Le maschere della verità: un Pirandello vivo e feroce al Teatro Carignano di Torino
Ci sono spettacoli che si limitano a mettere in scena un classico, e altri che riescono a riaprirlo, a farlo sanguinare di nuovo. Il berretto a sonagli visto ieri sera al Teatro Carignano di Torino appartiene a questa seconda, più rara categoria. Non è stata una semplice riproposta di Pirandello, ma una vera immersione nel suo lato più tagliente, paradossale, modernissimo.

La regia di Andrea Baracco sceglie una via asciutta, rigorosa, senza mai cedere alla tentazione di sovraccaricare il testo. E proprio in questa misura trova forza. Tutto sembra lavorare in sottrazione per lasciare emergere il cuore crudele dell’opera: il gioco delle convenzioni, il peso delle apparenze, la follia come unica forma possibile di verità.
La precisa interpretazione di Silvio Orlando
Al centro di questo meccanismo, Silvio Orlando offre un Ciampa sorprendente per precisione e profondità. Non costruisce il personaggio come una maschera grottesca, ma come un uomo lucidissimo che ha imparato a sopravvivere dentro l’umiliazione trasformandola in pensiero. Il suo Ciampa è ironico e doloroso, beffardo e vulnerabile. E soprattutto contemporaneo.
È impressionante come Orlando riesca a far affiorare il lato quasi filosofico del personaggio senza mai perdere il respiro teatrale della scena. Nel celebre passaggio delle “tre corde”, il discorso non suona come una pagina celebre da recitare, ma come qualcosa che si scopre lì, davanti agli spettatori, necessario e vivo.
Pirandello teatro
Uno degli allestimenti teatrali più riusciti
Intorno a lui, l’intero spettacolo tiene una tensione costante, come se sotto la superficie della commedia covasse sempre qualcosa di più oscuro. È questo uno degli aspetti più riusciti dell’allestimento: il non scegliere mai davvero tra grottesco e tragedia, ma lasciare che convivano, come in tutto il miglior Pirandello.
Anche il lavoro sullo spazio scenico e sull’ensemble contribuisce a questa impressione di equilibrio inquieto. Nulla appare decorativo, nulla cerca di imporsi: tutto serve a stringere il nodo drammatico. E il cast, compatto e ben calibrato, accompagna questa costruzione con precisione, senza mai trasformare i personaggi secondari in semplici figure di contorno.
pirandello teatro
Il ricatto delle convenzioni sociali
Quello che colpisce, uscendo dal teatro, è quanto il testo suoni ancora feroce. Perché il centro della vicenda non è il tradimento, né il sospetto, né il meccanismo della beffa. È il ricatto delle convenzioni sociali. È l’idea che per sopravvivere si debba fingere, accettare il compromesso, mettere il famoso “berretto”. E in questo, Pirandello sembra parlare direttamente al presente.
Baracco e Orlando riescono a non farne una lezione, ma teatro vivo. Teatro che diverte, punge, destabilizza.
L’ironia velenosa di questo Berretto a Sonagli
Questo Berretto a sonagli convince proprio perché non addomestica Pirandello. Ne conserva l’ironia velenosa, la crudeltà, la vertigine. E restituisce Ciampa non come personaggio d’epoca, ma come una delle grandi creature inquietanti del nostro teatro.
Uno spettacolo intelligente, rigoroso e profondamente vivo.
A dare ulteriore corpo a questo equilibrio sottile contribuisce un cast di grande coesione: accanto a Silvio Orlando, sono in scena Stefania Medri, Marta Nuti, Michele Eburnea, Davide Lorino, Francesca Farcomeni, Francesca Botti e Annabella Marotta, tutti partecipi di un lavoro corale che evita gerarchie rigide e sostiene con precisione il congegno pirandelliano.
L’impatto visivo di grande eleganza
Di forte eleganza anche l’impianto visivo: le scene di Roberto Crea disegnano uno spazio insieme concreto e mentale, quasi una trappola borghese in cui i personaggi si muovono come prigionieri delle convenzioni; i costumi di Marta Crisolini Malatesta accompagnano con finezza il profilo psicologico dei ruoli, mentre le luci di Simone De Angelis e il sound design di Giacomo Vezzani contribuiscono a quella tensione sotterranea che attraversa tutto lo spettacolo.
Il pubblico del Carignano lo ha percepito con chiarezza: ascolto teso per tutta la durata, applausi pieni al termine, e quella sensazione, rara, di assistere non a un classico ben eseguito, ma a uno spettacolo che continua a lavorarti dentro anche fuori dalla sala.
pirandello teatro

LEGGI ANCHE:
- “Io mi chiamo Massimo Bagnato”: al Teatro Olimpico una serata di teatro, ironia e umanità
- WE MAKE HISTORY: I RAINBOW AWARDS CONQUISTANO IL TEATRO BRANCACCIO
- Nel vuoto delle relazioni: “Circle Mirror Transformation” al Teatro Stabile di Torino
- Carmen Di Marzo: Dalla fiction “Roberta Valente” al teatro con “Le Gratitudini”
- Teresa Mannino torna sul Nove con la prima tv assoluta dello spettacolo teatrale “Il Giaguaro mi guarda storto”
- “Sembra Amleto”: il teatro come maschera e verità nel nuovo lavoro di Francesco Zaccaro



































