Il Teatro Regio di Torino chiude la stagione con uno “Slancio”
Il Teatro Regio tra poesia e dissonanze dai forti contrasti.
Il Teatro Regio di Torino ha concluso, lo scorso 22 maggio, la propria Stagione dei Concerti con Slancio, programma costruito su linguaggi musicali profondamente differenti.
Sul podio Andrea Battistoni, protagonista di una direzione energica e teatrale, capace di dare continuità narrativa a una serata ricca di contrasti espressivi e stilistici.
L’apertura era affidata alla Suite dal balletto La strada di Nino Rota, eseguita con grande eleganza dall’Orchestra del Regio davanti a una sala attentissima.
La dimensione cinematografica della scrittura di Rota

Fin dalle prime battute emergeva chiaramente la dimensione cinematografica della scrittura di Rota, sospesa continuamente tra malinconia, leggerezza e tensione emotiva trattenuta.
Battistoni ha evitato qualsiasi eccesso nostalgico, scegliendo invece una lettura molto fluida, basata sulla trasparenza orchestrale e sulla precisione dei dettagli timbrici.
Gli archi hanno mantenuto un suono morbido e compatto, mentre i legni hanno scolpito con finezza le linee melodiche più evocative della partitura.
Particolarmente riuscita la gestione delle dinamiche, sempre misurate e mai enfatiche, elemento che ha valorizzato la delicatezza narrativa dell’universo musicale rotiano.
Teatro Regio: tra stile contemporaneo e innovazione

Al termine della suite di Rota, il Regio ha scelto di collocare l’intervallo, spezzando così il programma prima della parte più contemporanea e sperimentale della serata.
Dopo la pausa è stata eseguita in prima assoluta Ballet di Matteo Franceschini, composizione costruita su forti tensioni ritmiche e continui cambi di densità sonora.
La scrittura di Franceschini privilegia un linguaggio frammentato e materico, caratterizzato da sovrapposizioni orchestrali, impulsi percussivi e improvvise fratture dinamiche molto marcate.
In diversi momenti il brano è apparso volutamente spigoloso, più concentrato sulla ricerca timbrica e strutturale che su uno sviluppo melodico immediatamente riconoscibile.
Laa scelta compositiva e la saturazione sonora
Questa scelta compositiva ha prodotto talvolta una sensazione di forte saturazione sonora, rendendo alcuni passaggi più complessi da seguire sul piano espressivo ed emotivo.
Molto più convincente è risultata invece la sezione centrale della composizione, dove la tensione orchestrale si allentava lasciando emergere atmosfere sorprendentemente più liriche.
In quel passaggio affioravano chiaramente reminiscenze melodiche e armoniche vicine al linguaggio verdiano, con richiami che evocavano suggestioni della Traviata.
Proprio questa parte centrale sembrava trovare un equilibrio più naturale tra contemporaneità e memoria musicale, offrendo il momento più comunicativo dell’intera composizione.
La riuscita prova dell’Orchestra del Teatro Regio

Va comunque riconosciuta all’Orchestra del Regio una prova tecnicamente molto solida, soprattutto nella gestione delle continue complessità ritmiche e dinamiche della partitura contemporanea.
Battistoni ha mantenuto sempre controllo e compattezza sonora, cercando di dare coerenza narrativa anche ai segmenti più frammentati e discontinui del brano.
La chiusura della serata era affidata alla Suite n. 2 da L’uccello di fuoco di Igor Stravinskij, accolta con evidente entusiasmo dal pubblico torinese.
Qui orchestra e direttore sono apparsi immediatamente a proprio agio, mostrando precisione ritmica, potenza controllata e notevole chiarezza nella costruzione orchestrale complessiva.
La brillantezza e compattezza degli ottoni
La celebre Danza infernale è stata uno dei momenti più trascinanti del concerto, grazie a un equilibrio efficace tra energia ritmica e trasparenza sonora.
Gli ottoni hanno mantenuto compattezza e brillantezza senza mai risultare invasivi, mentre archi e percussioni sostenevano con precisione le grandi progressioni dinamiche della suite.
Molto riuscita anche la costruzione del finale, sviluppato da Battistoni con crescita graduale fino all’esplosione orchestrale conclusiva, accolta da lunghi applausi della sala.
Nel complesso, Slancio ha rappresentato una chiusura di stagione intensa e ambiziosa, costruita sul dialogo fra repertorio storico e sperimentazione contemporanea.
Una serata non sempre immediata nell’ascolto, ma certamente significativa nel delineare il percorso artistico che il Teatro Regio sembra voler perseguire con decisione.
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