Manipulation la recensione, un thriller immerso nel potere

Sette segrete, ricatti e chiesa. Dal 14 maggio Manipulation di David Balda ci trascina nei meccanismi oscuri dell’élite mondiale. Un thriller internazionale che, nonostante un inizio che presti il fianco a qualche buco di trama, si distingue per una regia di altissimo livello.

Manipulation di David Balda, tra ritualità e segreti

Come accennato, i primi minuti corrono, scaraventandoci immediatamente all’interno dei meccanismi dell’ordine. Il focus non cade sulle conseguenze delle loro azioni, ma sulle ritualità interne, aspetto che rimarrà in tutta la proiezione. I membri della setta emergono gradualmente: sono sudditi fedeli del Maestro e del “Grand Maestro”, una figura enigmatica che manipola i potenti attraverso il ricatto. Il protagonista è Matteo, entrato nell’organizzazione come figlio di un alto esponente. Tutta la storia inizialmente ruota intorno a questo personaggio, che originariamente crede negli ideali della cosiddetta Loggia Verde per poi scoprire l’orrore che si cela dietro di essa. Ma, come ben si sa, difficilmente si può uscire da queste organizzazioni. Tutto ciò viene affrontato con molta rapidità, minimizzando alcuni passaggi importanti come la nascita dell’amicizia tra Matteo e Anne, figlia di un uomo laico molto addentrato nella parrocchia. Proprio all’interno della parrocchia è dove la loggia vuole estendere la sua influenza, anche se il motivo di questa ossessione per la comunità ecclesiastica viene svelato solo nel finale.

Si arriva anche in Italia

Matteo, per motivi che non spoilero, partirà da Praga, luogo centrale della storia, diretto a Bologna. Le scene iniziali in terre bolognesi appaiono come un totale flop creativo. La pellicola scivola in stereotipi sull’italiano medio che ricordano più una pubblicità estiva: tra chitarre in sottofondo, baci e abbracci, spezzando bruscamente la tensione accumulata. Fortunatamente, il tono cambia con l’incontro con un professore di simbologia, anche lui ceco: da quel momento, il film inizia a fare sul serio.

Si viene catapultati sempre più all’interno delle varie situazioni e si cominciano a sciogliere i primi nodi rimasti irrisolti. La suspense cresce e la regia di Balda rivela la sua natura: un ritmo serrato che privilegia il mistero rispetto al dramma. Lo si capisce dalla poca attenzione ad alcuni momenti che potevano donare alla pellicola commozione. Un passaggio interessante è stato il ruolo della stampa e del giornalista in questa storia: su come i media siano cruciali per ostacolare il potere, pur evidenziando quanto la “macchina del fango” sia sempre pronta a insabbiare la verità.

Il ritmo della regia

Sotto il profilo tecnico, Manipulation è girato con uno scrupolo ammirevole. Ogni inquadratura rispecchia l’ambizione del progetto. Inoltre, il continuo inserimento di opere d’arte durante i dialoghi ha alimentato ancor di più il mistero. Nel mentre, a differenza della “città delle torri”, Ferrara viene valorizzata attraverso le sue vie caratteristiche. A mio avviso l’influenza di Dan Brown è evidente sia nella trama che nei personaggi: dal richiamo al professore di simbologia alla centralità della Chiesa e dell’arte. Anche il colpo di scena finale segue fedelmente i canoni stilistici dello scrittore statunitense, evitando ogni prevedibilità.

Manipulation di David Balda

In definitiva, Manipulation è un progetto ambizioso supportato da un cast internazionale e con una regia solida. Lo spettatore viene manipolato al punto da non distinguere più la reale indole dei protagonisti. Resta il rammarico per alcune imprecisioni narrative che impediscono al film di raggiungere la perfezione, ma rimane un’opera assolutamente da vedere, capace di colpire con un finale ricco di interrogativi.

Manipulation di David Balda su Comingsoon

CONDIVIDI SU...
0 0 voti
Votami
Iscrizione
Notificami
0 Commenti
Più vecchio
Più nuovo Most Voted
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti
0
Fammi sapere cosa ne pensi, per favore commenta.x