LA RETE: LE NUOVE DIPENDENZE PATOLOGICHE COSA FARE
Nel mondo della “psicologia” si sente sempre più parlare di nuove dipendenze patologiche e si intende con questa espressione raggruppare comportamenti e atteggiamenti disfunzionali quali dipendenze da Internet, da cellulare, da lavoro, da shopping compulsivo, da sesso, dipendenza affettiva e per finire dal noto gioco d’azzardo patologico, ora anche online.
Tutte queste dipendenze hanno molti aspetti in comune con la tossicodipendenza tra cui la compulsività dell’azione adottata per placare lo stato ansioso derivante proprio dal non poter mettere in pratica il comportamento che è diventato “dipendenza” e che occupa mentalmente molto tempo ed energia, logorando relazioni sociali fino al deterioramento dei legami e all’isolamento.

Nuove dipendenze patologiche: Cosa cerco quando apro il telefono?
Alcune delle nuove dipendenze sono state già inserite nel DSM 5 (Manuale di Salute Mentale Quinta Edizione), come Disturbo del Controllo degli Impulsi/Dipendenza comportamentale. Queste, derivanti dalla Rete e più precisamente chiamate “Dipendenze Tecnologiche” presentano problematiche più complesse in quanto non esistono ancora studi pregressi in grado di fornire agli psicologi, psichiatri, psicoterapeuti approcci ben definiti per un intervento adeguato, considerata anche la scarsissima utilità derogata ai soli psicofarmaci.
La gestione di queste “nuove dipendenze”, non è l’astinenza totale – impossibile nell’eventuale accoglimento suggerito – ma il controllo dell’uso, nonché il recupero del funzionamento. Passare gradualmente da un uso compulsivo ad un uso strumentale e consapevole. È opportuno che il soggetto sia consapevole della gratificazione immediata derivante dal meccanismo dopaminergico mediante una analisi funzionale che risponda a: “Cosa cerco quando apro il telefono? Mi affido a questo strumento per solitudine, ansia, noia? Voglio occupare la mente senza dover pensare?”
Rispondendo a queste domande, bisogna poi imporsi delle regole di “igiene digitale”. Prima di tutto, il Time Management cioè stabilire fasce orarie, un timer di 30/45 minuti, con il divieto assoluto di 30 minuti dal risveglio e 60 minuti prima di dormire. Poi, procedere con lo Space Management, cioè il divieto del telefono a tavola, in camera da letto e in bagno. È importante poi, posizionare le notifiche OFF, tranne chiamate e messaggi essenziali, infine, posizionamento dopo le ore 21/22 (secondo le abitudini individuali) dello schermo in bianco e nero.
Dalla Rete al gioco d’azzardo: Dall’uso compulsivo all’uso consapevole
Sempre per una corretta “igiene digitale” impostare l’App Management, cioè disinstallare trigger, usare app di monitoraggio (Screen Time, Digital Wellbeing), spostare le App Social dalla home. Per interrompere il “loop attentivo” 20-20-20, ogni 20 minuti, guardare a 6 metri di distanza per 20 secondi e ciò serve anche per far riposare gli occhi.
Tuttavia, per procedere con questi comportamenti di separazione, bisogna ricercare altre attività gratificanti: relazioni in presenza non virtuali, sport piacevoli, hobby creativi e manuali.
In realtà, questa modalità comportamentale va intesa come processo verso una nuova ristrutturazione cognitiva in cui non esiste più il pensiero “se non rispondo subito perdo qualche cosa” e con la consapevolezza che “senza Social non esisto” non è più vero.
Per le diverse categorie di professionisti della mente si sono istituiti Corsi di formazione in diverse città del nostro paese, per le singole persone basterebbe seguire le regole prima descritte per depurarsi gradualmente, se poi da soli non si riesce un intervento psicoterapeutico certamente darebbe un supporto notevole per la risoluzione da questo tipo di dipendenze o più propriamente per il superamento di queste, evitando così che diventino “una piaga sociale del Terzo Millennio”.
Maura Livoli Psicologa Psicoterapeuta
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