione, ma ne ripensa profondamente l’esperienza.Per una sera il pubblico non sarà chiamato semplicemente ad assistere alla Traviata.

Sarà invitato a percorrerla, condividerla e viverla dall’interno, accompagnando Violetta fino al suo ultimo respiro.

Intervista a Gianmaria Aliverta

Intervista a Gianmaria Aliverta, regista ed ideatore del progetto:

D.: Cosa rende unico questo format?

R.: Non parlo più di “pubblico”, ma di spettatori, perché in questo spettacolo viene meno la distinzione tradizionale tra chi osserva e chi agisce. In un teatro esistono luoghi precisi: il cantante sul palcoscenico e lo spettatore in platea. Qui tutto questo scompare. Gli spettatori entrano fisicamente nello spazio dell’azione, come se in un teatro le sedie fossero sistemate direttamente sul palco.La scenografia non cambia: cambiano gli spettatori. Saranno loro a spostarsi da una location all’altra, fino a salire su una barca per raggiungere l’Isola di San Giulio.

Saranno così vicini ai cantanti da poter stringere la mano a Violetta, brindare insieme a lei e ad Alfredo e persino vedere uno spettatore diventare, per una sera, Annina.Ma attenzione: non è uno spettacolo interattivo nel senso di improvvisato. Lo spettatore rimane sempre rispettoso e silenzioso. Semplicemente, vive l’opera dall’interno. Cantanti e spettatori condividono lo stesso spazio, le stesse emozioni e lo stesso respiro.

La scelta de La Traviata

D.: Perché ha scelto proprio La Traviata?

R.: Ho scelto La Traviata per due motivi. Il primo è personale: Voce all’Opera nacque nel 2011 con un progetto molto simile sul Lago Maggiore. Oggi, dopo quindici anni di carriera internazionale, torno a quella intuizione con un’esperienza e una maturità completamente diverse.Il secondo motivo è artistico. La Traviata è il capolavoro dei capolavori. È l’opera più rappresentata al mondo e, grazie a Verdi, continua ancora oggi a riempire i teatri, permettendo loro di investire anche in produzioni più sperimentali. Per inaugurare un nuovo festival mi sembrava giusto partire dall’opera simbolo del repertorio italiano.Mi piacerebbe che diventasse quasi un appuntamento fisso del festival, affiancata negli anni da altri grandi titoli.

Una regia moderna

D.: È una regia moderna?

R.: Credo che oggi si faccia spesso confusione tra “regia moderna” e “ambientazione moderna”. Cambiare epoca, costumi o scenografie non significa automaticamente essere contemporanei. Per me una regia è moderna quando riesce a far emergere quanto un’opera abbia ancora da dire oggi, senza tradire ciò che l’autore voleva raccontare. Bisogna scavare nelle emozioni e nei temi, non limitarsi a cambiare l’abito dei personaggi.Nel nostro caso la vera innovazione non è visiva: gli abiti saranno storici. La rivoluzione è il rapporto tra spettatori e interpreti. Si cambia luogo invece di cambiare scena; si attraversa il paese, si sale su una barca, si vive l’opera a pochi centimetri dai cantanti. È un modo completamente nuovo di vivere Verdi, pur rispettandolo fino in fondo.Mi piace ricordare una frase dello stesso Verdi: “Torniamo all’antico e sarà un progresso.” È proprio questo lo spirito del progetto.

I luoghi protagonisti dello spettacolo

D.: Che ruolo hanno Orta San Giulio e l’Isola di San Giulio?

R.: Non è soltanto l’Isola di San Giulio a essere protagonista: è tutta Orta San Giulio a diventare un personaggio dello spettacolo. Lo spettatore non assiste semplicemente alla vicenda di Violetta: entra nella sua casa, attraversa i suoi luoghi, vive il suo viaggio. La natura sostituisce le scenografie e diventa parte integrante della narrazione. Il momento più intenso sarà l’approdo sull’Isola di San Giulio, chiusa al pubblico durante la rappresentazione. Il silenzio del luogo, abitato quasi esclusivamente dalle monache di clausura, accompagnerà gli ultimi istanti della vicenda di Violetta in un’atmosfera che nessun teatro potrebbe ricreare.

“Riflessi d’Opera: il rapporto tra cantanti e pubblico

D.: Che rapporto si crea tra artisti e spettatori?

R.: In questo spettacolo cantanti e spettatori condividono lo stesso spazio. Non esistono più il golfo mistico, il palcoscenico o la distanza fisica che normalmente separano chi interpreta da chi osserva. Questo cambia completamente l’esperienza. Lo spettatore non è più nella posizione di chi giudica da lontano, magari confrontando inconsciamente ciò che ascolta con una registrazione perfettamente montata in studio. Qui vive insieme ai personaggi.Ogni recita sarà diversa perché dipenderà dall’energia che si creerà tra artisti e spettatori. Nessuna emozione potrà essere programmata: nascerà in quel preciso momento.

Come avvicinare nuovo pubblico all’opera

D.: Questo progetto può avvicinare un nuovo pubblico all’opera?

R.: Ne sono convinto. L’opera lirica non è nata come arte d’élite: è diventata tale. Basta guardare il successo di artisti come Andrea Bocelli o Il Volo per capire quanto il canto lirico continui a emozionare milioni di persone. Il problema non è l’opera, ma il modo in cui spesso viene raccontata. Questo progetto non è pensato solo per chi non conosce l’opera, ma anche per gli appassionati e gli addetti ai lavori. L’obiettivo è offrire un’esperienza irripetibile che faccia nascere il desiderio di tornare poi nel luogo naturale dell’opera: il teatro. Queste iniziative non sostituiscono il teatro. Lo accompagnano e lo alimentano.

Il quartetto d’archi

D.: Perché la scelta di una riduzione per quartetto d’archi?

R.: La riduzione nasce innanzitutto da un’esigenza pratica: lo spettacolo si sposta in tre luoghi diversi e l’orchestra deve poter seguire questo percorso. Ma non è soltanto una scelta logistica. Ho sempre creduto che una buona trascrizione possa far emergere aspetti della partitura che spesso rimangono nascosti. Con il quartetto d’archi tutto diventa più intimo. Si eliminano gli elementi spettacolari e resta l’essenza del dramma umano. La vicinanza tra musicisti, cantanti e spettatori rende ogni sfumatura ancora più intensa. Sono convinto che il pubblico non sentirà la mancanza della grande orchestra, perché sarà immerso nella musica in un modo completamente diverso.

Il futuro del festival

D.: Quale futuro immagina per il festival?

R.: Mi piacerebbe che questo festival diventasse un appuntamento stabile e profondamente radicato nel territorio. Ho già in mente diversi titoli che si presterebbero a questo formato: L’incoronazione di Poppea, Lucia di Lammermoor e persino Aida, liberata dagli aspetti monumentali per far emergere il suo lato più intimo. L’obiettivo, però, è ancora più grande: fare in modo che Orta San Giulio diventi una vera casa dell’opera, dove tutta la comunità partecipi alla costruzione del festival e dove, anno dopo anno, l’opera diventi un patrimonio condiviso da cittadini, artisti e spettatori.Questo è solo il primo passo di un progetto che vuole crescere insieme al territorio

Grazie mille e…buona Musica!

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