Hydron³: tra mito, illusione e desiderio umano – Intervista a Giovanni Motta

Nel contesto suggestivo dei Bagni Misteriosi, all’interno del Teatro Franco Parenti, la mostra-evento Hydron³ di Giovanni Motta (LINK) si è configurata come un’esperienza immersiva, a metà tra installazione narrativa e dispositivo critico sul presente. Attraverso un linguaggio neopop e una costruzione simbolica stratificata, l’artista ha guidato il pubblico dentro una riflessione sull’ossessione umana per il tempo, la giovinezza e il controllo dell’esistenza.
Di seguito l’intervista che restituisce i nuclei concettuali emersi durante l’evento:

Giovanni Motta Hydron3
Giovanni Motta – Hydron3

Hydron³ viene presentato come una sostanza capace di garantire l’eterna giovinezza. È davvero così?

In realtà no. Hydron³ non è una sostanza magica, ma un dispositivo concettuale. È un pretesto per parlare dell’ossessione dell’essere umano per la permanenza: il desiderio di controllare il tempo, conservare la bellezza e trattenere l’energia vitale. È questo il vero centro del progetto.

Qual è l’origine narrativa di Hydron³?

Nasce da un’idea quasi fiabesca: Madre Natura crea una sostanza pura e la mette a disposizione dell’uomo. Ma l’uomo, invece di accoglierla, cerca di appropriarsene, trasformarla in prodotto, brandizzarla e commercializzarla. Qui emerge il primo tema della mostra: la trasformazione di qualcosa di naturale in potere economico.

Quindi Hydron³ è destinato a svanire?

Esattamente. È una sostanza liquida ma ghiacciata, destinata a sciogliersi. Come l’eternità: l’uomo la desidera, ma non può possederla. Può solo attraversarla. Eppure continua a non capirlo.
D. Che ruolo ha il personaggio di Johnny Boy nel tuo lavoro?
R. Johnny Boy non è il mio alter ego simbolico, e non mi rappresenta direttamente. È l’incarnazione del bambino interiore, dell’eterna giovinezza. Non vende l’eternità, la incarna. Osserva l’essere umano mentre cerca, sistematicamente, di rovinare ciò che è puro.

Giovanni Motta Hydron3
Giovanni Motta – Hydron3

Il suo volto immutabile ha un significato preciso?

Sì. In quell’espressione fissa convivono tre dimensioni: meraviglia, paura e stupore. Johnny funziona come uno specchio: chi lo osserva proietta il proprio stato emotivo. È per questo che persone diverse reagiscono in modo opposto davanti alla stessa opera.

Il pubblico è parte integrante dell’opera?

Assolutamente sì. Il visitatore entra, consuma, si diverte, acquista. In questo modo partecipa inconsapevolmente al meccanismo che critico: paga per qualcosa che non può essere mantenuto. È un gioco, ma anche una riflessione.

Il tuo lavoro sembra progettato per essere “instagrammabile”. È una strategia?

No, non è una strategia. Uso elementi pop, cliché visivi e simboli immediati perché arrivano direttamente alle persone. Ma il mio obiettivo è portarli in profondità, non fermarmi alla superficie.

Questo progetto ti ha cambiato come artista?

Non so se mi ha cambiato, ma mi ha fatto riflettere. Ho osservato un pubblico molto distratto, poco presente. Questo mi ha spinto a chiedermi se sia necessario cambiare approccio. Forse è più corretto dire che il progetto mi ha alimentato.

Giovanni Motta Hydron3
Giovanni Motta – Hydron3

Qual è la domanda che vorresti lasciare al pubblico?

Ti sei mai fermato davvero? Hai mai provato a guardarti dall’alto per capire a che punto sei nel tuo percorso di vita?

Nei tuoi riferimenti c’è anche la letteratura. Quanto ha influito sul progetto?

Moltissimo. Autori come Marcel Proust, Giovanni Pascoli o Donald Winnicott hanno influenzato la mia riflessione sull’infanzia e sulla memoria emotiva. Tornare bambini non è un fatto mentale, ma emotivo: è un viaggio che passa attraverso sensazioni, oggetti, profumi.

Puoi fare un esempio concreto di questa “memoria emotiva”?

Una semplice penna può diventare un oggetto potentissimo se associata a un momento affettivo. Non è più una penna: è un portale temporale. È lì che avviene la vera connessione con il passato.

Anche la musica ha avuto un ruolo nell’evento?

Sì, fondamentale. Ho creato personalmente il sound design utilizzando l’intelligenza artificiale. È stato un esperimento: pur non avendo competenze tecniche, sono riuscito a produrre qualcosa che le persone hanno apprezzato. Questo apre riflessioni importanti sul rapporto tra creatività e tecnologia.

Che rapporto hai con l’intelligenza artificiale?

La amo, ma va usata con attenzione. Può ampliare le possibilità, ma rischia anche di semplificare troppo e rendere l’uomo pigro. Il valore sta sempre nell’intenzione umana, non nello strumento.

Giovanni Motta – Hydron3

In definitiva, qual è il messaggio di Hydron³?

L’eterna giovinezza non è qualcosa che si compra o si possiede. È la capacità di essere presenti. Di vivere davvero il momento. È questo il segreto che cerco di suggerire.
Come nelle grandi opere capaci di parlare direttamente all’emotività — si pensi a Il bacio o a L’urlo — anche Hydron³ tenta di tradurre concetti complessi in un linguaggio immediato. Un’estetica accessibile che, se osservata più a lungo, rivela livelli più profondi.
In un’epoca dominata dalla distrazione e dalla velocità, l’opera di Giovanni Motta invita a fermarsi. Anche solo per qualche secondo in più.

Giovanni Motta – HYDRON³. Time is over. Drink eternity
Bagni Misteriosi, Milano

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