Intervista a Nathalie Rapti Gomez: <<la mia carriera è una continua evoluzione>>

Dal percorso di studi in farmacia a Londra ai set internazionali, passando per ruoli intensi e carichi di spiritualità: Nathalie Rapti Gomez rappresenta una delle personalità più interessanti del panorama cinematografico contemporaneo. L’attrice si racconta a Backdigit ripercorrendo le tappe del suo percorso artistico, le sfide affrontate sul set e lo sguardo rivolto al futuro.

Nathalie Rapti Gomez
Nathalie Rapti Gomez – Photo by Luca Ragazzi

Volevo partire dal tuo percorso: Dagli studi in farmacia a Londra, fino ad arrivare al cinema e alla televisione. Quali sono le tappe più importanti del tuo sviluppo artistico?

Sono sempre stata una persona molto creativa, con una forte immaginazione e interessi sia artistici che scientifici. Per questo inizialmente ho scelto un percorso più strutturato, pensando ad un futuro più stabile. A Londra studiavo farmacia in un università molto prestigiosa, con borse di studio, quindi avevo preso una direzione ben precisa.

Ad un certo punto però ho sentito il bisogno di esprimermi creativamente. E’ stata mia madre a suggerirmi di provare la recitazione. Ho fatto domanda al Centro Sperimentale senza aspettarmi nulla, e invece sono stata presa. Da lì è iniziato tutto: tre anni di formazione, poi i primi lavori. E’ stato un percorso sorprendente. Consacrato nel 2008 con la vittoria del Globo D’oro, che mi ha aiutato molto ad essere riconosciuta e a dar fiducia al mio lavoro, è stata una bella tappa di riconoscimento sia in Italia che all’estero.

Nathalie Rapti Gomez
Photo by Nathalie Rapti Gomez

Tu sei cresciuta tra culture diverse e parli più lingue, come ti approcci alla recitazione e quanto incide questo?

Incide molto, parlo italiano, inglese, spagnolo e greco. Non mi sento legata a una sola madrelingua, mi sento a casa in più lingue. Quando recito è come se aprissi un archivio di sensazioni, immagini ed esperienze, come dei cassetti. Ogni lingua ha la sua energia, una sua identità, quando mi arriva un provino è come se utilizzassi delle personalità diverse.

Le emozioni sono universali, ma cambia il modo in cui si esprimono. E’ un lavoro molto interiore.

Il tuo ultimo film “Sangue d’oro” è uscito il 23 marzo 2026, ci racconti il progetto?

Si, è un film d’azione, con elementi thriller e di mistero, con un grande impatto emotivo. Diretto da Dario Germani, io interpreto la protagonista, una donna rapita da una setta nelle Filippine, e viene usata come cavia per il suo sangue che per loro ha un valore esoterico, per essere mescolato con un sangue rubato nel Vaticano, considerato il sangue di Cristo. E’ una storia che mescola azione, spiritualità e tensione psicologica.

Nathalie Rapti Gomez
Nathalie Rapti Gomez – Photo by Pascal Le Segretain – Sangue D’oro foto di scena

Cosa ti ha entusiasmato di più di questo progetto?

La componente mistica ed esoterica mi ha incuriosita molto. Mi affascinava il fatto di non sapere esattamente cosa volessero queste persone. Inoltre è stato un ruolo anche fisico, con scene d’azione, sparatorie…quindi mi sono spinta oltre i miei limiti.

Quali sono state le difficoltà sul set?

Essendo un film indipendente , la sfida era gestire gli imprevisti in modo creativo. Spesso abbiamo dovuto improvvisare soluzioni sul momento, e a volte funzionavano persino meglio delle idee iniziali. Poi c’erano le temperature molto alte, orari lunghi e ritmi intensi che però hanno rafforzato il lavoro di squadra. E’ stata un’esperienza bellissima soprattutto, a livello di collaborazione.

Hai già lavorato con Dario Germani, come nasce la vostra collaborazione?

Si, abbiamo già collaborato in passato, i suoi progetti mi piacciono molto perchè sono estremi, profondi, spesso legati a dimensioni non convenzionali. C’è molta libertà creativa, anche con budget ridotti, e questo permette di sviluppare ancora di più l’immaginazione.

Nei ruoli che hai interpretato ritroviamo anche Maria Maddalena, che tipo di studio hai svolto su un personaggio cosi delicato?

E’ stata una grande responsabilità, ho studiato molto, cercando di andare oltre la visione più comune. Volevo restituire una figura più complessa, umana e spirituale. Ci sono tante storie, teorie e racconti meno conosciuti su Maria Maddalena che la rendono molto più profonda rispetto all’immagine tradizionale. Questo mi ha aiutata a costruire un personaggio più ricco. Mi ha intrigato molto.

Nathalie Rapti Gomez
Nathalie Rapti Gomez – Photo by Vittorio Zunino Celotto

Tra tutti i personaggi che hai interpretato quali senti più vicini a te? E quanto tempo dedichi allo studio, equilibrando vita personale e lavoro?

Mi piacciono molto i personaggi femminili in trasformazione, che affrontano difficoltà importanti e che non sono molto clichè. Credo sia importante raccontare di donne forti, in modo autentico, non costruito. La gente è curiosa di sapere come una donna porta avanti la sua vita in situazioni di sfida. Gli ultimi tre film che ho fatto sono tra i miei preferiti, mi interessa portare avanti una figura femminile forte ed autentica.

Lo studio è molto artigianale, non è un processo standardizzato, molto intuitivo, a volte mi bastano poche ore, altre volte giorni, quando arriva un provino mi prendo sempre il tempo necessario per lavorare con cura, poi magari rimango stupita perchè spesso molte cose sono già dentro di me.

Seguo molto quello di cui ho bisogno nel momento. Ci sono periodi in cui sento la necessità di stare da sola e altri in cui ho bisogno della famiglia. Cerco di ascoltarmi e adattarmi.

Nathalie Rapti Gomez – Photo by  Alberto Mantegna

Ci sono prossimi progetti in vista? Cosa bolle in pentola?

Stiamo per concludere un altro film, a maggio gireremo a New York, interpreterò sempre una figura femminile forte e d’impatto, una giornalista americana che indaga su tematiche legate alla guerra in Vietnam e porta alla luce delle verità scomode, è un ruolo molto interessante. Mi piacerebbe poi collaborare con registi italiani e internazionali, e portare alla luce dei miei progetti, cortometraggi e musica. Ho diverse idee, alcune anche molto personali.

Mi affascinano molto i temi come la morte, ma non nel senso figurativo, nelle dimensioni interiori e di consapevolezza, ecco vorrei esprimere la consapevolezza nei miei progetti, un’ po’ come nel film Hamnet. Mi piace esplorare ciò che non è visibile, ciò che va oltre la realtà immediata. Portare avanti la visione femminile ovviamente, queste sono delle cose che mi piacciono e mi intrigano. Ho scritto un corto che parla della mia esperienza d’infanzia e si avvicina molto all’idea delle varie dimensioni interiori, nei miei progetti cinematografici, sempre legati al tema della consapevolezza.

Nathalie Rapti Gomez – Photo by Ernesto S. Ruscio

Siamo verso la fine, mi piacerebbe sapere il messaggio che daresti ai giovani che scelgono una carriera artistica e creativa come te?

Abbiate fiducia nel vostro percorso, è un mestiere che richiede dedizione e autenticità oltre che a tanto studio, siate creativi e immaginate, ma soprattutto rimanete autentici.

Concludo l’intervista chiedendo sempre di descrivere la propria carriera con una parola, la tua?

In costante evoluzione, è un percorso continuo, sempre sorprendete, vedremo come si svilupperà.

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