Il significato della paura, come intervenire
Sin da piccoli compare la paura. Che cos’è la paura? È un’emozione primaria di difesa quando ci si trova in uno stato di pericolo; si comincia in età infantile con la paura “dell’uomo nero” e si continua con la paura per le cose più disparate: paura del buio, paura degli ambienti chiusi (claustrofobia), paura degli ambienti aperti (agorafobia), paura dei ratti, dei ragni e tante altre, fino alla paura della morte (tanatofobia), che assale soprattutto i malati in fase terminale.
Di fronte ad ogni tipo di paura si cerca la vicinanza di una persona cara, la certezza che qualcuno stia accanto a noi, ma spesso anche con la presenza di qualcuno che ci ama la paura resta, non scompare.

Teorie sulla paura
Questa emozione è stata ampiamente studiata e si sono strutturate tre teorie fondamentali:
Leggi anche: LE FOBIE: COSA SONO E COME INTERVENIRE
1) La teoria evoluzionistica
La teoria evoluzionistica spiega la paura come strumento di auto-conservazione, in cui il corpo si predispone a risposte immediate come l’attacco, la fuga o il congelamento per tenere sotto controllo minacce reali.
Teoria psicoanalitica della paura
2) La teoria psicoanalitica
La teoria psicoanalitica fa una distinzione tra paura reale, collegata ad un pericolo oggettivo proveniente dal mondo esterno, e paura nevrotica, che non presenta un elemento oggettivo o una minaccia reale, ma è la risultante di un conflitto inconscio e, in questo caso, si parla di “angoscia”.
3) La teoria neuroscientifica
Infine, vi è la teoria neuroscientifica, più moderna e accettata, creata da Joseph LeDoux negli anni 1985/1990, il quale, studiando i circuiti cerebrali e soffermandosi sul ruolo dell’amigdala — non più considerata centro della paura, ma una struttura complessa di 13 nuclei che svolge diverse funzioni — affermò che quando si percepisce un pericolo, le informazioni uditive e visive arrivano al talamo e si dirigono in due direzioni: la via bassa, rapida e inconscia, in cui il talamo invia il segnale all’amigdala che comunque rappresenta il “centro emotivo del cervello”, e tutto ciò accade in millesimi di secondo e il corpo si attiva all’attacco o alla fuga prima ancora che si capisca cosa sta succedendo.
E poi, vi è la via alta, lenta e cosciente, in cui il segnale passa dal talamo ed entra nella corteccia cerebrale analizzando lo stimolo razionalmente. Solo ora si è in grado di comprendere se il pericolo è reale (presenza di un serpente o di un insetto pericoloso o altro) o si tratta di una svista (era solo una rete o un pezzo di stoffa scuro mosso dal vento) e, a questo punto, la corteccia segnala all’amigdala di rasserenarsi.
Per curare ogni paura (fobia) che assume un ruolo patologico, quasi invalidante, la CBT (Terapia cognitivo-comportamentale) è la più usata. Infatti, l’intervento che si adotta con questo approccio è quello di “programmare di nuovo” o più specificamente “riprogrammare” la risposta appresa, mediante due percorsi: la “ristrutturazione cognitiva”, che aiuta a identificare e poi modificare i pensieri allarmanti e automatici, e l’“esposizione graduale”, in cui si mette il paziente a contatto con l’oggetto della paura (es. guardare una foto di un serpente ecc. per pochi minuti, poi per più tempo) e, in questo modo, il cervello verifica che non accade nulla di grave e l’amigdala finisce di attivare la risposta di panico.
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