Venezia 83: La città dei vivi, Paul Schrader e Serpenti – FOGLIETTI LAGUNARI N.3
Mostra Venezia 83. Sabato 5 settembre. Ore 00:47
La mattina, per una volta, ci svegliamo a un orario ragionevole. Non presto, non tardi. Quell’orario perfetto che dovrebbe permettere a una persona normale di prepararsi con calma, fare colazione, magari persino sedersi cinque minuti. Noi, naturalmente, riusciamo comunque a fare le corse.
È ormai una costante della Mostra del Cinema di Venezia 83: possiamo svegliarci alle otto, alle nove o alle dieci, ma in qualche modo arriveremo sempre da qualche parte con la sensazione di essere in ritardo per qualcosa.
L’appuntamento è in PalaBiennale. Ci ritroviamo, ci contiamo, controlliamo i biglietti, ci dividiamo per qualche minuto e poi, come ogni giorno, ci rimettiamo in movimento. Il Lido è diventato una specie di circuito automobilistico senza automobili: PalaBiennale, Sala Grande, Sala Darsena, Giardini, lungomare. Ogni giorno cambiano i film, ma le coordinate restano più o meno quelle.
Mostra Venezia 83: La città dei vivi
Il primo appuntamento è con La città dei vivi, il film di Edoardo Gabbriellini tratto dal romanzo di Nicola Lagioia.

E qui la sensazione più forte, almeno per me, è quella di trovarsi davanti a una storia che è stata riscritta così tante volte da arrivare sullo schermo già consumata in parte dal proprio racconto. Prima la cronaca, poi il libro di Lagioia, poi tutto quello che è venuto dopo. E adesso il film. È inevitabile saperlo mentre lo si guarda, e ancora più inevitabile accorgersene.
La città dei vivi sembra infatti portarsi dietro tutte queste versioni senza riuscire sempre a trovare un vero fulcro. Ci sono la storia, i personaggi, il delitto, la vita di Luca prima che tutto accada, ma il film sembra spostarsi continuamente da una cosa all’altra, come se cercasse il punto da cui raccontare davvero questa vicenda.
Gabbriellini prova a guardare Luca prima del delitto, a restituirgli una vita che la cronaca aveva inevitabilmente ridotto a un nome e a una vittima. Ma anche questo tentativo sembra non bastare del tutto a dare al film un centro preciso.
Finito il film, naturalmente, non abbiamo il tempo di discuterne davvero.
Abbiamo il tempo di correre.
Perché alla Mostra puoi anche uscire da una sala con l’impressione di aver appena visto qualcosa di importantissimo, ma cinque minuti dopo sei già davanti a un altro ingresso a chiederti se riuscirai a entrare nel prossimo film.
The Basics of Philosophy, il nuovo film di Schrader.
Il secondo appuntamento è con il nuovo film di Paul Schrader.

Non è un film che mi conquista. Anzi, è probabilmente quello che mi convince meno dei tre della giornata. Eppure, prima ancora che il film riesca a farsi giudicare, succede qualcosa che vale quasi quanto il film stesso.
Parte. Schermo nero. Prime immagini.
E da qualche fila più indietro, nel silenzio della sala, una voce: VOLUME!!
Una parola secca, disperata, quasi un grido di guerra.
Non so chi l’abbia pronunciata, ma in quel momento mi sembra di riconoscere perfettamente il sentimento. Il volume viene alzato. E il film può finalmente cominciare.
Schrader rimane Schrader: uomini soli, ossessioni, colpa, disciplina, fede, autodistruzione. Tutto il suo immaginario sembra essere ancora lì, ma questa volta faccio più fatica a entrarci. Forse è un problema mio, forse del film, probabilmente un po’ di entrambi. In ogni caso, guardo l’orologio più di quanto vorrei.

Venezia 83: La Sala Giardino e il film Serpenti
La sera ci spostiamo alla Sala Giardino.
E qui arriva Serpenti, ultimo film della giornata. Un buon film, innanzitutto. Roberto De Paolis Maino costruisce una storia che parte da un omicidio e da un uomo deciso a costituirsi, ma che si ritrova dentro un sistema talmente grottesco da non riuscire nemmeno a farsi arrestare. Un paradosso kafkiano fatto di poliziotti distratti, avvocati, cartomanti e burocrazia.

Prima ancora che cominci, però, succede una cosa curiosa: le luci si abbassano, parte la musica e arriva una certa melodia soporifera.
Una melodia che sembra dirti, con estrema educazione: hai corso tutto il giorno, hai visto tre film, hai bevuto, hai camminato per il Lido, adesso sarebbe anche il caso che dormissi.
E infatti per qualche secondo penso seriamente che il film possa iniziare e io possa addormentarmi.
Il miglior film della giornata. E soprattutto, a un certo punto, viene citata Anzio.
Ma quando sei da giorni al Lido, circondato da persone che parlano di film iraniani, coproduzioni francesi, masterclass, agenti, produttori e chissà quale prossimo festival internazionale, sentire nominare Anzio produce un effetto stranissimo.
Per un attimo sembra di essere tornati a casa.

Mostra Venezia 83: l’after party e gli imbucati
Finito il film, la giornata non finisce affatto.
Ci spostiamo verso il mare, dove comincia la parte della Mostra che nessun programma ufficiale potrebbe mai raccontare: l’after party.
Il mare di notte, la musica, i gruppetti sparsi qua e là, i VIP, gli invitati, quelli che sono davvero invitati e quelli che invece lo sono diventati attraverso una catena di conoscenze che probabilmente parte da Venezia e arriva fino a Los Angeles.
Poi ci sono gli imbucati.
Gli imbucati sono una categoria fondamentale della Mostra del Cinema di Venezia 83. Non sai mai esattamente chi siano, da dove arrivino o perché siano lì. Ma sono lì. E spesso sembrano perfettamente integrati con gli invitati veri.

Forse è questa la vera meritocrazia della Mostra: non serve necessariamente avere un accredito. Basta comportarsi come se ce l’avessi.
Restiamo lì, in mezzo a questa specie di universo parallelo fatto di cinema, mare e gente che sembra conoscersi tutta.
A un certo punto, però, arriva la fame.
Dopo una giornata iniziata al PalaBiennale, passata attraverso La città dei vivi, corsa da una sala all’altra e conclusa con Serpenti, un after party sul mare, VIP, invitati e imbucati, il risultato finale della giornata è un toast mangiato a notte fonda.
Perché puoi anche passare dodici ore a inseguire il cinema, ma alla fine, quando è notte fonda e sei stanco morto, quello che vuoi è soltanto qualcosa da mangiare prima di tornare in tenda.
Domani si ricomincia.
E, come ogni sera, non abbiamo ancora capito come facciamo ad arrivare vivi alla fine della giornata.
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