Ci sono ricordi che non invecchiano e piccoli gesti che continuano ad accompagnarci per tutta la vita. Il mio è legato a tre castagne matte, a un’antica usanza popolare e a una persona che non c’è più, ma che continua a essere presente nella mia quotidianità.
Di Jonathan Vanderbilt

A volte le idee per una canzone non nascono da un riff di chitarra, da una melodia o dalla ricerca di un argomento originale. Nascono da un ricordo. Magari da qualcosa che ci è stato raccontato quando eravamo bambini e che, senza rendercene conto, abbiamo conservato dentro di noi per tutta la vita.
È quello che mi è successo con una delle nuove canzoni che sto preparando con i Celtic Hills.
Prima, però, voglio raccontare un piccolo retroscena.
Due giorni prima dell’uscita del nostro ultimo singolo, lo scorso settembre, il batterista Luka Stone mi ha comunicato con un messaggio la sua decisione di lasciare la band. Una notizia che ha inevitabilmente aperto una nuova fase per i Celtic Hills, imponendoci di affrontare la ricerca di un nuovo batterista e di riorganizzare i nostri programmi.
Successivamente, nel corso di un confronto con Francesco Gambarini del Black Alley Studio di Verona, è emersa la possibilità di dare forma a un nuovo progetto discografico, registrando alcune canzoni inedite. Un’opportunità che ha aperto prospettive interessanti per la band, ma che ha portato con sé anche la necessità di affrontare la questione della nuova formazione ritmica.
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A volte, proprio quando un percorso sembra complicarsi, si aprono possibilità che non avevamo previsto.
Il Black Alley Studio e la nostra etichetta discografica stanno preparando le rispettive comunicazioni ufficiali sulle prossime registrazioni. Io, però, questa volta desidero anticipare qualcosa di diverso. Qualcosa che non riguarda soltanto la band, ma soprattutto me.
Si tratta di mio nonno.
Quando ero bambino, mi raccontava di una vecchia usanza popolare friulana: portare tre castagne matte nella tasca sinistra dei pantaloni durante tutto l’inverno. Secondo questa credenza, le tre castagne avrebbero avuto il potere di proteggere dai malanni e dai disturbi tipici della stagione fredda.
Ricordo ancora quando me ne parlava. Era una di quelle piccole cose che gli adulti raccontano ai bambini, quasi come se custodissero un segreto tramandato da generazioni.
Gli anni sono passati. Mio nonno non c’è più da tanto tempo, ma quella storia è rimasta con me.
Ancora oggi, quando arriva l’inverno, porto tre castagne matte in tasca. Non perché creda che possano davvero proteggermi dalle malattie, ma perché non voglio interrompere quella tradizione. È un gesto semplice, quasi insignificante agli occhi di chiunque altro, ma per me rappresenta un legame affettivo che il tempo non è riuscito a cancellare.
È il mio modo di ricordare mio nonno, di ritrovare un frammento della mia infanzia e, in qualche modo, di continuare a sentirlo vicino.
Da questo ricordo è nata l’idea di una nuova canzone dei Celtic Hills, che per il momento porta il titolo provvisorio “3 Conkers in My Pocket”.
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Per chi non conoscesse il termine, conkers è la parola inglese utilizzata anche in Irlanda, per indicare i semi dell’ippocastano, le nostre castagne matte. Ho scelto proprio questa parola perché ha un suono particolare, immediatamente evocativo, e perché conserva quel carattere popolare e quasi magico che appartiene alla storia.

Il testo non è ancora definitivo, ma so già quale sarà il cuore del brano. Non voglio semplicemente raccontare una superstizione popolare o una curiosità legata alle tradizioni del Friuli. Voglio raccontare il significato che certi piccoli gesti possono assumere nella nostra vita, soprattutto quando sono legati a persone che abbiamo amato e che non ci sono più.
Credo che la musica abbia anche questo potere: riuscire a trasformare un’esperienza personale in qualcosa in cui anche gli altri possano riconoscersi.
I Celtic Hills hanno sempre cercato ispirazione nella storia, nelle leggende e nelle radici culturali del territorio tra le Alpi e l’Adriatico. Ma non tutte le storie devono necessariamente parlare di antichi guerrieri, battaglie o divinità. A volte basta un ricordo di famiglia per trovare qualcosa che merita di essere raccontato.
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E forse una storia nata in un piccolo angolo del Friuli può arrivare molto più lontano di quanto immaginiamo.
Non so se tre castagne matte possano davvero tenere lontani i malanni dell’inverno. So però che, dopo tanti anni, continuano a custodire qualcosa di molto più importante per me.
Il ricordo di mio nonno.
E questa volta ho la gioia di poterlo trasformare in una canzone.












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