E se un semplice vestito potesse mettere in difficoltà una telecamera dotata di intelligenza artificiale? Non è fantascienza e nemmeno una trovata pubblicitaria. Si chiama adversarial fashion ed è una nuova forma di abbigliamento pensata per contrastare alcuni sistemi automatici di riconoscimento.
L’idea è abbastanza curiosa: utilizzare disegni geometrici, colori e fantasie particolari per mandare in confusione gli algoritmi che analizzano le immagini riprese dalle telecamere.
A raccontare questa tendenza è IEEE Spectrum, che nel settembre 2026 ha dedicato un approfondimento al rapporto tra moda e sorveglianza digitale.

Come funzionano questi vestiti?
Non parliamo di normali magliette con stampe particolari. I motivi grafici vengono progettati per sfruttare alcune debolezze dei sistemi di visione artificiale.
Tra i progetti citati troviamo Cap_able, che utilizza particolari lavorazioni dei tessuti, e Urban Privacy, che sperimenta stampe ispirate ai volti umani per confondere alcuni algoritmi di riconoscimento.
C’è anche noRecognition, un progetto sviluppato dal ricercatore di sicurezza informatica Bill Swearingen. I suoi motivi grafici sono stati testati su 11 modelli di rilevamento automatico, con risultati che in alcuni casi hanno ridotto sensibilmente la capacità dei sistemi di individuare le persone.
Possiamo davvero diventare invisibili alle telecamere?
Diciamoci la verità: no. Ed è proprio questo il dettaglio da non sottovalutare.
Questi indumenti non garantiscono l’anonimato e non impediscono a qualsiasi telecamera di riconoscere chi li indossa. Le prestazioni possono cambiare in base all’illuminazione, all’angolazione della ripresa, ai movimenti e al tipo di algoritmo utilizzato.
Un altro problema è che i sistemi possono essere aggiornati e addestrati per riconoscere anche queste particolari fantasie.
La questione, però, va oltre la moda. Con la diffusione delle telecamere intelligenti, il diritto alla privacy sta diventando un tema sempre più concreto. E qualcuno ha deciso di affrontarlo partendo proprio da quello che indossiamo.
Forse questi vestiti non fermeranno la sorveglianza digitale, ma lanciano un messaggio interessante: anche un semplice capo d’abbigliamento può diventare una forma di protesta contro il controllo automatico delle persone.
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