Venezia 83, l’arrivo. Cronaca di un cinefilo accampato — FOGLIETTI LAGUNARI N.0
Venezia 83, Mercoledì 2 settembre, ore 22:30.
Faccio lo sforzo di trasformare la mia tenda da campeggio — Quechua 2 Seconds, e sono davvero due secondi — in una sottospecie di studiolo. Un luogo in cui raccogliere idee, impressioni ed esperienze quotidiane.
Anche se il folle tentativo dovesse riuscire e, per qualche motivo, da questo accrocchio uscisse addirittura qualcosa di leggibile, resta allora da chiedersi per quale valido, o meno valido, motivo io abbia deciso di sottopormi a tutto questo.
La risposta, come spesso accade, risiede nel luogo: Il Lido di Venezia.

A separarci dalla “matrigna” Venezia — quella con San Marco, i Leoni e tutto il resto, per intenderci — c’è “solo” una distesa lagunare. Una distesa che, per una serie di ragioni che al momento non comprendo fino in fondo, ha avuto persino l’onore di diventare il titolo di questa rubrica.
Il Lido ospita dal 1932 la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia e la manifestazione porta con sé tutta una fauna parallela, fatta di attori, registi, produttori, giornalisti, addetti ai lavori, imbucati e, come batteri particolarmente resistenti, il gruppo di cui fieramente — non sempre — faccio parte: il pubblico.
Il pubblico si potrebbe facilmente suddividere in categorie e infinite sottocategorie. La grande separazione resta comunque quella tra pubblico pagante e accreditati — che, tranquilli, sono sempre paganti, solo in forme più creative.
La vera differenza? Il ticket alert.
Quello che aspetti con la stessa devozione con cui altri attendono una chiamata divina, sperando che sul sito Vivaticket della Biennale si liberi proprio quel posto per quella proiezione che avevi già dato per perduta.
Chiunque si trovi al Lido in questi giorni sa perfettamente di cosa parlo: costruzioni kafkiane, percorsi labirintici e procedure che sembrano concepite appositamente per farti dubitare della tua alfabetizzazione digitale. In certi momenti, per sopravvivere alla Mostra del Cinema di Venezia 83, perdersi è necessario.
Venezia 83: La strada per il Lido
Partire dalla capitale per raggiungere questo luogo bislungo è un viaggio che, a seconda della compagnia e della quantità di caffè consumata, può risultare stranamente veloce. Sono quasi 600 chilometri di macchina e un traghetto, che si traducono facilmente in otto ore abbondanti di viaggio, musica, preparativi e, naturalmente, refresh compulsivi del sito nella speranza che il cielo — o più probabilmente un altro spettatore — decida di liberare proprio la proiezione desiderata.
Poi arrivi al Lido. Raggiungi il campeggio. Monti la tenda. Prepari la postazione. Sistemi le cose.
E finalmente vorresti sprofondare nel materassino che non riuscirai mai a gonfiare correttamente.
E invece no.
Si raggiunge il magico luogo nel quale, per i giorni a venire — e per il sottoscritto fino all’11 settembre — si svolgeranno gli eventi principali della Mostra. Sfileranno attori, registi, produttori e una quantità sorprendente di persone che non saprai mai identificare. Alcuni li riconoscerete immediatamente: vi sembreranno bizzarri, troppo alti e insolitamente ben vestiti. Altri, al contrario, avranno qualcosa di stranamente familiare, quasi fossero “di casa”.
Li vedrete camminare in quello che è, per molti di loro, il momento di gloria. Il tratto che va dall’Hotel Excelsior alla Sala Grande misura appena qualche centinaio di metri, ma può assumere la consistenza di una passerella olimpica.
Nel mezzo ci sono Lexus elettriche lucidissime, transenne, fotografi, accreditati, forze dell’ordine che ogni anno sembrano aumentare di numero, pronte a fermare con crescente risolutezza chiunque sia sospetto ai loro occhi. Anche se credo che il vero crimine sia semplicemente non rispettare quell’azzurrino del merchandise ufficiale. E così, tra un controllo e una tote bag, ci si potrebbe perdere e non ritrovare più. Se stessi, s’intende.
Poi si arriva lì: La Sala Grande, l’arena principale della manifestazione.

Il rischio di addormentarsi a pochi metri dagli autori della pellicola — gli stessi che, fino a mezz’ora prima, stavano sfilando davanti ai fotografi — è imbarazzante. Lo è ancora di più nelle proiezioni serali e tardive. Ancora peggio è ricordare tutte le volte in cui, in passato, sono riuscito a farlo per intero. Se mi vergogno di questo o meno è da vedere. Andiamo oltre.
Venezia 83: Dove finiscono i turisti e iniziano i cinefili
Questo è il terzo anno in cui frequento per intero il festival e, a questo punto, posso dichiararmi veterano. Uso il termine con tutta la cautela possibile: diciamo “veteranino”. Una definizione che ben si addice agli esigui anni di esperienza accumulati e alla presunzione con cui ormai affronto alcune delle dinamiche più comuni della Mostra.
Dai vaporetti — che quest’anno il campeggio mi ha fortunatamente evitato — alle strategie su come e quando mettersi in fila per ogni sala. La mia preferita resta la Darsena, anche se chissà perché, alla fine, si finisce sempre in PalaBiennale.
E anche lì esiste una piccola regola non scritta: i posti migliori sono spesso quelli in fondo alle sezioni più alte. Non per la visuale, naturalmente. Per poter stendere le gambe.
Arrivati a questo punto, possiamo parlare dei film.
Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia 2026: I film più attesi.
Il programma di questa Mostra del Cinema di Venezia 83 è, sulla carta, quantomeno interessante. I titoli più attesi sono già stati analizzati, anticipati, vivisezionati e trasformati in potenziali vincitori. Adesso bisogna guardarli.
In Concorso torna Werner Herzog con Bucking Fastard, nuovo film di finzione dopo anni dedicati al documentario: una storia che ruota attorno a due sorelle gemelle interpretate da Kate e Rooney Mara e che rappresenta uno dei ritorni più curiosi dell’edizione. È probabilmente, almeno finora, il film che ho cercato più compulsivamente tra le disponibilità di biglietteria.
Martin McDonagh con Wild Horse Nine mette insieme John Malkovich, Sam Rockwell e Steve Buscemi. C’è Primetime di Lance Oppenheim, con Robert Pattinson, che porta in Concorso una storia ispirata al controverso universo della televisione americana e del programma “To Catch a Predator”.
Torna Hirokazu Kore-eda con Look Back, mentre dalla Corea del Sud arriva Possible Love di Lee Chang-dong, un film di quasi tre ore che promette di essere uno dei titoli più impegnativi — nel senso più letterale del termine — della competizione.
E poi c’è Nanni Moretti, che torna al Lido in Concorso con Succederà Questa Notte, 37 anni dopo l’ultima partecipazione veneziana. Un ritorno che porta con sé anche una piccola storia festivaliera: quella dell’esclusione di Palombella rossa dal Concorso del 1989, decisione che ancora oggi viene ricordata come uno degli errori più discussi della storia recente della Mostra.
Fuori Concorso, invece, tra i vari film, Wim Wenders presenta From Inside Out – The Architecture of Peter Zumthor, documentario dedicato all’architetto svizzero Peter Zumthor, mentre Takashi Miike porta Shumei: The Living Legacy of Kabuki, dedicato alla tradizione del teatro Kabuki.
Insomma, sulla carta ce n’è abbastanza per riempire dieci giorni e sviluppare almeno un paio di insonnie.

Venezia 83: Prima che cali il sipario
Con la speranza che questo diario, suddiviso in piccoli “foglietti” quotidiani, riesca a riportare genuinamente l’esperienza di un cinefilo rancoroso, annoiato ed euforico, il metodo sarà molto semplice: rimettere in ordine le idee la sera, nel mio nuovissimo studiolo, e tentare il goffo volo della scrittura, sperando di non fare la fine del tacchino.
L’obiettivo sarà riportare tutto nel modo più fedele possibile. O almeno provarci. Si inizia domani.
Adesso si va a letto presto, perché il programma che mi aspetta è denso e non tutti arrivano alla fine della Mostra incolumi.
Io, del resto, non ci sono mai arrivato.
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