Intervista allo stuntman Hot Wheels Mirabilandia: Emanuele, il pilota che trasforma la tecnica in spettacolo

Il mondo degli stunt è fatto di precisione, rischio calcolato e spettacolo puro. Lo si capisce appena si entra nell’arena di Hot Wheels Live a Mirabilandia (LINK) con stuntman eccezionali, dove i motori urlano, le gomme disegnano traiettorie perfette e le auto sfrecciano a pochi metri dal pubblico. Ho assistito allo show dal vivo e la sensazione è di adrenalina che ti attraversa, tecnica che ti sorprende, una storia che prende forma attraverso la guida.

Emanuele Brighi, stuntman Hot Wheels Mirabilandia: la sua storia

Dopo aver intervistato e raccontato la prospettiva della stuntwoman Irene del team, oggi entriamo nel cuore dello spettacolo attraverso la voce di Emanuele Brighi (LINK), stuntman Hot Wheels Mirabilandia. Pilota, tecnico, performer: un professionista che vive le auto ogni giorno e le porta in scena con una precisione millimetrica. Le sue manovre, drift, 360°, due ruote, loop sono il risultato di preparazione, controllo e fiducia totale nella squadra. Un ragazzo giovane, educato, disponibile, di quelli che percepisci subito “in gamba” anche solo dai messaggi. L’intervista infatti è nata proprio così: scambiando parole, domande e dettagli via chat, con quella semplicità che appartiene a chi vive il proprio lavoro con autenticità.

Questa è la sua storia, raccontata attraverso un’intervista che svela cosa significa davvero guidare in uno degli show più adrenalinici d’Italia.

1. Qual è la preparazione fisica e mentale necessaria per portare in scena uno spettacolo così dinamico e adrenalinico?

Sinceramente non vado molto in palestra perché ho poco tempo libero. La mia palestra è l’officina. Sollevo pesi e faccio attività intensa tutti i giorni, sotto al caldo o al freddo. Questo mi ha temprato e preparato fisicamente. Ogni spettacolo per me è come un allenamento completo: corro da un’auto all’altra senza pause, sempre al massimo. Anche la mente è sollecitata al 100%. Devo avere controllo totale dei movimenti, udito sempre attivo, sguardo concentrato su tutto quello che accade intorno. E tutto questo spesso in condizioni atmosferiche tutt’altro che ideali: sole cocente, pioggia, vento.

2. In che modo unisci il mondo delle corse con quello dello spettacolo e cosa pensi che il pubblico apprezzi di più del tuo stile?

Lo show è completamente diverso dal mondo delle corse, li unisco portando la tecnica della pista sul palco. In gara è un’esibizione continua: sei chiuso nel casco per ore, concentrato solo sul tempo. Il pubblico vede solo l’auto che sfreccia. Nello spettacolo invece tutto cambia. Devi eseguire manovre precise e rapide, millimetriche, poi ti fermi. C’è sempre una narrazione dietro: ogni drift, ogni burnout fa parte di una storia. Per questo ci sono anche parti recitate, pause, dialoghi. La differenza vera è il contatto. In pista sei isolato. Nello show il pubblico ti vede e tu vedi loro. Interagisce con te, e devi incitarlo, caricarlo. Sei pilota e attore nello stesso momento. Unisco i due mondi usando la stessa tecnica che uso in gara , controllo del gas e precisione. Il pubblico secondo me apprezza 3 cose: la vicinanza, sono a pochi metri dalla tribuna. Sentono il calore, l’odore di gomma bruciata, le vibrazioni. Non è TV è reale. La precisione, dietro ogni manovra c’è la tecnica. Infine apprezza l ‘effetto “Wow” , cioè l’evento improvviso, un mix di pericolo e sicurezza.

3. Com’è partecipare allo spettacolo Hot Wheels a Mirabilandia e cosa ti colpisce di più di questa esperienza dal punto di vista tecnico e scenico?

Hot Wheels a Mirabilandia è tecnica e show fusi insieme. Tecnicamente sei al limite. L’arena è stretta, il grip cambia tra asfalto, vernice e residui di gomma. Devi infilare manovre millimetriche drift, 360°, due ruote con timing perfetto perché sei sincronizzato con luci, musica, fiamme ed effetti. Se sbagli di mezzo secondo, salta tutta la scena. E tutto questo con auto che pesano e scaldano. Scenicamente è pazzesco il contatto: hai il pubblico a due metri, lo carichi, racconti una storia. La cosa che colpisce di più è quel brivido controllato: vedono il rischio, ma sanno che dietro c’è un pilota vero.

4. Qual è la sfida tecnica più complessa dello spettacolo e come l’hai affrontata?

La sfida più complessa dello spettacolo è sicuramente il loop. Ho iniziato a esercitarmi mesi prima del debutto. All’inizio serve una conoscenza totale dell’auto. Devi sentirne il peso, il motore, come si muove, come reagisce. È un rapporto che costruisci in officina, giorno dopo giorno. Poi c’è la preparazione dell’entrata: velocità, angolo, punto di stacco. Tutto deve essere perfetto, al centimetro. Non c’è margine di errore. Mi sono allenato seguendo anche i suggerimenti di mio padre. Quando ho sentito che io e l’auto eravamo pronti, sono partito.

5. Nello spettacolo Hot Wheels a Mirabilandia porti in scena manovre estreme e guida ad alta precisione: qual è l’aspetto più complesso del tuo ruolo e come si costruisce la fiducia necessaria per lavorare in squadra durante performance così adrenaliniche?

L’ aspetto più complesso del mio ruolo nello spettacolo, secondo me, è la coordinazione con gli altri piloti e il calcolo dei tempi per eseguire le coreografie con le auto. Non guido da solo in pista: ci sono altri piloti intorno a me e non puoi sbagliare. Se sbaglia uno, o se un’auto si ferma, devi essere sveglio e avere i riflessi pronti per schivare l’ostacolo o cambiare scena al volo, senza ostacolare le altre auto. La fiducia in squadra, in uno show così, non nasce il giorno dello spettacolo. Si costruisce mesi prima, in officina e in prova. Primo: passi tempo insieme anche fuori dall’auto. Smonti, rimonti, saldi con gli altri piloti. Se conosci come lavora uno con le mani, capisci come ragiona quando è al volante. In officina vedi subito chi è preciso e chi va di fretta. Secondo: prove, prove, prove. Ripetiamo le coreografie decine di volte. A bassa velocità, poi a ritmo show. Terzo: regole chiare e rispetto. Ognuno sa cosa deve fare, quando entrare, quando uscire.

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