Odissea di Nolan Recensione completa: un grande film ma una deludente trasposizione di Omero

Christopher Nolan (LINK) è riuscito ad imporsi come uno dei più importanti e influenti registi contemporanei. Quando è arrivata la notizia che stava lavorando ad un adattamento dell’Odissea di Omero, pietra miliare assoluta della letteratura e della nostra civiltà, si è creato un interesse incredibile intorno al progetto. Finalmente è uscito il trailer e sono scoppiate le polemiche. Ma di questo parleremo dopo.

Versione Bignami dell’Odissea: dopo la caduta di Troia, i Greci intraprendono il viaggio di ritorno a casa. Ulisse e i suoi uomini, dovranno affrontare un’infinità di pericoli prima di poter raggiungere le loro case.

ODISSEA — Il ritorno impossibile secondo Christopher Nolan

Odissea di Nolan recensione: un ritorno a Itaca tra memoria e destino

E adesso parliamo del film . Vediamo un vecchio Ulisse (Matt Damon)su una spiaggia mentre raccoglie pezzi di legno. Viene raggiunto da una splendida donna, Calipso (Charlize Theron). Lui le dice che sente un forte impulso ad andarsene ma non ne capisce il motivo. Calipso, tuttavia, sa.

Passiamo ad Itaca, città di Ulisse, dove Penelope (Anne Hathaway), sua moglie, regna in sua vece da 20 anni; e da tre tiene a bada i Proci, suoi pretendenti, che banchettano nel suo palazzo, preoccupandosi anche della protezione di Telemaco (Tom Holland), suo figlio e legittimo erede al trono. Penelope comunica ai Proci che sceglierà tra loro il suo sposo solo dopo aver terminato il sudario per Laerte, suo suocero. Sudario che di giorno tesse e di notte disfa per ricominciare a tessere la mattina successiva.

Poi torniamo da Ulisse che per anni si è nutrito del fiore di loto che gli ha cancellato la memoria. Ma questa volta Calipso gli impedisce di mangiarlo invitandolo a cercare di ricordare il suo passato. Piano piano nel tempo riemergono frammenti del suo passato, dalla guerra di Troia sino all’incontro con Calipso. Nolan alterna sapientemente queste sequenze con la situazione ad Itaca, a cui aggiunge la fuga di Telemaco da Menelao per cercare di avere informazioni attendibili su suo padre, visto che circolano infinite storie su di lui raccontate da tante persone diverse che sostengono di conoscerne il fato. E qui è interessante il parallelismo che fa Nolan tra la madre delle storie (l’Odissea) che nasce come racconto orale e l’infinità di storie sul destino di Ulisse che giungono alle orecchie di Telemaco.

Non mi dilungo ulteriormente sulla trama e passo ad analizzare gli altri aspetti del film.

Odissea di Nolan recensione: l’eccellenza tecnica tra regia, sonoro e fotografia

Sicuramente uno dei più riusciti è l’aspetto “materico” della pellicola.

Complice la maestria registica e il magnifico comparto sonoro, sembra davvero di essere lì. Si sente il terreno, il legno della barca, la forza dell’acqua, la consistenza delle cose e l’apice di questa sensazione è la scena orrorifica in cui Circe trasforma gli uomini di Ulisse: con una forza incredibile e uno sforzo altrettanto forte, deforma i volti, li schiaccia, li allunga, creando una delle scene più potenti di tutto il film.

Menzione speciale va alla splendida colonna sonora di Ludwig Göransson che, senza usare l’orchestra (che all’epoca non esisteva), ha creato sonorità splendide utilizzando strumenti dell’antica Grecia come l’Aulos, la lira e poi gong di bronzo e strumenti metallici che conferiscono un’impronta imponente e primordiale, a cui ha aggiunto anche i cori. L’apice si raggiunge nella scena dello scontro tra Ulisse e i Proci con un crescendo magnifico di ritmo e tensione dove la musica, la regia e i frenetici tagli di montaggio si fondono perfettamente in un crescendo di tensione, violenza e potenza per quella che per me è la migliore scena del film ed è destinata ad essere ricordata per molto tempo.

Passiamo alla regia. Non c’è molto da dire al riguardo. Nolan è un maestro nell’uso della macchina da presa e lo dimostra anche in questa situazione coadiuvato dalla splendida fotografia di Hoyte van Hoytema. Il film è visivamente impressionante con scelte cromatiche diverse che definiscono i vari luoghi della narrazione con tinte sature nei costumi, l’azzurro brillante del mare e le tonalità calde, in particolare nelle scene con il fuoco.

Odissea di Nolan recensione: i limiti dell’adattamento e la distanza da Omero

Ma veniamo ora agli aspetti negativi.

Il problema principale del film è che ha due anime. Da un lato il classico Nolan con la ricerca dell’accuratezza storica e del realismo, dall’altra il desiderio di puntare a qualcosa di più visionario e particolare, uno stile non ancora sperimentato dal regista inglese. Ma Nolan non riesce a decidersi e il film non è né l’uno né l’altro.

Nelle interviste Nolan ha parlato molto dell’accuratezza storica tanto da non volere l’orchestra per la colonna sonora perché all’epoca non esisteva. Poi però mette un rapper africano a fare il bardo antico, utilizza imbarcazioni vichinghe di 200 anni successive al posto di quelle greche, inserisce attori africani ad interpretare personaggi greci (ce n’è anche uno cinese), crea armature visionarie che non hanno alcuna verosimiglianza con quelle dell’epoca e utilizza un linguaggio parlato moderno oltre a non inserire nel cast nemmeno un greco. Per quanto riguarda il linguaggio, nelle interviste dice di averlo fatto perché, visto che i Greci antichi si esprimevano con quel linguaggio, che era il linguaggio corrente per loro, voleva che anche il pubblico moderno, come quello greco antico, si trovasse di fronte a un linguaggio a lui contemporaneo per non creare un effetto di straniamento.

Non considerando però che noi oggi non ci vestiamo certo come i Greci antichi e quindi lo straniamento si verifica comunque. Tornando alle armature poi, queste non hanno alcuna verosimiglianza con quelle antiche, soprattutto quella di Agamennone che sembra Batman e anche qui la sospensione dell’incredulità ci fa ciaone con la mano.

Quindi dov’e’ l’accuratezza storica ?

Non solo avrebbe dovuto fare riferimento alla storia, c’è anche un famoso artigiano greco che le riproduce fedelmente, ma, nel caso di Agamennone, avrebbe potuto ispirarsi allo stesso Omero che, nel libro XI dell’Iliade, la descrive con dovizia di particolari. Spostiamoci dai giganti cannibali descritti da Omero come “grandi come vette” e che lanciavano massi contro le navi greche. Nolan li rappresenta come più alti sì di uomini normali, ma non giganteschi e soprattutto con armature in stile quasi medievale. Non può mancare la rappresentazione di certi personaggi che ha destato tanto clamore.

Partiamo dal pomo delle discordia : Elena di Troia “dalle bianche braccia “, figlia di zeus e la donna piu’ bella del mondo.

Questi epiteti erano utilizzati dai Greci per segnalare precise caratteristiche fisiche come Athena dagli occhi blu o Achille dalla bionda chioma o, ancora, Menelao, re di Sparta e sposo di Elena, descritto da Omero con l’epiteto greco xanthòs, che indica una capigliatura biondo-rossiccia o fulva. Questo colore, associato ad altri eroi omerici come Achille, simboleggiava nella Grecia antica un tratto divino e aristocratico.

Ma giustamente Nolan ce lo rappresenta senza capelli e vestito tipo Robin Hood.

Quindi, mettere un’attrice africana non ha alcun senso da nessun punto di vista. Per non parlare del fare interpretare alla stessa attrice Clitemnestra che era sì sorella di Elena, ma non gemella e, tra l’altro, di padre diverso. Tornando poi alla questione delle “bianche braccia”, queste erano simbolo di appartenenza ad un’alta casta sociale perché i nobili non si abbronzavano per distinguersi dalle classi inferiori. Ci tengo ora a parlare del cavallo di Troia. La realizzazione è molto interessante: un cavallo imbizzarrito in piedi sulle zampe posteriori e perfettamente realizzato, come una scultura. Peccato che sia incredibilmente piccolo e non è assolutamente credibile che Ulisse e i suoi uomini possano starvi tutti dentro. Inoltre, la scelta di farlo apparire ai Troiani spiaggiato non ritengo abbia molto senso.

Arriviamo ora al punto piu’ importante. Ulisse.

L’Ulisse di Nolan è il classico eroe americano tormentato, afflitto dai sensi di colpa, desideroso di tornare a casa. Non evolve in alcun modo. L’Ulisse di Omero è astuto, furbo, cinico, arrogante, ironico, divorato dalla smania della conoscenza, dalla sete della scoperta, che lo porta a correre rischi anche quando non dovrebbe. È così mentre la scena delle sirene, dove si fa legare all’albero maestro pur di scoprire cosa sentono quelli che soccombono al loro canto, è perfettamente coerente in Omero, qui risulta priva della forza motivazionale originaria. Il viaggio di ritorno dell’Ulisse di Omero ha una valenza universale, segna il passaggio, l’evoluzione, il cambiamento di un uomo che è anche l’umanità stessa. Perché nell’epica i personaggi non sono semplici individui ma rappresentano, appunto, l’umanità intera.

L’Odissea di Nolan invece non riesce ad abbracciare e restituire i valori, le credenze, la filosofia, l’essenza della cultura antica. Si limita a sovrascriverla con quella americana, inserendoci riferimenti attuali che sono del tutto fuori luogo, conditi dalla tipica retorica hollywoodiana che esplode nel monologo di Ulisse, ancora sotto le mentite spoglie del mendicante, a sua moglie Penelope. E aggiungo, il sottotitolo al manifesto americano del film è “Defy The Gods” e cioè “sfida gli dei”, frase che pronuncia lo stesso Ulisse in una scena del film. Una frase tipica da film americano che mai e poi mai e poi mai un greco, anche il più temerario degli eroi, avrebbe pronunciato. Il rispetto degli dei e del sacro è sempre stato un caposaldo della cultura greca. In particolare da parte di Ulisse.

Odissea di Nolan recensione: casting, dichiarazioni e controversie

Passiamo ai mostri.

Il Ciclope è stata un’esperienza strana. Ho avuto la sensazione del tentativo di voler fare qualcosa che dovesse stupire a tutti i costi. L’unico occhio è verticale anziché orizzontale, così come il naso. Il Ciclope è un pupazzone in CGI grigio senza capelli. Ma onestamente non mi ha incusso alcun terrore. Manca anche la celebre frase in cui Ulisse si presenta come “nessuno”, fortemente coerente con il personaggio di Omero ma non con quello di Nolan. E poi arriviamo a Cariddi. Questa per me è stata la delusione più grande di tutto il film.

Il mostro marino si sarebbe potuto prestare a qualsiasi interpretazione e Nolan avrebbe potuto stupirci con qualcosa di nuovo ed interessante. Invece Cariddi è ridotta a delle protuberanze grigiastre di CGI mediocre munite di bocca che si mangiano qualche marinaio per poi scomparire in un anfratto della scogliera. Una rappresentazione totalmente insipida. (Un po’ come l’attore scelto per interpretare Agamennone, che una volta tolto l’elmo batmaniano, si presenta come un ragazzetto privo di carisma e presenza scenica).

La Polemica

Sin dal primo trailer la scelta di alcuni attori, prima tra tutti Lupita Nyong’o che interpreta Elena, ha suscitato enormi polemiche (lasciamo perdere quelle fatte dai razzisti perché non sono degne di considerazione).

Ma la cosa singolare è che queste polemiche sono state ulteriormente alimentate dal cast e dal regista. Nolan, come abbiamo già visto, con le sue affermazioni assolutamente contestabili sull’accuratezza storica e sulla questione del linguaggio e poi gli attori.

Anne Hathaway, da cui proprio non me lo aspettavo, che ha sottolineato come Penelope sia vista come l’immagine della virtù e della pazienza e come invece Nolan abbia scritto un personaggio molto più complesso. Beh, se Anne avesse letto l’Odissea, saprebbe che la Penelope di Omero è ricca di sfaccettature ed ha una forza ed una volontà incredibile. Penelope è reggente di Itaca in vece di Ulisse da oltre vent’anni, da tre tiene a bada i Proci che la vogliono in sposa, banchettano tutti i giorni nella sua reggia e tramano per uccidere Telemaco, diretto erede al trono. Ed è sempre Penelope a decidere di indire la gara dell’arco.

Odissea di Nolan recensione – Infine, il pezzo da novanta : Lupita Nyong’o.

Ancora adesso non riesco a credere che abbia davvero detto quelle cose.

In primis ha candidamente dichiarato di non aver mai letto l’opera di Omero. Poi lo ha accusato di essere maschilista, che l’Odissea è solo dal punto di vista maschile, che Omero non dà spazio alle figure femminili (ma per fortuna Nolan ha corretto queste mancanze), attribuendo una superiorità morale al film e alla società contemporanea.

Ma non è finita qui. Ecco la ciliegina sulla torta: a domanda “se potesse dire qualcosa ad Omero, cosa gli direbbe?” lei risponde: “Quindi, Omero, come ti senti riguardo allo screen time (tempo sullo schermo/spazio) dato a queste donne, considerando il pochissimo tempo che hai passato con loro? Ti ricordi di noi?”. L’attrice ha poi ironizzato simulando il gesto di sporgersi in avanti per guardarlo con insistenza in attesa di una risposta. Credo che una tale arroganza e disprezzo per l’Opera originale si sia visto solo da parte di Rachel Zegler quando ha parlato di Biancaneve.

Questa affermazione bislacca denota la profonda arroganza e ignoranza dell’attrice.

Se avesse letto Omero saprebbe dell’immensa importanza che le donne hanno nelle sue opere. Di Penelope abbiamo già parlato, aggiungiamo Athena che per tutto il poema protegge e guida Ulisse, Calypso che salva Ulisse e quando lui decide di tornare da Penelope gli fornisce gli strumenti per costruire la zattera, provviste, acqua, vestiti e un vento favorevole; la maga Circe, potente e terribile, che seduce gli uomini e li tramuta in bestie; infine Nausicaa che accoglie Ulisse e lo aiuta a tornare ad Itaca.

Tornando poi al discorso dello “screen time”, il suo è decisamente risibile nel film, per non parlare in rapporto allo spazio che il personaggio ha nell’opera omerica. E ancora, Nolan, che secondo Lupita avrebbe dato così tanto spazio alle figure femminili, ha completamente cassato il personaggio di Nausicaa…

Riflessione finale – Odissea

L’Odissea di Nolan è un ottimo film ma una mediocre trasposizione dell’opera originale.

Se Nolan fosse stato più deciso e avesse avuto più coraggio, avremmo potuto avere qualcosa di molto più interessante.

Se, ad esempio, avesse osato assecondando un approccio più folle e visionario, avrebbe potuto realizzare un’opera più sulla direzione del magnifico Titus di Julie Taymor oppure, volendo cavalcare la necessità delle quote multiculturali per gli Oscar, avrebbe potuto creare una trasposizione dell’Odissea ai giorni nostri.

In entrambi i casi sono sicuro che si sarebbe trattato di opere molto interessanti.

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