“Al Carlo Felice una Tosca elegante ma vocalmente irrisolta”
Alla recita del 19 aprile 2026 di Tosca al Teatro Carlo Felice, l’equilibrio tra resa scenica e qualità vocale ha mostrato più di una crepa, consegnando al pubblico uno spettacolo visivamente curato ma musicalmente disomogeneo, soprattutto sul fronte dei protagonisti.

Il barone Scarpia di Lucas Meachem si è fatto sentire, pur senza imporsi pienamente: la voce, chiara e articolata, mancava tuttavia di quel volume e di quella densità timbrica che rendono il personaggio davvero dominante, risultando presente ma non minacciosa come ci si aspetterebbe. Più convincente a tratti Giorgio Berrugi nei panni di Cavaradossi, soprattutto nei centri, dove il suono trovava appoggio e rotondità; meno efficace invece il resto dell’estensione, con acuti non sempre a fuoco e una proiezione altalenante.
Tosca al Teatro Carlo Felice: Una Tosca irregolare e vocalmente tesa
Disomogenea la Tosca di Carmen Giannattasio, segnata da una linea di canto irregolare e da una certa tensione negli estremi acuti, apparsi tirati e poco risolti.
A emergere con maggiore solidità, quasi ribaltando le gerarchie, sono stati i comprimari: Luca Tittoto (Angelotti) e Fabio Maria Capitanucci (Sagrestano) si sono distinti per emissione franca, proiezione immediata e presenza sonora, risultando tra i pochi realmente udibili con continuità in sala. Più discutibile, invece, la caratterizzazione di Spoletta affidata a Manuel Pierattelli, scenicamente sopra le righe, spinta verso una caricatura che sfiorava la macchietta.
Sul piano teatrale, il cast si è mosso con coerenza e disciplina, anche se talvolta con un’evidente impronta “costruita”, quasi troppo studiata. L’allestimento firmato da Alessandro Talevi (ripreso da Anna Maria Bruzzese) ha comunque garantito ordine e leggibilità, valorizzato dalle eleganti scene storiche di Adolf Hohenstein, tra gli elementi più convincenti della serata.
Coro compatto e ben preparato
Ottima, invece, la prova del Coro del Teatro Carlo Felice, preparato da Claudio Marino Moretti, compatto e ben proiettato, così come efficace il contributo del coro di voci bianche diretto da Gino Tanasini, preciso e suggestivo nei momenti più delicati.
Il risultato finale è quello di una Tosca che funziona più per l’occhio che per l’orecchio: solida nella confezione scenica, ma vocalmente sostenuta più dai ruoli secondari e dalle masse corali che dal trio protagonista.







































