EUROPE – Come This Madness: oltre la leggenda

Ho avuto l’opportunità di ascoltare Come This Madness degli Europe in anteprima, a poche ore dalla sua uscita ufficiale, prevista per il 25 settembre. Un ascolto che mi ha lasciato una sensazione precisa: quella di trovarmi davanti a una band che, dopo oltre quarant’anni di carriera, ha ancora voglia di sorprendere e, soprattutto, di divertirsi con la propria musica.

Dici Europe e, inevitabilmente, nella testa di milioni di ascoltatori parte The Final Countdown. Poche band hanno avuto la fortuna – e insieme la responsabilità – di lasciare un segno tanto riconoscibile nella storia del rock. Ma gli Europe non hanno mai smesso di cercare una propria evoluzione, costruendo negli anni una seconda stagione artistica ricca, ambiziosa e sorprendentemente longeva.

Come This Madness arriva così, dopo nove anni di attesa, con la sicurezza di una band che conosce profondamente le proprie radici ma non ha alcuna intenzione di restarne ancorata. Gli Europe conoscono il peso della propria storia, ma scelgono di usarlo come punto di partenza, non come approdo.

EUROPE
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E, lasciatemelo dire subito, che disco!

La produzione di Tom Dalgety, già al lavoro con Ghost, Rammstein, The Cult e Opeth, è fondamentale nel definire questa identità, mentre il mix di Mike Fraser porta ulteriore peso e nitidezza a un suono che non ha nulla di nostalgico.

Mi aspettavo un buon album. Non mi aspettavo di trovarmi davanti a un lavoro così vivo, potente, raffinato e sorprendente. Gli Europe non suonano come una band che vuole dimostrare di essere ancora giovane: suonano come musicisti che hanno finalmente la libertà di essere esattamente ciò che vogliono.

Il risultato è un album che guarda contemporaneamente in più direzioni: classic rock, hard rock, suggestioni seventie, tastiere importanti e un sound decisamente contemporaneo.

La follia è soltanto apparente

È un disco che, più che raccontarsi, invita ad essere ascoltato. E quando ci si lascia trasportare dalla sequenza dei brani, senza cercare necessariamente un filo conduttore, emerge tutta la ricchezza di Come This Madness. Gli Europe cambiano pelle più volte, passando dalla tensione al groove, dalla malinconia alla pura energia, sempre con una sorprendente naturalezza.

One On One apre il disco con una tensione quasi cinematografica, prima che basso, batteria e chitarra prendano possesso della scena. È un inizio potente, elegante, immediato, con John Norum che lascia subito il segno e Joey Tempest perfettamente a proprio agio tra melodia e intensità. The Cult Of Ignorance scurisce ulteriormente le atmosfere: il riff è incisivo, le tastiere amplificano la tensione e il testo guarda senza troppi giri di parole alle contraddizioni del nostro tempo.

La title track Come This Madness è uno dei momenti che preferisco: parte trattenuta, quasi minacciosa, per poi spalancarsi in un ritornello enorme. Gli Europe giocano con le dinamiche e Norum si prende il suo spazio con assoli che hanno ancora quella capacità di far venire voglia di alzare il volume.

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This Time Of Year cambia completamente registro e porta con sé una malinconia intensa, senza mai scivolare nel sentimentalismo. È una delle prove più mature del disco, costruita su una melodia che rimane addosso.

Con In A Different World torna l’energia, ma con una sfumatura più luminosa: il tema del cambiamento trova nel lavoro di Norum una sorta di risposta. Scandinavian Eyes è invece uno dei vertici dell’album: l’introduzione orchestrale lascia progressivamente spazio a un riff poderoso e a un andamento quasi monumentale. È il momento in cui gli Europe riescono a essere contemporaneamente solenni, muscolari e magnificamente rock.

Takin’ It Back riporta il disco su territori più ruvidi e diretti, mentre In The Absence Of Grace, appena un minuto e mezzo, funziona come un intermezzo atmosferico, quasi un respiro prima dell’ultimo tratto del viaggio. The Angels Must Have Flown riprende quella dimensione più emotiva con una sensibilità quasi crepuscolare, prima che The Devil’s Back rimetta in moto la macchina con un’attitudine più grintosa e un groove irresistibile.

E poi arriva Nothing Can Follow This, chiusura sorprendentemente introspettiva per un album che fino a quel momento ha saputo alternare muscoli e melodia. È un finale che lascia spazio alla riflessione invece di cercare l’ennesimo fuoco d’artificio. E forse è proprio questo il punto: Come This Madness non ha bisogno di esagerare per lasciare il segno. La sua forza sta nella naturalezza con cui gli Europe attraversano epoche, atmosfere e linguaggi diversi, rimanendo sempre profondamente fedeli a se stessi.

Una maturità tutt’altro che crepuscolare

La vera sorpresa di Come This Madness, alla fine, è proprio questa: la maturità non ha spento gli Europe. Li ha resi più interessanti.

Non hanno bisogno di ricreare The Final Countdown. dimostrare di essere ancora quelli degli anni Ottanta. E, fortunatamente, non lo fanno.

Hanno scelto una strada molto più difficile: prendere tutto ciò che hanno imparato in oltre quattro decenni di carriera e metterlo al servizio di un album che suona attuale.

Il risultato è un disco che riesce a essere elegante senza essere patinato, potente senza diventare ridondante, melodico senza perdere i denti.

E soprattutto è terribilmente godibile.

Lo ascolti per il ritornello, rimani per il riff, ti accorgi delle tastiere, aspetti l’assolo di Norum, ti sorprendi per un coro e improvvisamente ti ritrovi a pensare a quanto sia assurdo che una band nata nel 1979 possa ancora avere questa voglia di mettersi in gioco.

Come This Madness non è un viaggio nostalgico.

È la dimostrazione che gli Europe hanno ancora qualcosa da dire — e, cosa ancora più importante, hanno ancora parecchio da suonare.

Per quanto mi riguarda, è uno di quei dischi che non hanno bisogno di essere difesi con argomentazioni complicate.

Alzo il volume. La musica prende spazio, la stanza cambia atmosfera. E sorrido.

È la sensazione che cercavo, quella che mi fa venire voglia di premere di nuovo play.

TRACKLIST

1-One on One
2-The Cult of Ignorance
3-Come This Madness
4-This Time of Year
5-In a Different World
6-Scandinavian Eyes
7-Takin’ It Back
8-In the Absence of Grace
9-The Angels Must Have Flown
10-The Devil’s Back
11-Nothing Can Follow This

EUROPE

Joey Tempest – Voce
John Norum – Chitarra
John Levén – Basso
Mic Michaeli – Tastiere
Ian Haugland – Batteria

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Monia Degl’Innocenti

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