Cosa succederebbe se un’app riuscisse a esaudire tutti i tuoi desideri, ma in cambio ti chiedesse qualcosa di molto più grande del previsto? È da questa idea che parte Girigo, conosciuta anche con il titolo internazionale If Wishes Could Kill, la serie sudcoreana arrivata su Netflix il 24 aprile 2026.
La storia mette insieme ragazzi, smartphone, desideri e maledizioni. Un mix che, almeno all’inizio, funziona davvero bene e riesce a creare una certa tensione.
La serie parte da una situazione abbastanza semplice. Esiste un’app particolare che permette di realizzare un desiderio. Per utilizzarla bisogna scrivere il proprio nome e la data di nascita su un foglio, registrare il desiderio con il telefono e aspettare che si avveri.
Fin qui sembrerebbe tutto perfetto. Il problema arriva subito dopo: una volta realizzato il desiderio, parte un conto alla rovescia di 24 ore. Quando il tempo finisce, chi ha utilizzato l’app paga il prezzo più alto: la propria vita.
Un gruppo di ragazzi alle prese con una maledizione
La storia segue un gruppo di studenti del liceo Seorin. Tra loro ci sono Yoo Se-ah e Kim Geon-woo, due ragazzi che fanno parte della squadra di corsa e che si conoscono da molto tempo. Il loro rapporto è particolare, anche perché entrambi sembrano avere difficoltà a capire cosa provano davvero.
Poi c’è Lim Na-ri, innamorata di Geon-woo e non proprio felice del rapporto che si è creato tra i due. Kang Ha-joon è invece quello più portato per la tecnologia, convinto di poter trovare una soluzione a qualsiasi problema.
Infine troviamo Choi Hyeon-wook, un ragazzo che cede alla tentazione dell’app per migliorare i propri risultati scolastici.
Sono personaggi abbastanza diversi tra loro, ma proprio questo rende interessante il gruppo. Ognuno ha le proprie insicurezze, i propri problemi e qualcosa che vorrebbe cambiare della propria vita.
Ed è qui che Girigo comincia a funzionare.

La paura arriva anche attraverso uno smartphone
Una delle cose che ho apprezzato di più nei primi episodi è il modo in cui viene utilizzato lo smartphone. Non è soltanto un oggetto che serve per far partire la storia, ma diventa parte del problema.
L’applicazione comincia a giocare con le paure dei ragazzi, manda messaggi strani, utilizza le voci delle persone che conoscono e crea situazioni che li portano a non fidarsi più nemmeno dei propri amici.
La cosa interessante è proprio questa: non sai mai bene di chi fidarti e cosa stia succedendo realmente.
Non siamo davanti al solito horror fatto soltanto di apparizioni improvvise e scene costruite per far saltare dalla sedia. La tensione nasce soprattutto dai rapporti tra i ragazzi e da quello che l’app riesce a far emergere.
I primi episodi scorrono molto bene. La curiosità aumenta, vuoi capire come funziona questa maledizione e soprattutto chi sarà il prossimo a cadere nella trappola.
Il problema arriva nella seconda parte
Peccato che, andando avanti, qualcosa cominci a cambiare.
La prima parte della serie mi aveva convinto proprio perché lasciava spazio alla curiosità e manteneva un certo mistero. Nella seconda metà, invece, si comincia a spiegare davvero tanto.
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Vengono raccontate le origini della maledizione, entrano in gioco nuovi dettagli legati alle tradizioni coreane e vengono aggiunti diversi elementi che cercano di dare una spiegazione a tutto quello che abbiamo visto.
Il problema non è voler capire cosa succede, ci mancherebbe. Il problema è che alcune spiegazioni arrivano proprio quando la serie avrebbe bisogno di mantenere alta la tensione.
A un certo punto il ritmo rallenta e alcune scene perdono un po’ della forza che avevano all’inizio. Quella sensazione di mistero che rendeva interessanti i primi episodi lascia spazio a una storia più complicata, con tanti elementi da seguire.
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Non significa che la serie diventi brutta, ma si sente la differenza rispetto alla partenza.
Cast della serie
La mia recensione di Girigo
Nel complesso, Girigo è una serie che mi è piaciuta, soprattutto per l’idea di partenza e per il modo in cui utilizza la tecnologia all’interno di una storia horror.
L’idea di un’app capace di esaudire i desideri, ma con conseguenze terribili, funziona. Anche il gruppo di ragazzi riesce a mantenere vivo l’interesse, soprattutto nei primi episodi.
Diciamoci la verità: chi non ha mai desiderato cambiare qualcosa della propria vita? La serie prende proprio questo desiderio e lo trasforma in un incubo.
Il mio unico vero appunto riguarda la seconda parte, che avrebbe potuto essere gestita meglio, lasciando un po’ più spazio al mistero e un po’ meno alle spiegazioni.
Resta comunque una serie horror interessante, che si guarda volentieri e che ha qualcosa di diverso rispetto ai soliti prodotti per ragazzi.
Il mio consiglio? Se amate le serie horror sudcoreane, datele una possibilità. I primi episodi meritano sicuramente la visione.
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