Intervista a Silviya Stanoeva e Momchil Alexiev: “Fedayn” al Teatro Argot e La voce del coraggio

In occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita di Dario Fo, il 23 maggio alle ore 20:00 il Teatro Argot Studio ospiterà La voce del coraggio, spettacolo tratto da Fedayn di Dario Fo e Franca Rame, interpretato da Silviya Stanoeva e diretto da Momchil Alexiev.

Il progetto nasce in collaborazione con la Fondazione Fo Rame e porta in scena una testimonianza intensa e profondamente umana: quella di una donna beduina coinvolta nella rivoluzione palestinese, attraverso un racconto che affronta temi ancora oggi estremamente attuali come il coraggio, la libertà, il ruolo delle donne e il tradimento politico.

Abbiamo incontrato i due protagonisti per parlare dello spettacolo, del loro rapporto con il teatro di Fo e Rame e del significato contemporaneo di questa opera.

Come è nato il tuo incontro con questo testo di Fedayn e qual è stata la prima emozione che hai provato leggendolo?

Silviya Stanoeva: “Ho trovato questo testo nel 2019 quasi per caso. Cercavo monologhi di donne arabe in inglese, anche perché ho una certa somiglianza fisica con le donne del Medio Oriente. Quando ho letto Fedayn in inglese sono rimasta colpita immediatamente: è una confessione scioccante, scomoda, profondamente onesta.

Parla di una testimonianza vera, quella di una donna beduina che negli anni Settanta inviò una registrazione a Milano, poi trasformata in testo teatrale da Franca Rame e Dario Fo. Racconta cose che ancora oggi, dopo cinquant’anni, molti non vogliono ammettere. Mi sono innamorata delle parole del personaggio, della sua forza, della sua complessità.

Si parla anche di tradimenti politici, ma non solo da parte del nemico, parla proprio come i popoli arabi non hanno preso la parte giusta in questa rivoluzione per aiutare i propri popoli, il testo è una novità secondo me, perché oggi tutti raccontano una narrazione speciale è veramente una cosa interessante.

Quando ho scoperto che il 2026 sarebbe stato il centenario di Dario Fo, ho deciso subito di lavorare a questo progetto e ho chiamato Momchil”.

Cosa ti ha spinto a prendere in mano la regia dello spettacolo?

Momchil Alexiev: “Quello che mi ha colpito è stato prima di tutto il carattere documentaristico del testo. Non è un’opera teatrale tradizionale: sembra quasi un documento vivo, una testimonianza reale che arriva direttamente allo spettatore.

Dal punto di vista registico, abbiamo cercato di lavorare proprio su questo aspetto: non rappresentare semplicemente una storia, ma creare l’impressione che il pubblico stia assistendo a un momento intimo e autentico, come se quella donna fosse entrata davvero dalla strada per raccontare la sua esperienza”.

Quanto pensate che il pubblico possa immedesimarsi nello spettacolo e che messaggio vorreste lasciare?

Silviya Stanoeva: “Mi piacerebbe che le persone uscissero dal teatro con il desiderio di avere una propria ‘voce del coraggio’. Oggi viviamo in un mondo pieno di dichiarazioni collettive, manifestazioni e parole urlate, ma spesso le vere rivoluzioni partono da persone sole, vulnerabili, apparentemente invisibili.

È proprio quella figura fragile che alla fine cambia le cose. Questo testo parla anche del Medio Oriente, dell’Iran, della condizione femminile e dei conflitti interni vissuti dalle donne rivoluzionarie. Sono temi ancora estremamente attuali”.

Fedayn
Fedayn di Dario Fo e Franca Rame – La voce del coraggioSilviya Stanoeva

Secondo voi cosa significa davvero avere coraggio?

Momchil Alexiev: “Il coraggio nasce da ciò che una persona è disposta ad accettare e da ciò che invece rifiuta profondamente. Nel nostro spettacolo la protagonista non racconta soltanto una storia: dietro le sue parole c’è una motivazione politica, sociale e umana molto forte.

È un coraggio concreto, pratico, che a un certo punto riesce persino a cancellare la paura”.

Silviya Stanoeva: “Per me il coraggio è legato soprattutto all’azione. Non sempre bisogna parlare: a volte basta fare qualcosa, prendere posizione. La voce del coraggio è la voce della verità.

La nostra protagonista non si limita a raccontare, ma compie azioni rischiose e sceglie di non piegarsi”.

Partecipare alle celebrazioni per il centenario di Dario Fo rappresenta una responsabilità culturale. Che rapporto avete con il teatro di Dario Fo e con Franca Rame?

Silviya Stanoeva: “In Bulgaria sono molto conosciuti, ancora oggi ci sono spettacoli di Dario. Una cosa interessante quando preparavo l’esame per entrare all’Accademia Nazionale di Teatro e Cinema, il mio monologo comico era tratto da Tutta casa, letto e chiesa. Mi sento molto legata al loro teatro, il nostro spettacolo cerca di essere vicino a loro, no è una commedia ma cerca la narrazione.

Durante le prove abbiamo guardato tanti video di Franca Rame. Pensavo spesso a lei mentre lavoravo al personaggio, quasi immaginando che mi osservasse, insieme Fo. Questo spettacolo è anche un omaggio alla loro arte e al loro teatro di narrazione”.

Alexiev com’è stato il dialogo artistico con Silvya durante la preparazione dello spettacolo?

Momchil Alexiev: “Prima di tutto io e Silvya ci conosciamo molto bene e lavoriamo insieme da tanti anni. C’è una grande fiducia reciproca e questo ci aiuta molto nel confronto artistico e nel modo di costruire il lavoro in scena.

All’inizio siamo partiti da un’impostazione più classica della rappresentazione teatrale, ma durante le prove il progetto si è evoluto gradualmente verso una ricerca più profonda e personale. Ci siamo concentrati soprattutto sulla dimensione artistica del testo, lavorando sulla fisicità dell’attore, sul modo di parlare, sui silenzi e sul comportamento scenico.

Abbiamo cercato un equilibrio diverso, più autentico e vicino alla natura documentaristica del racconto, costruendo uno spettacolo che fosse il più possibile vivo e umano”.

Quanto è importante mantenere intatta la forza originaria di un testo così importante?

Momchil Alexiev: “La Fondazione Fo Rame ci ha chiesto di essere completamente fedeli al testo, senza modificare nemmeno una parola.

Per noi è stata una fortuna, perché abbiamo potuto lavorare direttamente sulla drammaturgia originale e persino consultare alcune scansioni della registrazione su cui Fo e Rame avevano lavorato. Questo ci ha permesso di entrare nel loro modo di pensare e nel loro processo creativo”.

C’è una frase del testo che sentite particolarmente vicina?

Silviya Stanoeva: “Ce ne sono molte. Una delle mie preferite è: ‘Una donna rivoluzionaria, per la mentalità araba, è una donna indegna. Ma noi non ci facevamo caso…’. o ancora : ‘Non mi piaceva il lavoro da contadina’.

Mi colpisce perché racconta il peso della mentalità patriarcale e il modo in cui queste donne combattevano una doppia battaglia: quella politica e quella per la propria libertà”.

Fedayn
Fedayn di Dario Fo e Franca Rame – La voce del coraggioSilviya Stanoeva

Che messaggio volete lasciare a chi non ha ancora acquistato il biglietto?

Momchil Alexiev: “Il 23 maggio alle 20:00 al Teatro Argot Studio ci sono ancora alcuni biglietti disponibili. Quello che mi ha colpito profondamente di questo testo è il fatto che queste voci, queste testimonianze registrate, non appartengano soltanto alla storia di una donna araba. Sono voci che continuano a riecheggiare nel tempo e che parlano ancora a noi, al nostro presente.

Ci ricordano che il cambiamento dipende anche dalle nostre scelte, dalle nostre azioni e dalla responsabilità che abbiamo verso il futuro. È proprio questo che mi ispira di Fedayn: la capacità di trasformare una testimonianza personale in qualcosa di universale.

Spero davvero che questo spettacolo riesca a raggiungere e coinvolgere anche il pubblico italiano”.

Silviya Stanoeva: “Vorrei dire alle persone di venire a teatro perché è qualcosa di vivo. Ogni prova è diversa, succede nel momento presente, davanti agli spettatori. Nemmeno noi sappiamo mai fino in fondo cosa accadrà davvero in scena. È un’esperienza di intimità condivisa tra attore e pubblico”.

Poi saremo a Brindisi, per un incontro con me, con Momchil Alexiev in cui speriamo di avere l’opportunità di raccontare un po’ di Dario a Franca Rame.

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