“Sembra Amleto”: il teatro come maschera e verità nel nuovo lavoro di Francesco Zaccaro

Dal 31 marzo al 2 aprile 2026, lo Spazio Diamante ospita Sembra Amleto, uno spettacolo scritto e interpretato da Francesco Zaccaro, con la regia di Ivano Picciallo. Una produzione firmata IAC Centro Arti Integrate e MALMAND che promette di confrontarsi con uno dei miti più complessi della storia del teatro: l’Amleto di William Shakespeare.

Sembra Amleto Francesco Zaccaro
Sembra Amleto – Francesco Zaccaro

Sembra Amleto Francesco Zaccaro: L’essenzialità della scena e il corpo dell’attore

In scena, pochi elementi essenziali: una sedia, una tomba, una montagnola di terra. È in questo spazio ridotto all’osso che prende vita un monologo intenso e stratificato, capace di oscillare tra grottesco e tragedia, tra ironia e abisso emotivo. Zaccaro indossa – e progressivamente dismette – i panni del principe danese, trasformando il testo shakespeariano in un percorso personale e quasi confessionale. Il cuore dello spettacolo è proprio questo attraversamento: interpretare Amleto diventa un atto di consapevolezza, la scoperta di aver sempre indossato “un tessuto sbagliato”. Il personaggio non è più solo un ruolo, ma una maschera da smontare filo dopo filo, fino a rivelare il volto nudo dell’attore.

Un processo che culmina in un gesto estremo: lasciar morire Amleto per permettere all’uomo di emergere.
La regia di Picciallo accompagna questo viaggio su un equilibrio instabile, sospeso tra realtà e finzione. Il tono farsesco iniziale si incrina progressivamente, mentre l’attore dà vita – e sepoltura – a figure deformate, caricature di relazioni e conflitti. Al centro, la figura materna, evocata attraverso una tomba che diventa luogo simbolico di confronto e resa dei conti.

Il rito della spoliazione e il naso rosso

Il passaggio finale segna una trasformazione radicale: spogliato del personaggio, l’attore rompe il silenzio e si abbandona a una confessione che è insieme liberazione e condanna. Da “idiota” a uomo consapevole, il percorso si chiude con un gesto simbolico potente: togliersi il naso rosso, rinunciare alla finzione, accettare la perdita. Eppure, come suggerisce il titolo, tutto questo “sembra”. Perché il teatro, per sua natura, resta rappresentazione. Anche il dolore, anche la verità.

E forse è proprio in questa ambiguità che lo spettacolo trova la sua forza: nella tensione tra ciò che si può mettere in scena e ciò che, inevitabilmente, sfugge.
Sembra Amleto si presenta così come un’esperienza teatrale densa e provocatoria, capace di interrogare non solo il testo shakespeariano, ma il senso stesso del fare teatro oggi. Un lavoro che mette a nudo il rapporto tra attore e personaggio, tra identità e finzione, lasciando lo spettatore sospeso su quel filo sottile dove tutto, appunto, sembra.

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