Venezia 83: La Calma Prima Della Tempesta – FOGLIETTI LAGUNARI N.6
Mostra del Cinema di Venezia 2026. 9 settembre, ore 22:55.
Mostra del Cinema di Venezia 2026: La calma
L’8 settembre succede una cosa che, dopo una settimana di Mostra, comincia ad avere quasi del miracoloso: abbiamo un solo film. Uno.
Il resto della giornata è talmente vuoto da sembrare quasi un errore di programmazione. Nessuna corsa tra una sala e l’altra, nessun biglietto da conquistare, nessun calcolo per capire se tra i titoli di coda di un film e l’inizio dell’altro esistano abbastanza minuti per attraversare il Lido. È una giornata tranquilla. Troppo tranquilla. Di quelle che, nei film, precedono inevitabilmente qualcosa di brutto.
Il film è Arrested Memory di Sabu, un neo-noir che prende il poliziesco, l’amnesia e la commedia e li mette dentro lo stesso frullatore.

Al centro c’è un poliziotto alle prese con i propri problemi di memoria, costretto a ricostruire continuamente quello che sta succedendo mentre cerca, contemporaneamente, di capire che cosa gli è successo.
Ha ritmo, scorre, fa ridere e soprattutto riesce a sfruttare l’amnesia del protagonista senza trasformarla in un semplice espediente narrativo. Seguirlo mentre cerca di orientarsi tra indagini, ricordi e vuoti di memoria diventa quasi un gioco.
Per una volta, quindi, non devo correre. La sera, naturalmente, compensiamo.
Spritz. Anzi, spritz al carciofo. Cynar, ghiaccio e laguna. La Mostra, quando vuole, sa essere molto semplice.
Si torna a casa a notte fonda, con quella sensazione stranissima di avere finalmente avuto una giornata normale. Non possiamo sapere che poche ore dopo il cielo deciderà di ricordarci che siamo pur sempre in una tenda.
Alle quattro comincia a tuonare. Alle sette il cielo decide di presentare il conto. La calma, a quanto pare, era solo il primo tempo.
Un acquazzone di quelli che non fanno più pensare alla pioggia, ma direttamente alla volontà divina.
Nota per il futuro: mai lasciare le scarpe bianche fuori dalla tenda. Mai. È una di quelle cose che impari una volta sola.
E così comincia il 9 settembre: Bagnati.
Venezia 83: La tempesta
Il Lido, dopo una notte del genere, sembra completamente diverso. Anche perché ci stiamo avvicinando alla fine della Mostra e le persone sembrano diminuire ogni giorno.
Il Lido, in una giornata uggiosa, ha qualcosa di quasi alienante.
Le stesse strade che qualche giorno prima erano piene di accrediti, biciclette, code, fotografi, attori, giornalisti e persone che correvano senza sapere esattamente verso cosa, adesso sono quasi vuote.
La pioggia fa il resto. Tutto sembra più lontano. Più silenzioso.
Come se la Mostra stesse lentamente smontando se stessa davanti ai nostri occhi. Anche perché, andando avanti, cominciano a sparire le persone che avevano reso il Lido una piccola città temporanea. I volti che avevi iniziato a riconoscere non ci sono più, le code sono più corte, i tavolini più vuoti.
E in mezzo a questo paesaggio da fine dei tempi c’è anche il muro del Codacons dedicato ad Alberto Barbera.

L’idea è semplice: un muro dove appendere gli insulti rivolti al direttore della Mostra.
Una specie di confessionale laico per tutti quelli che, dopo un film, una mancata prenotazione, una coda infinita o una proiezione esaurita, hanno sentito il bisogno di comunicare a Barbera esattamente cosa pensavano della programmazione.
E in effetti è una delle cose più veneziane che si possano immaginare.
Perché alla Mostra puoi amare un film, odiarne un altro, non riuscire a entrare a una proiezione, essere messo in blacklist e, alla fine, avere comunque bisogno di appendere un insulto a un muro.
Con la pioggia, però, persino quello sembra meno una provocazione e più un reperto archeologico. Ma il programma non aspetta che il cielo migliori.
Venezia 83: Company
Il primo film della giornata è Company, di Casey Affleck.

Un esercizio di stile che finisce spesso per risultare un po’ sterile. Una serie di persone entra nelle case di altre persone per raccontare delle storie. Queste storie, lentamente, cominciano a incrociarsi, fino a formare una rete che conduce verso il plot twist finale.
È un meccanismo costruito con attenzione. Forse fin troppa.
Si percepisce il lavoro sulla struttura, il piacere di far combaciare i pezzi, il gioco di incastri tra una storia e l’altra. Ma proprio questa costruzione finisce a tratti per essere più interessante del risultato emotivo.
Come se il film fosse soprattutto impegnato a dimostrare quanto sia bravo a costruirsi.
Usciamo e, ancora una volta, corriamo.

Venezia 83 – Destinazione: Sala Darsena.
Finalmente. La mia preferita.
Forse proprio per questo, appena mi siedo, succede quello che temevo. Le poltrone sono probabilmente le più comode della Mostra. Io mi ci lascio cadere con una rapidità tale che non sono nemmeno sicuro di aver visto davvero tutto il film.

Il titolo è The Color of the Sun, in concorso nella sezione Orizzonti. Del film, quindi, potrei dire molte cose. Ma sarebbe più corretto dire che non sono nella posizione di dirle.
La Sala Darsena ha vinto. Io ho perso.
E dopo questa breve parentesi di incoscienza, bisogna tornare in PalaBiennale.
Mostra del Cinema di Venezia 2026: l’ultimo film di Edoardo De Angelis
Ultimo film della giornata: Il fuoco che ti porti dentro.
Una commedia nera che segue una famiglia sull’orlo del disastro durante la cena della vigilia di Natale.

E qui, almeno, mi risveglio.
Il film funziona soprattutto grazie agli attori, che devono sostenere gran parte del peso della storia e lo fanno molto bene. Tra tutti, Vanessa Scalera e Lino Musella riescono a tenere in piedi una tensione familiare che oscilla continuamente tra il grottesco e il drammatico.
Una famiglia riunita per Natale, quindi. Il che significa, come da tradizione, che il disastro è praticamente garantito.
E forse è proprio questo il terreno migliore per la commedia nera: prendere una situazione che dovrebbe essere rassicurante, familiare, quasi sacra, e lentamente farla marcire davanti agli occhi dello spettatore.
Finito il film, è di nuovo ora di tornare a casa. O meglio: in tenda.
La missione della serata è una sola: asciugare tutto quello che la furia divina ha bagnato durante la mattina.
Vestiti. Asciugamani. Zaini. Scarpe. Ogni centimetro della nostra piccola abitazione provvisoria sembra essere diventato un esperimento di sopravvivenza.
Fuori, intanto, il Lido continua a svuotarsi. La Mostra è quasi finita. Come se Venezia, lentamente, stesse tornando a essere Venezia. La laguna, con quel cielo grigio sopra, sembra quasi un’altra. La guardo e mi viene un po’ di malinconia. Perché fino a qualche giorno fa questo posto sembrava non finire mai.
E noi, invece, siamo ancora qui. Con una tenda umida. Le scarpe da asciugare. E altri film da vedere.
LEGGI ANCHE
Articoli correlati
Venezia 83: tre film, tre durate e una barzelletta macabra — FOGLIETTI LAGUNARI N.5
Venezia 83. Lunedì 7 settembre. Ore 23:55. Ci sono giornate alla Mostra del cinema di Venezia 83 in…
Venezia 83: Nanni Moretti, Wim Wenders, Kore’eda e Lance Oppenheim — FOGLIETTI LAGUNARI N.4
Domenica 6 settembre. Venezia 83. Ore 23:30. La giornata è scandita da tre sorprese: la prima arriva subito…
Venezia 83: La città dei vivi, Paul Schrader e Serpenti – FOGLIETTI LAGUNARI N.3
Mostra Venezia 83. Sabato 5 settembre. Ore 00:47 La mattina, per una volta, ci svegliamo a un orario…
Venezia 83: Wild Horse Nine, Herzog e Tsukamoto — FOGLIETTI LAGUNARI N.2
Venezia 83. Venerdì 4 settembre. Ore 23:30 — È legge non scritta, — mi sussurra il signore sedutomi…
Venezia 83, Ink, Rush line e la PalaBiennale – FOGLIETTI LAGUNARI N.1
Venezia 83 – Giovedì 3 settembre, ore 02:30. Ormai venerdì. Rintanato a tarda notte al campeggio, assisto agli…
Venezia 83, l’arrivo. Cronaca di un cinefilo accampato — FOGLIETTI LAGUNARI N.0
Venezia 83, Mercoledì 2 settembre, ore 22:30. Faccio lo sforzo di trasformare la mia tenda da campeggio —…


















