L’eterna corsa del survival horror: da Villa Spencer al nuovo capitolo di Zach Cregger – Recensione
Quando Resident Evil uscì nel 1998 per PS1, segnò una svolta epocale nel mondo dei videogiochi: il padre di tutti i survival horror, un modello assoluto da copiare per generazioni.
Ancora adesso è un punto di riferimento inarrivabile, capace di raggiungere vette di qualità e vendite incredibili e di essere costantemente imitato. Quando si parlò per la prima volta dell’uscita di un film ispirato alla celebre saga, io e tutti i fan dell’horror e dei videogiochi eravamo in totale subbuglio.
Luci e ombre di un franchise cinematografico

Il film diretto da Paul W. S. Anderson, con Milla Jovovich, fu una magnifica sorpresa: introdurre Alice come personaggio inedito da un lato ha deluso chi pretendeva i volti storici, ma dall’altro ha reso l’opera autonoma e perfettamente funzionante con un film solido ottimamente girato ed esaltante.
Il secondo capitolo ha saputo ampliare l’universo con Raccoon City, una Jill Valentine perfetta e il Nemesis, seppur piegati alle esigenze della protagonista.
Il declino è arrivato con i capitoli successivi, penalizzati da trame senza senso e casting spesso totalmente sbagliati (tranne Barry Burton. Barry Burton è davvero fico!)
I successivi tentativi non hanno fatto che peggiorare le cose: dal reboot cinematografico, che sulla carta prometteva di riportarci in Villa Spencer con Chris, Jill, Wesker e Leon ma si è rivelato una mezza schifezza a causa di attori inadatti e scrittura pessima, fino alla serie TV, sulla quale preferisco stendere un velo pietoso.
Le mie grandi aspettative e la promessa di Zach Cregger
Arrivati a questo punto, l’idea che un regista di grande talento come Zach Cregger (LINK) — autore che ho apprezzato in Barbarian e Weapons — mettesse le mani sul franchise ha reso la cosa decisamente interessante. Le premesse iniziali sembravano ottime: il regista ha chiarito per primo che non avrebbe copiato pedissequamente le trame dei giochi ma vi si sarebbe ispirato, promettendo di non tradire i fan. Un approccio che ho trovato saggio, considerando che snaturare le storie originali con adattamenti pigri non ha senso, pur lasciando intatto nel mio cuore il sogno di poter vedere un giorno un adattamento cinematografico di alto livello che sappia riadattare fedelmente le vicende videoludiche sfruttando le potenzialità di un medium diverso.
Resident Evil: estetica straordinaria, toni sballati
Ma parliamo di questo nuovo capitolo cinematografico.
A livello estetico e di regia, l’opera è una spanna sopra la media e si rivela spettacolare. Cregger dimostra una padronanza incredibile della macchina da presa, tirando fuori dal cilindro trovate visive notevoli e un’atmosfera tesissima, sostenuta da musiche in pieno stile John Carpenter che lavorano magnificamente sui nervi dello spettatore. La pellicola è inoltre un parco giochi per chi ama i dettagli, zeppa di richiami e citazioni godibilissime: dal classico fucile nel salotto all’iconica estetica delle munizioni, passando per le chiavi con i simboli e decine di altri easter egg che mi sono divertito un mondo a scovare.
Il problema vero per me sorge quando dopo un po’ la tensione si spezza in modo inspiegabile. Il film vira nettamente verso la commedia horror, perdendo ogni briciolo di tensione a causa di un umorismo sciocco e spinto ai limiti della parodia. Da un titolo di Resident Evil mi aspetto un horror vero e proprio, non una versione comica o farsesca. Anche sul fronte delle creature le scelte mi hanno spiazzato: niente zombie classici, ma mutazioni che a tratti mi hanno fatto quasi pensare a un sequel comico de La cosa.
Il film finisce così per scorrere tra citazioni eccessive e un tripudio di splatter e umorismo becero che ha azzerato qualsiasi mia emozione o tensione creando un distacco netto in me e in altri spettatori (anche se, riconosco che questo tipo di deriva possa trovare estimatori tra chi apprezza il genere).
Resident Evil di Zach Cregger: Facciamo il punto
Da un autore del calibro di Zach Cregger io mi sarei aspettato molto di più. Avere in mano una tecnica sopraffina e una gestione della cinepresa straordinaria per poi perdersi in una miscela di gore e battute fuori misura mi ha lasciato l’amaro in bocca.
Il mio verdetto è semplice: se cercate una commedia horror sopra le righe, questo Resident Evil può anche fare al caso vostro; se invece, come me, cercate un horror autentico che sappia far paura, resterete a bocca asciutta.
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