La personale odissea di Mirela Hodo, rifugiata in Italia nel 1992 durante l’assedio di Sarajevo, si compie trent’anni dopo in un ritorno a casa carico di memoria e ferite irrisolte. Mirela Hodo aveva dieci anni quando lasciò la sua città sotto le bombe dell’assedio, evacuata dall’orfanotrofio Dom Bjelave insieme ad altri sessantasei bambini con la promessa di un rientro breve.

Quindici giorni si trasformarono in trent’anni di esilio tra l’Italia e una casa che non poteva più essere chiamata tale.
Prodotto e distribuito da Kama Productions in coproduzione con MESS e Method, il film è diretto da Massimiliano Battistella, con musiche di Nedim Zlatar e costruisce un ritratto intimo che si innesta in un quadro storico più ampio.
DOM è stato presentato in anteprima alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nelle Giornate degli Autori – Notti Veneziane, dove ha inaugurato la sezione non competitiva, ed è poi stato proiettato anche al 31° Sarajevo Film Festival.
Recensione – DOM: il viaggio di ritorno
Il mare, come per Ulisse, è anche per Mirela Hodo il segno di una casa che l’aspetta. Non è un caso che il documentario si apre su un traghetto e su una chiamata destinata a diventare un’ossessione nel corso della pellicola: quella alla madre.
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Perché Mirela Hodo non è stata soltanto abbandonata dal suo paese e dall’orfanotrofio in cui viveva, ma anche dai genitori. È una ferita che non trova pacificazione e che orienta l’intero percorso del film. Un doppio cordone ombelicale tagliato.
“Gridi e il tuo rumore è come silenzio”
Il film mescola, senza mai intromettersi, evitando domande superflue, immagini d’archivio e riprese recenti, in un continuo paragone tra passato e presente.
Mirela sente il peso e la fortuna di essere stata scelta per partire tra i tanti bambini bisognosi. Perché nessuno le ha chiesto se desiderava restare? Era solo una bambina, ma forse, se potesse tornare indietro, sceglierebbe di rimanere nonostante tutto.
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Mirela lascia la sua casa di Rimini, il marito e i due figli, e si imbarca verso Sarajevo. In Bosnia la seguiamo mentre si ricongiunge con vecchi amici, visita il vecchio orfanotrofio e l’ospedale in cui è nata.
Della madre, però, non riceve alcuna risposta: l’unica cosa che le è concessa è poterla ringraziare per averle dato la vita.
Il confronto con chi è rimasto a Sarajevo durante gli anni della guerra genera in Mirela più domande che risposte. Ogni ricordo condiviso, ogni volto ritrovato, sembra aprire nuove ferite e far riaffiorare ciò che il tempo non ha mai davvero guarito.
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Forse l’unica cosa che le resta è tornare tra le braccia delle uniche certezze: i figli e il marito che l’attendono con ansia a CASA.
Recensione – DOM: conclusioni
DOM lascia lo spettatore davanti all’impossibilità di ricucire del tutto il passato, ma anche la necessità di provarci. Il ritorno di Mirela mostra che il tempo non cancella le ferite, ma offre lo spazio per confrontarle e, forse, accettarle.
DOM arriva al cinema in Italia il 1° marzo 2026, distribuito da Kama Productions.
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