Volevo essere strano: il nuovo libro di Donato Zoppo che racconta l’universo di Lucio Corsi
A un certo punto, nelle storie dei musicisti, l’attenzione si sposta dalla biografia all’immaginario. È lì che si colloca Volevo essere strano, il libro che Donato Zoppo dedica a Lucio Corsi, pubblicato da Aliberti Compagnia Editoriale. Non una semplice biografia, ma un viaggio nel mondo di un artista dove la Maremma convive con gli alieni, il glam rock con la canzone d’autore, il palco con la fantasia.

Volevo essere strano: Un viaggio nell’immaginario di Lucio Corsi
Zoppo racconta Corsi osservandone le scelte più che gli eventi. Si parte dalla provincia — Vetulonia, i primi ascolti, le prime chitarre — e si arriva ai grandi palchi, ma la strada non è lineare. Ogni capitolo è una deviazione, un dettaglio che illumina la poetica di un musicista fuori dagli schemi.
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Il titolo del libro, preso in prestito da una dichiarazione d’intenti, diventa la chiave di lettura: essere strani come forma di identità artistica. Una scelta coerente che attraversa tutta la carriera di Corsi, dai brani come Volevo essere un duro fino ai suoi album più importanti, Cosa faremo da grandi? e La gente che sogna.
La prefazione di Francesco Bianconi dei Baustelle suggerisce subito il punto di vista: Corsi non è un cantautore tradizionale, ma uno che mescola visione e poesia, con la fanciullezza come cifra stilistica. La copertina, firmata da Alessio Vitelli, traduce visivamente questa stessa idea: maschera, identità e gioco.
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Il libro segue il percorso di Corsi tra trasferimento a Milano, collaborazioni, crescita artistica e concerti, senza costruire un mito ma facendo emergere la sua personalità dai dettagli e dalle influenze. In questo senso, artisti come David Bowie, Marc Bolan, Ivan Graziani e Lucio Battisti diventano costellazioni che spiegano il suo stile, senza ridurlo a paragone.
Stranezza e libertà: il filo conduttore della carriera di Corsi
Zoppo sottolinea come Corsi appartenga a una tradizione di outsider del pop italiano: da Rino Gaetano a Vasco Rossi, passando per Elio e le Storie Tese e Morgan. Non tanto per lo stile, quanto per l’attitudine: portare l’alterità nei luoghi del mainstream.

Il risultato è un ritratto di un artista ancora in movimento, raccontato più attraverso la poetica e l’immaginario che attraverso la cronologia dei fatti. Volevo essere strano mostra come la stranezza possa diventare una forma di libertà creativa e poetica, un percorso coerente di autenticità e visione.
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In fondo, come suggerisce Zoppo, la musica di Corsi è una lezione: libera quando rimane fedele allo stupore e alla purezza. Una falcata rock, sì, ma soprattutto una dichiarazione poetica, leggera, onesta e decisamente diversa.
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