Tre uomini con il volto coperto hanno fatto irruzione nella galleria Rosso20Sette, minacciando il gallerista e imbrattando le opere della street artist. Laika denuncia un’aggressione squadrista e promette di continuare la sua battaglia contro fascismo, razzismo e ingiustizie.

Non è una semplice bravata e non può essere liquidata come un normale atto vandalico. Quando si entra in una galleria d’arte, si minaccia una persona e si distruggono opere perché portatrici di messaggi scomodi, il problema va ben oltre la vernice spruzzata sulle tele. In gioco ci sono la libertà di espressione, il diritto al dissenso e la possibilità di raccontare attraverso l’arte ciò che accade nella società.
È quanto successo a Roma, alla galleria Rosso20Sette, dove il 27 ottobre alcuni uomini con il volto coperto hanno fatto irruzione durante la mostra The Collapse of Democracy della street artist Laika. Il gruppo ha minacciato il gallerista Stefano Ferraro e ha imbrattato le opere esposte con vernice nera. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, sono state danneggiate tutte le 23 opere presenti nella mostra. Sull’accaduto sono in corso accertamenti per identificare i responsabili.
Laika: «Non mi avete fatto paura»
A raccontare la gravità dell’episodio è stata la stessa Laika attraverso un video pubblicato sui social. L’artista ha espresso solidarietà al gallerista, che sarebbe stato immobilizzato e minacciato di essere picchiato se avesse provato a muoversi.
Laika ha definito quanto accaduto un’aggressione di stampo squadrista, collegandola a un clima di violenza e repressione politica. Nel suo messaggio ha denunciato un tentativo di colpire non soltanto lei, ma chiunque utilizzi l’arte per parlare di guerre, della situazione a Gaza e delle ingiustizie.
La sua risposta agli aggressori è netta: non ha intenzione di lasciarsi intimidire. «Non mi avete messo paura, mi avete dato la convinzione di essere dalla parte giusta della storia», ha dichiarato, ribadendo la volontà di continuare a denunciare fascismo, razzismo, xenofobia, omofobia e violenza di genere.
Quando viene colpita l’arte, viene colpita la libertà
La mostra The Collapse of Democracy affronta temi politici e sociali, dalle contraddizioni della democrazia alle discriminazioni, fino ai diritti civili e alla questione palestinese. È un’arte che prende posizione, provoca domande e non cerca necessariamente di mettere tutti d’accordo.
Ma il dissenso non si combatte con le minacce. Non si risponde a un’opera che non piace aggredendo una persona o distruggendo il lavoro di un’artista. In una società democratica, anche le idee più scomode devono poter essere espresse e discusse senza che qualcuno pensi di avere il diritto di imporre il silenzio attraverso la violenza.
Si può condividere o contestare il messaggio di un’opera. Si può criticarla, discuterla e respingerne il contenuto. Quello che non si può accettare è che la forza prenda il posto delle parole e che l’intimidazione diventi uno strumento per condizionare la libertà artistica.
La denuncia non si cancella con una bomboletta
L’episodio solleva una domanda che riguarda tutti: che cosa succede quando chi denuncia le ingiustizie viene attaccato proprio per aver scelto di non tacere?
Laika ha fatto sapere che continuerà il proprio lavoro. Il tentativo di intimidirla, nelle sue parole, ha rafforzato la convinzione di essere dalla parte giusta. Una risposta che trasforma la rabbia in una nuova presa di posizione e richiama alla solidarietà chiunque creda nella democrazia e nei diritti.
Ora è necessario che le indagini facciano piena luce sull’accaduto e che i responsabili siano individuati. Le minacce rivolte al gallerista non possono essere considerate un dettaglio secondario, così come non lo è il danneggiamento delle opere.
La libertà di espressione non dovrebbe dipendere dal coraggio di chi la esercita. Nessun artista dovrebbe temere aggressioni per ciò che rappresenta, nessun gallerista dovrebbe rischiare la propria incolumità per ospitare una mostra e nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere il silenzio per sentirsi al sicuro.
Le opere si possono imbrattare, ma le idee non si cancellano con la vernice. E la violenza non può diventare la risposta a chi sceglie di denunciare le ingiustizie.
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