I CAMBIAMENTI CLIMATICI NEL PIANETA E I SUOI EFFETTI SULL’UOMO
I cambiamenti climatici rappresentano ormai un problema in tutto il nostro pianeta e i rischi sulla salute dell’uomo connessi ad essi non sono più da sottovalutare. Le aree urbane in tempi abbastanza brevi, dovranno mettere in atto strategie per combattere detti cambiamenti, in quanto sono proprio le città i luoghi a maggior rischio a causa degli eventi meteorologici improvvisi e devastanti come di fatto abbiamo potuto constatare in questi ultimi mesi e che ancora continuano con piogge torrenziali, trombe d’aria, nubifragi, grandinate, alluvioni, esondazioni di fiumi, frane, mareggiate, raffiche di vento ecc.

Quest’estate in cui il caldo soffocante e i cambiamenti climatici repentini oltre ad aver causato gravi malesseri e persino la morte a molte persone anziane e non, ha distrutto molte città e non ci si può più chiedere se il clima sta cambiando, ma pensare agli aspetti concreti per gestirne gli impatti e come affrontarli non solo nell’individualità del cittadino e del singolo, ma con l’ausilio di tutte le strutture economiche, sociali e politiche.
Cambiamenti climatici e salute
A tal proposito, esiste la psicometeorologia che studia gli effetti meteo che si presentano nel cervello. Infatti, si è riscontrato che il caldo intenso – 35-40 °C – vissuto quest’estate aumenta l’affaticamento cognitivo, l’aggressività, l’irascibilità generando uno stato di nervosismo generale. Inoltre, ogni grado dopo i 30, secondo recenti studi (USA nazionale – Nori-Sarma et al. 2022/BMJ 2023, Toronto, Canada 2002-2010) incrementa lo sviluppo di disturbi psichiatrici con il ricorso al Pronto Soccorso. La variazione di pressione barometrica sviluppa cefalee, stati di ansia e disturbi del sonno soprattutto nei soggetti più fragili, in analoga misura, la variazione di luce solare in cui è presente meno luce in inverno/autunno che vale a dire meno serotonina e più melatonina, d’estate crea un Disturbo Affettivo Stagionale (DAS in inglese SAD: Seasonal Affective Disorders). Poi, quando si presenta la pioggia torrenziale si incrementa l’isolamento sociale che abbassa il tono dell’umore.
Già da quasi 10 anni l’APA (American Psychological Association) ha definito l’eco-ansia come preoccupazione cronica per il futuro del pianeta utilizzando la frase “paura cronica di un disastro ambientale”. Oggi, non si può definire questa una patologia vera e propria, ma può diventare disfunzionale se certi disturbi da clima si accentueranno; nei giovani, molto esposti a catastrofi ed a narrazioni continue si struttura un senso di colpa. E poi ancora la solastalgia, termine creato nel 2003 dal filosofo ambientale australiano Gleen Albrecht, che significa: disagio di chi vede degradarsi il proprio ambiente familiare e infine, la resilienza attiva intesa come adattamento protettivo.
Caldo estremo e disturbi del sonno
Questo clima torrido influenza il sonno, in quanto un soggetto per addormentarsi deve abbassare la temperatura del corpo di 0,5-1 °C, tutto ciò lo fa attraverso la dilatazione dei vasi delle mani e dei piedi per disperdere calore. Se nella camera da letto esistono più di 24 °C, questo semplice meccanismo non funziona, in quanto sopra i 25 °C il sonno diventa più leggero e finisce per non entrare in fase REM (sonno profondo). La temperatura ideale è 19 °C. se non è cosi accade che ci vuole più tempo per addormentarsi, aumentano i risvegli notturni dal fastidio del caldo e il sonno non diventa profondo, impedendo lo sviluppo della fase onirica (del sonno) essenziale per l’equilibrio psico-fisico. Se la temperatura è sopra i 35 °C il tempo totale di sonno diminuisce e il sonno diventa ancora più frammentato, con inevitabile stanchezza, apatia, nervosismo il giorno dopo.
Per proteggersi da questo disagio di caldo ambientale oltre che bere molto durante il giorno, prima di andare a letto può rilassare una doccia tiepida e non bisogna svolgere attività troppo impegnative verso sera, ancor meno pensare di continuare ad usare mezzi come cellulari, laptop ecc. che oltre a stimolare tutta l’attività cerebrale, affaticano gli occhi e accentuano stati di tensione. Queste brevi indicazioni rivolte al singolo certamente non risolvono la problematica relativa ai cambiamenti climatici che investe un po’ tutti i settori: ambientale, economico, politico, sociale e psicologico e ci apparterrà anche nei prossimi e futuri anni.
Maura Livoli Psicologa Psicoterapeuta
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